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Province, Piantedosi: riforma necessaria, potrebbe farsi nel 2025

Il capo del Viminale: oggi “L’incompiuto percorso di revisione legislativa avvenuto con la cosiddetta legge Delrio ne ha indebolito il ruolo, avendo sottratto alle stesse funzioni e ridotto risorse, in previsione di un riassetto costituzionale degli Enti locali, che poi non si e’ realizzato”

Le Province sono uno “snodo” fondamentale per assicurare “coesione sociale e territoriale” nel Paese. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo ieri nella Sala della Protomoteca in Campidoglio i lavori della 35^ assemblea congressuale dell’Unione Provonce d’Italia (UPI).

La cosiddetta e ‘Italia delle Province’ – ha detto il capo del Viminale – è fatta “di citta’ e di tante ‘aree interne’, di piccoli Comuni, di milioni di cittadini che vivono il disagio di una stagione difficile in cui il ruolo delle autonomie, la loro funzionalita’ operativa e l’efficacia della loro azione costituiscono un fattore essenziale per lo sviluppo socio-economico del Paese”. Di qui la convinzione del titolare del Viminale della “necessita’ di rafforzare la loro capacita’ di risposta politica e amministrativa valorizzandone l’azione di governo, variabile fondamentale per la qualita’ della vita delle nostre comunita’” e per questa ragione “sin dal mio insediamento ho voluto fortemente riavviare e concretizzare il progetto di riforma del Testo Unico degli Enti Locali che, dopo oltre venti anni di prassi applicativa, considero una priorita’ d’intervento ineludibile”.

Il disegno di legge delega di revisione del TUOEL – di cui il Ministero dell’interno si e’ fatto carico e per il quale l’8 agosto dello scorso anno e’ stato avviato l’esame in Consiglio dei Ministri – punta proprio “ad attualizzare, mediante una revisione organica, il complessivo assetto delle autonomie locali, al fine di adeguarne la disciplina alle significative innovazioni medio tempore intervenute” e dopo 35 anni dalla riforma delle autonomie locali e a 25 anni dalla codificazione attuata con il testo unico enti locali, “e’ diventato indispensabile procedere alla revisione” del Testo Unico attraverso una legge “complessiva e sistematica, dedicata a tutte le categorie di enti locali (Comuni, Province e Citta’ Metropolitane, Roma Capitale) e non solo ad un tipo tra essi ovvero unicamente ad alcuni principi o regole e non gia’ alla complessiva disciplina ordinamentale”.

Piantedosi sottolinea la “necessita’ di una riforma organica che il Testo unico enti locali e’ stato interessato oltre 1.000 volte da modifiche normative anche reiterate. Le Province, con la loro lunga storia che addirittura precede l’unificazione del Paese “hanno rappresentato per decenni l’indispensabile punto di raccordo fra il Comune e la regione, oltre che ‘luogo d’elezione per la promozione della coesione territoriale”.

Ma oggi “l’incompiuto percorso di revisione legislativa avvenuto con la cosiddetta legge Delrio ne ha, invece, indebolito il ruolo, avendo sottratto alle stesse funzioni e ridotto risorse, in previsione di un riassetto costituzionale degli Enti locali, che poi non si e’ realizzato”.

Aggiunge: “Le Province, insieme ai Comuni e alle Citta’ metropolitane, hanno dignità costituzionale come parte di un sistema unitario che va tutelati” e in questa direzione “l’impegno del governo e del Parlamento non e’ mai venuto meno”.

E infatti sono all’esame parlamentare diversi disegni di legge volti a “riconfigurare le Province come enti autonomi direttamente rappresentativi delle collettivita’ locali, ripristino dell’elezione mediante il suffragio a universale e diretto del Presidente e del Consiglio provinciale. Cio’ anche al fine di riattribuire alle Province la capacita’ di sostenere e rendere piu’ incisiva l’attivita’ dei Comuni, riconducendone a sintesi le istanze ed esercitando il loro storico ruolo di cerniera tra ordinamento regionale e locale”.

Piantedosi ha aggiunto che spesso ci si dimentica che l’articolazione provinciale rappresenta anche la dimensione territoriale con maggiore capacita’ identitaria, sia per omogeneita’ di linguaggio che per tradizioni culturali, “un baluardo contro le spinte di disgregazione a livello locale e gli eccessivi localismi.

Le attuali prospettive di riforma vanno, quindi, tutte nella auspicabile direzione di un riordino efficiente” della definizione e assegnazione delle funzioni tra i diversi enti locali, “che attribuisca competenze chiare e adeguate dotazioni finanziarie e strumentali, in modo da assicurare ai cittadini le migliori condizioni di benessere”. E’ questa una sfida ambiziosa, che potrebbe fornire l’occasione per delineare una ‘nuova Provincia’ con prerogative e attribuzioni sempre piu’ mirate alla crescita economica, culturale e sociale dei territori di riferimento”.

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