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Il debutto del campo largo, le anomalie nel centrodestra, l’assenza di Festa: cos’è cambiato dal 2019

Il voto dell’8 e 9 giugno si avvicina a grandi falcate e finalmente si conosceranno i risultati delle amministrative che rinnoveranno in consiglio comunale di Avellino. Per comprendere al meglio le prossime elezioni, torniamo a cinque anni fa per capire, tra conferme e sorprese, com’è cambiato lo scenario politico cittadino.

In premessa bisogna sottolineare che il voto del 2019 è stato celebrato dopo un solo anno dalla nomina della giunta guidata da Vincenzo Ciampi del Movimento Cinque Stelle nel 2018. Come dicevamo, nelle scorse elezioni i candidati a sindaco erano 7: Luca Cipriano, Gianluca Festa, Massimo Passaro, Amalio Santoro, Ferdinando Picariello, Costantino Preziosi e, l’unica candidata donna Biancamaria D’Agostino. Quadro analogo a quello di quest’anno, dove, al di là dello stesso numero dei candidati – con una sola donna anche questa volta -, si può notare che non c’è stato nessun tentativo bissare l’esperienza di cinque anni fa. Quindi, troviamo: Rino Genovese, Antonio Gengaro, Laura Nargi, Gennaro Romei, Vittorio Bocciero, Modestino Iandoli e Aldo D’Andrea.

A supporto degli aspiranti primi cittadini del 2019 si erano iscritte alla partita 14 liste, per un totale di 448 candidati a consigliere. Trend in aumento nel 2024, dove troviamo 17 liste – sarebbero state 18, ma una compagine a sostegno della Nargi è stata ricusata, ndr – per 491 candidati.

Passando al lato strettamente politico, le differenze sono molteplici. Le componenti civiche sono quasi invariate, con 9 liste nel 2019 e 8 quest’anno. Intanto lo scenario è cambiato radicalmente. Nel 2019 il centrodestra era diviso in due, tra Lega e Forza Italia, presenti entrambi con un candidato sindaco e il simbolo di partito. Nel 2024 troviamo un’ulteriore divisione, con i soli Fratelli d’Italia – assente cinque anni fa – e Unione di Centro a presentarsi con un candidato e il simbolo. La Lega si è sparpagliata nelle liste civiche a sostegno di Rino Genovese e Forza Italia ha cambiato il suo volto nella civica Forza Avellino. Una scissione che ha dell’incredibile se si tiene conto che, a metà tra le due tornate elettorali, alle politiche del 2022 il centrodestra è riuscito nell’impresa di vincere nel collegio di riferimento eleggendo in Parlamento Gianfranco Rotondi.

Saltando lo steccato, oggi troviamo una coalizione inedita a fronteggiare il gruppo di centrodestra-civico: il campo largo, che vede insieme Partito Democratico, Alleanza Verde Europa-Verdi-Sinistra Italiana, Si Può, App, Controvento, +Europa, Insieme per Avellino e l’Irpinia, Per e Azione. Nel 2019 invece, i componenti principali di questo gruppo si sono sfidati nella corsa al Municipio di Piazza del Popolo. Troviamo il PD a sostegno del candidato Luca Cipriano – oggi nella lista per un posto da consigliere -, il Movimento Cinque Stelle per Ferdinando Picariello e Si Può per Amalio Santoro. Questi ultimi, eletti tra le fila della minoranza consiliare, hanno gettato le fondamenta di quello che cinque anni dopo sarebbe diventato il campo largo sulla scia nazionale.

Questo lo scacchiere di partenza del 2019 confrontato con oggi. Ma come si sviluppò il voto fino alla vittoria di Festa?

Al primo turno si impose Luca Cipriano, appoggiato da Partito Democratico, Laboratorio Avellino, Mai Più, Avellino Più con 10.483 preferenze pari al 32,4%. Seguirono Gianluca Festa, sostenuto da Davvero Avellino, Ora Avellino, Avellino Vera e Viva La Libertà, con 9.266 voti pari al 28,7%; Ferdinando Picariello sostenuto dal Movimento Cinque Stelle con 3.881 voti pari al 12%; Costantino Preziosi, appoggiato da La Svolta e Forza Italia con 3.394 voti pari al 10,5%; Amalio Santoro appoggiato da Si Può Avellino Centrosinistra con 2.337 voti pari al 7,2%; Biancamaria D’Agostino sostenuta da Lega Salvini con 2.300 voti pari al 7,1%; Massimo Passaro sostenuto da I Cittadini in Movimento con 664 voti pari al 2%. Al ballottaggio ebbero accesso Cipriano e Festa, con il secondo che vinse con 11.707 preferenze contro le 11.015 del primo, ribaltando lo scenario iniziale.

Alle urne ci fu una buona risposta da parte dei cittadini, con il primo turno che vide un’affluenza del 71,7%, con un calo al 50,47% nel ballottaggio.

Come andrà a finire questa tornata elettorale? I colpi di scena sono dietro l’angolo, come abbiamo appena visto.

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