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Elezioni regionali, l’ex ministro Speranza: sì ad una coalizione larga e unita per vincere questa prossima sfida

Frigento – «Come coalizione larga abbiamo combattuto contro la pandemia, non ci ha sconfitto e la stessa coalizione larga deve affrontare la prossima sfida, il voto regionale, e deve farlo unita». E’ questo il messaggio finale che l’ex ministro della sanità Roberto Speranza lancia da Frigento, sotto l’aspetto elettorale e politico ma anche per quanto riguarda il futuro della salute in Italia. Insomma c’è speranza, per dare diritto di cura a tutti e Speranza c’è per costruire un campo largo in vista dell’appuntamento elettorale. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del libro dell’onorevole Speranza “Perché guariremo, dai giorni più duri ad una nuova idea di salute”.

Il parlamentare lucano nel suo libro parla del proprio impegno in due governi, Conte II e Draghi. Tre anni e mezzo in cui ha dovuto affrontare la terribile emergenza Covid, e spiega che ritiene di aver lavorato correttamente e che rivendica le decisioni assunte. «Io ho avuto due punti fermi nella battaglia contro la pandemia. Uno riguarda la Carta Costituzionale che all’articolo 32 dice che lo Stato garantisce all’individuo di curarsi e a chi non ha i mezzi di farlo gratuitamente. L’altro tassello su cui ho poggiato la mia azione riguarda la scienza. Io ho sempre chiesto aiuto alla comunità scientifica. Perché per me interesse primario è la salvaguardia della vita di tutti. Non si devono curare solo coloro i quali hanno i soldi».

Per dare maggiore forza al suo ragionamento, ma soprattutto al suo impegno Speranza lancia un allarme. «In Italia siamo ad un millimetro dal cambio di modello e ne esistono due. Il primo, quello nostro è sancito dalla Costituzione che parla di garantire le cure a tutti, l’altro è quello che esiste in tanti Paesi, a cominciare dalla nazione più grande del mondo occidentale, gli Usa, dove se non hai l’assicurazione, o i soldi per curarti, in ospedale nemmeno ci entri. In Italia nei Pronto soccorso ti curano se hai o non hai i soldi». E aggiunge che da ministro ha messo tanti soldi per la sanità, quanti mai il settore ne ha visti. Ma ora i fondi stanno diventando sempre minori. «Oggi si torna indietro, stiamo andando verso il collasso. La spesa sanitaria dal 2022 ad oggi scende in maniera vertiginosa. E invece bisogna rimontare. La cura per tutti gli individui, è una grande battaglia, non solo sanitaria ma anche politica. E bisogna combattere questa battaglia per difendere il sistema sanitario che in Italia è sancito dalla Costituzione. Dobbiamo lottare per il primato della vita».

Di questo hanno parlato anche gli intervenuti al dibattito, a cominciare dal sindaco di Frigento Carmine Ciullo il quale ricorda le difficoltà che incontravano gli amministratori locali nella fase in cui affrontavano l’emergenza Covid. E di questo ha parlato il dottore Saverio Genua, ricordando il senso di responsabilità posto in campo dal personale sanitario e dai cittadini. Ma ha ampliato il discorso alle difficoltà che i medici oggi incontrano nella loro professione. Nella fase peggiore dell’emergenza Covid per la Campania in questa regione c’è stata una risposta importante, riuscendo a contenere la pandemia. Tuttavia, già da anni, la professione medica ha subito una sorta di marginalizzazione, «Siamo oggi solo controllori di spesa». E questo frena gli ardori dei giovani che non vengono più attratti dalla professione medica. Serve, quindi, una formazione vera per assicurare un servizio sanitario adeguato. A maggior ragione oggi che aumenta l’assistenza a domicilio, ma aumentano anche gli ammalati anziani ai quali bisogna assicurare cure.

Di formazione parla anche la dottoressa Stefania Di Cicilia, medico, ma anche sindaco di Villamaina all’epoca della pandemia. Lungo questo percorso si è mantenuto il docente universitario ed ex parlamentare, Luigi Famiglietti, sollecitato dal coordinatore del dibattito, Riccardo Di Blasi, sulle “Case della comunità”. Ma ha anche fatto un riferimento alle decisioni degli enti locali che si uniscono per far fronte alle difficoltà e ricorda pure le grandi opere che sono in attuazione ora, profittando della presenza di vari sindaci dell’area ufitana e altirpina. In platea infatti erano presenti il sindaco di Grottaminarda, Marcantonio Spera, di Bonito, che è anche presidente dell’Unione dei Comuni, Giuseppe De Pasquale, di Sturno, Vito Di Leo, di Apice, in provincia di Benevento, Angelo Pepe. Oltre a tanti amministratori.

Subito dopo Famiglietti è intervenuto il deputato Toni Ricciardi che ha toccato vari argomenti, ma soprattutto ha voluto ricordare l’impegno dell’onorevole Speranza sulla lotta al Covid e il suo personale, in qualche circostanza anche in assoluta minoranza all’interno del gruppo parlamentare di appartenenza, il Pd. Ed ha inserito altri spunti su cui Speranza si è intrattenuto. Una parte importante nel dibattito è stata dedicata alle prossime elezioni regionali. E in questo discorso “Speranza c’è”. «Io sono impegnato nel costruire il centro sinistra largo. Per fare questo c’è bisogno di confronti, di discussione. Nei giorni scorsi a Napoli abbiamo avuto un confronto con esponenti regionali e provinciali dei partiti della coalizione e siamo riusciti a trovare una intesa sui contenuti. Ci sono le condizioni per costruire una coalizione larga e che possa vincere. La Campania ha sempre dato risposte positive in questo senso. E basti pensare che a Napoli il sindaco Manfredi guida una coalizione di questo tipo, il campo largo appunto. Io farò tutto il possibile affinché non si ripeta mai più l’errore commesso alle elezioni politiche generali. Il centro destra era unito e noi divisi in tre tronconi. Ma voglio anche ricordare che sono vicine anche le elezioni politiche generali. Diamo il segnale di una coalizione che si unisce. E facciamolo non inseguendo il centro destra su discorsi vuoti e vacui, come la guerra ai Rave. Le persone non sanno nemmeno di cosa si tratti, noi dobbiamo rispondere tornando a parlare delle questioni sociali. E io vedo, ora che siamo nel buio totale, che c’è una via d’uscita. Ma dobbiamo essere uniti, nella coalizione più larga possibile, come abbiamo combatto contro la pandemia».

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