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Processo Aste ok, chiesti quasi 200 anni di carcere. Il pm: “È associazione camorristica”

Aste Ok,  oggi nuova e significativa  udienza dinanzi al collegio presieduto dal giudice Roberto Melone, a latere  Gilda Zarrella e  Valeria Cozzino del  processo nato dall’inchiesta condotta dal Nucleo operativo dei carabinieri  di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme gialle  di Napoli sul questo secondo filone di indagine che vede coinvolto il nuovo clan Partenio.

Inchiesta sfociata in 23 misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari, Fabrizio Finamore nel novembre 2019 su  richiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Dopo 75 udienze, il Collegio presieduto dal giudice Roberto Melone ha concluso l’istruttoria dibattimentale .  E oggi presso l’Aula d’Assise del Tribunale di Avellino, si è tenuta la requisitoria del pm antimafia Henry John Woodcock.Quella del magistrato anytimafia è stata una requisitoria lunga e articolata, incentrata soprattutto sulle conversazioni, che hanno dato il via alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino il 19 dicembre 2018.

“Questo lungo cammino processuale si conclude. Ci sono state delle fasi turbolente e tanti accadimenti. Ogni volta è come se si formasse una piccola comunità processuale. Ogni micro-comunità dovrebbe- sottolinea il pm –  essere disciplinata da regole scritte e non scritte e, in questo lungo cammino, il rispetto di queste regole è stato messo un po’ in discussione, ma fa parte del gioco. Abbiamo trascorso molto tempo su molteplici questioni. Sono state dedicate pagine e pagine di verbali d’udienza alla genesi del nome “TreTre”. Mi verrebbe da dire: “Cosa ci importa della genesi di questo nomignolo?” Quello che ci interessa è sapere se, nella comunità irpina, questo nomignolo rappresentasse veramente un gruppo di tre persone che assoggettavano i partecipanti nel settore delle aste immobiliari. A noi interessa comprendere la percezione che la comunità aveva dei TreTre,

E proprio a confermare l’accordo esistente tra il gruppo Forte-Aprile e i Galdieri alcune intercettazioni captate dagli inquirenti e pronunciate dall’imputato Armando Aprile. Quest’ultimo riferisce a Livia Forte “speriamo che viene Nicola Galdieri. Speriamo che manda uno dei suoi ragazzi”. Intercettazioni che – secondo il pm – dimostrano non solo l’esistenza dell’accordo, ma anche che Livia Forte e Armando Aprile avessero bisogno dei Galdieri per limitare Cristina Cerullo, Gianluca Formisano e Antonio Barone che di sovente andavano a visitare gli immobili finiti all’ incanto”. Altro passaggio saliente del ruolo ricoperto da Livia Forte (da ieri sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) lo fornisce sempre un’intercettazione captata ad Armando Aprile

“I Galdieri sti soldi se li sono meritati”. Ed ancora “se ci devono proteggere ci devono proteggere “. Il pm Antimafia ha chiesto anche che a Formisano e a Barone venga contestato la partecipazione all’associazione camorristica.

La requisitoria del PM è poi tornata sulla linea difensiva secondo cui gli esecutati sarebbero stati loro stessi ad aver compiuto illeciti: “Noi abbiamo il dovere di analizzare questi spezzoni di vita, la disperazione degli esecutati, questi “pericolosi” esecutati, come li definiscono gli avvocati. Anzi, secondo i difensori, gli imputati sarebbero stati le vittime degli esecutati”. Woodcock ha citato alcune intercettazioni: “Quello si deve comprare la casa con una fune alla gola”, come avrebbe riferito Armando Aprile. “A mio avviso basterebbero venti minuti di battute per chiarire la questione ma, il ruolo di persona offesa, quella che ha dovuto acquistare la casa “con una fune alla gola”, deve necessariamente prevalere. Le persone offese devono rimanere tali. Il Tribunale ha ritenuto queste persone per quello che sono e, certamente, le loro dichiarazioni devono necessariamente essere ritenute utilizzabili”.

La requisitoria, successivamente, si sofferma sul rapporto di vicinanza tra Livia Forte e i Galdieri: “Ci troviamo davanti a un rapporto di ‘incorporazione’ nato tra il 2018 e il 2019. Qui nasce il ‘patto’, utilizzando proprio il termine usato dagli imputati. Stiamo parlando di soci. Soci a tutti gli effetti. Aprile dice che gli accordi si devono rispettare. Aprile dice ‘se i Galdieri non vengono ad Atripalda, io non gli darò manco una lira’. Questo, secondo voi, è l’approccio di persone terrorizzate o vessate dai Galdieri? Sinceramente, si ha più l’idea che l’attività intimidatoria e camorristica venga dai TreTre. L’attività di Livia Forte avveniva anche prima dei Galdieri. Ma non dimentichiamo che la vendita immobiliare forzata è un reato. La vendita immobiliare deve essere solo dettata dal fato e null’altro. Gli esecutati erano dei disgraziati, dei poveretti. Qualcuno meno degli altri, certamente, ma ciò non toglie che le case se le sono dovute comprare con la fune alla gola. Ma se si fa un accordo e Livia Forte e Armando Aprile sono delegati “dal capo” – utilizzando il termine scelto da Livia Forte – a svolgere queste attività. Vuol dire che loro sono partecipi”.

Ancora, il PM  antimafia si  sofferma sull’ ingresso degli altri soggetti nel mondo delle aste immobiliari: “Quando altre persone cominciano a fare sopralluoghi, ad avvicinarsi al mondo delle aggiudicazioni immobiliari, Livia Forte e Armando Aprile vanno in bestia, cominciano a sentire maggiormente il bisogno di associarsi. La stessa Livia Forte si rende conto di questa presenza e in quel momento ha bisogno ‘degli associati forti”.

Viene convocata una riunione dove Galdieri manda Dello Russo a chiamare fisicamente i nuovi soggetti concorrenti.  Per il pm Woodcock   questa riunione serviva proprio a fare chiarezza sulle aste immobiliari.”Ad Avellino le aste le fa solo la mia sorellina Livia e questo è il motivo per cui la Cerullo, a un certo punto, si è sentita estromessa vessatoriamente, con violenza. Questo sembra essere diventato un processo di ‘estorsioni a catena’. Tutti estorcono a tutti. Ma in realtà sono tutti insieme”, ha dichiarato in aula il PM Woodcock, ribadendo ancora una volta, con forza, che “l’associazione riguardava tutti gli imputati, tutti avevano il loro ruolo e tutti erano soci. “Usavano un potere ricattatorio e anche che avrebbero scongiurato la presenza di altri all’interno delle stesse aste. Era a tutti gli effetti una associazione camorristica”.

La prossima udienza è fissata  per il 5 aprile 2024.

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