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Un orizzonte da conquistare, il cinema secondo Sandro Dionisio

di Paolo Speranza

Non solo un manuale di cinema, ma anche e soprattutto, sottolinea l’editore, “il diario intimo di un cineasta orgogliosamente fuori dal coro”: il napoletano Sandro Dionisio, regista indipendente di cinema e teatro (La volpe a tre zampe e Consiglio a Dio i suoi film più acclamati), musicista e docente all’Accademia di Belle Arti, che ripropone per Artdigiland, in un’aggiornata confezione fresca di stampa, testi e riflessioni pubblicati nel 2020 nella collana “Quaderni di Cinemasud” (per la quale Dionisio ha collaborato anche al libro collettivo Anna Maria Ortese. Cinema, curato nel 2010 da Matilde Tortora), in entrambe le edizioni a cura di Salvatore Iorio e con postfazione di Titta Fiore, a cui si è aggiunta nel nuovo volume una densa prefazione di Alberto Castellano.

Il senso del titolo è nell’esergo di Cristina Campo, riferimento etico oltre che intellettuale dell’autore: il cinema, al pari della scrittura e di ogni atto creativo, è un enigma in costante divenire, proteso verso un orizzonte sempre mobile, mai concluso, aperto a nuove possibilità di dare forma visiva ai sogni e alle idee. Ai suoi studenti e ai lettori Dionisio mira a trasmettere “la passione per il cinema, la consapevolezza che si può “scrivere e vivere per immagini” (come recita il sottotitolo del testo), senza lasciarsi condizionare e fuorviare dalla pedanteria accademica”, osserva Castellano.

Sta qui la coerenza del libro, strutturato in due parti in apparenza autonome: la prima di impronta tecnica sulla storia e il linguaggio dell’arte cinematografica, la seconda riservata agli scritti accademici, con preziosi interventi, fra gli altri, su Maestri come Francesco Rosi, Fellini, Kiarostami e, per il teatro, Annibale Ruccello, a testimonianza – sottolinea Iorio, che a queste vibranti suggestioni ha dato sistemazione editoriale – “della versatilità degli stimoli proposti e discussi da Dionisio con la sua comunità studentesca, da lui coordinata alla stregua di un vero cenacolo culturale, centro di una concezione dell’insegnamento aperta e “rizomatica” (per dirla con Deleuze)”.

Sperimentatore coraggioso, mai ripetitivo e prevedibile, Dionisio confida nelle riflessioni introduttive di essere debitore per questa rara versatilità ad una formazione cinematografica precoce e vastissima, che sa rievocare in pagine di sincero lirismo autobiografico: appassionate e coinvolgenti come la passione per la magia del cinema che ha scandito la sua esistenza e oggi consegna alle nuove generazioni di spettatori.

 

 

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