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E’ possibile un nuovo partito a sinistra del PD che possa aspirare a posizioni non marginali? Sì, se continua la deriva di Renzi ad occupare posizioni di centro destra e a fare politica ultraliberista con la progressiva marginalizzazione del lavoro e la demolizione dello stato sociale. E’ di questi ultimi giorni l’ultima esternazione del ministro Poletti che dice che l’orario di lavoro “non permette l’innovazione”, la retribuzione non può basarsi sulla paga oraria. Una nuova forza politica potrà nascere a condizione che si muova nell’ottica dei valori propri della sinistra sociale, proponendosi di superare o almeno condizionare l’attuale capitalismo globalizzato che, come dice Bauman, tende più ad escludere che non a sfruttare i lavoratori, come faceva prima della globalizzazione. I valori sono quelli della socialdemocrazia liberale e della dottrina sociale della Chiesa, che sono, poi, a fondamento della nostra Costituzione che, di fatto, senza neanche il perfezionamento delle riforme, si sta esautorando. L’Italia è ancora una repubblica democratica fondata sul lavoro e il Parlamento è ancora la sede dove le istanze del pluralismo socio-politico e culturale del Paese dovrebbero trovare la sintesi, nell’interesse generale? Fino agli anni novanta il compito è stato lodevolmente assolto ed in quarant’anni l’Italia, che usciva da una guerra disastrosa, è stata ricostruita materialmente e politicamente fino a diventare la settima potenza economica mondiale. La DC, partito interclassista di estrazione cattolica, ha governato con un sistema di alleanze che mirava all’inclusione delle fasce più popolari nella gestione della cosa pubblica, realizzando uno stato sociale che, a cominciare dagli Stati Uniti, ci invidiava mezzo mondo. La crisi, dovuta alla corruzione dilagante, trova la causa prima nella mancata alternanza dei partiti al governo del Paese; problema del quale la stessa DC si stava facendo carico non solo con Moro, che a quel progetto sacrificò la vita. Tangentopoli spazzò via i partiti tradizionali ed il piano si arenò. Comparvero sulla scena i demagoghi ed i populisti e Berlusconi, che aveva soldi, televisioni e giornali, arrivò, con le televisioni e senza colpo ferire, alla Presidenza del Consiglio, iniziando un ciclo nel quale la politica si è trasformata in prodotto commerciale messa sul mercato, a prezzo del consenso elettorale, nel rispetto delle regole del mercating. I partiti e la politica sono diventati offerta commerciale e sono finiti per prevalere gli interessi di chi ha più forza e denari e sa meglio usare la comunicazione di massa. La globalizzazione ha fatto il resto e la politica ne è rimasta sconvolta. La comunicazione politica, cioè la propaganda, falsa e ipocrita, ha sostituito gli obbiettivi di un progetto politico: parla alla pancia dei cittadini e ne sollecita gli stinti elementari. Si assiste, in maniera palese, ad una progressiva aziendalizzazione dello Stato sotto le direttive delle multinazionali finanziarie che, di fatto, controllano l’economia e la vita degli Stati. La maggior parte si sono adeguati, anche quelli ex comunisti e l’Europa, con il risultato di una progressiva emarginazione sociale, una crescente esclusione, una vera e propria macelleria sociale.Se l’economia globalizzata ha di mira esclusivamente la massificazione del profitto, gli stati dovrebbero tendere ad una maggiore protezione sociale, ad un rafforzamento dello stato sociale e non al suo smantellamento, come sta avvenendo dalla fine della così detta prima Repubblica con i partiti di destra prima ed anche con quelli di sinistra, ed oggi alla grande con Renzi. A cosa dovrebbe, invece, ispirarsi un nuovo partito di sinistra? Ad una più equa distribuzione della ricchezza; a far pagare le tasse in proporzione ai redditi ed alle ricchezze possedute; a difendere il lavoro e lo stato sociale e a condizionare e non farsi condizionare dai poteri forti, con una sorta di compensazione all’economia globalizzata, come sostengono sociologi, filosofi ed economisti del calibro di Rifkin, Naomi Klein, Latouche, Stiglitz, Gallino per tacere di tanti altri. I valori da riscoprire sono nella Costituzione e nel Vangelo, come predica Papa Francesco, riprendendo i temi (politici!) richiamati nell’enciclica “Laudato si”, di altri suoi scritti e nella dottrina sociale della Chiesa e nelle politiche sociali dei paesi nord europei e perfino della vicina Germania, senza scimmiottature e ingannevoli assicurazioni. C’è tanta materia per un nuovo partito che sappia far propri questi valori che non trovano più posto del PD di Renzi. Un partito che unisca le varie anime, superando il tradizionale individualismo tipico delle sinistre italiane; che trovi una leadership condivisa, la finisca con le mini scissioni ed i percorsi individuali; che indichi obbiettivi chiari e raggiungibili e programmi di medio lungo termine, a cominciare dalla posizione da assumere nel referendum sulla riforma costituzionale, alla modifica della vigente sciagurata legge elettorale, ad una maggiore protezione, sociale, inclusione, pari dignità ed opportunità, una scuola ed una assistenza pubblica che ponga fine alla deriva privatistica. Il popolo tradizionale del Pds, pd, soprattutto delle zone rosse, si sta sfaldando: calano gli iscritti, si chiudono molti circoli. Cofferati, Civati, Fassina, D’Attorre, Mineo, persino Letta, lo hanno capito, Bersani non ancora per attaccamento ad una ditta che non c’è più. Speriamo che non sia già troppo tardi!

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