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Il dramma sacro di Tufo “La cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso” nell’Inventario Culturale del Patrimonio Immateriale della Regione Campania, con l’Unesco

  di Ranieri  Popoli  

 Il Mezzogiorno, quindi la Campania e la nostra stessa Irpinia, sono uno scrigno di inestimabile valore dove si conservano e vivono tradizioni, usi, costumi che costituiscono di per sé un grande patrimonio dell’Umanità. Sono la storia e l’identità di realtà, spesso “minori” , che con la loro diffusa poliedricità hanno costruito un tessuto civile originale e unico nella singola fattispecie, al riparo da uniformità e similitudini tipiche dei processi di omologazione di dominio politico ed economico della storia umana.

La preservazione e valorizzazione di questo straordinario bene immateriale per fortuna ha trovato diverse modalità di realizzazione: eventi, pubblicazioni, centri di documentazione, produzione multimediali anche se una buona parte di esso, per svariate ragioni, purtroppo, rischia di essere perduto o non intercettato per una meritoria promozione. Uno degli strumenti che maggiormente può concorrere a tale finalità è certamente quello degli inventari, quelli ufficiali, strutturati e pubblicamente riconosciuti, ovviamente, i quali non costituiscono solo un metodo di catalogazione ma anche di forte sollecitazione perché le comunità si motivino per realizzare iniziative di conservazione e tutela del loro patrimonio immateriale.

L’Inventario Culturale Patrimonio Immateriale Campano è un importante istituto che  cataloga questo capitale culturale caratterizzato da pratiche connesse alle tradizioni, alle conoscenze, ai saper fare della comunità regionale, così come definite dall’apposita  Convenzione UNESCO  del 17 ottobre 2003, ratificata dall’Italia con legge n°167/2007. E’ utile ricordare che i beni materiali sono risorse prive di una consistenza fisica tangibile ma che possono possedere un valore  sia economico, come i marchi, i brevetti, oppure culturale, come lingue, tradizioni, usi, pratiche, che si tramandano di generazione in generazione.

La Regione  Campania con Delibera di Giunta  n. 265 del 08/05/2018 ha  approvato il Disciplinare dell’IPIC  il quale con la successiva  n. 626 del 10/12/2019 è stato modificato e integrato e consente che ogni comunità possa presentare un massimo di tre candidature, ognuna per un bene immateriale distinto.

I soggetti che richiedono l’iscrizione di un elemento culturale nell’IPIC devono dimostrare, tra l’altro, di possedere  importanti caratteristiche quali la storicità, la cui pratica deve essere attestata almeno nei cinquant’anni  precedenti l’istanza, la persistenza di valori sociali e significativamente correlati ad aspetti  identitario dell’elemento culturale, la continuazione di momenti di trasmissione formale e informale, il coinvolgimento dei giovani,  il rispetto della parità di genere e la partecipazione attiva della comunità di riferimento nella messa in atto di azioni di salvaguardia e valorizzazione.

Questa Istituzione è una meritoria  azione di salvaguardia e valorizzazione dei fondamenti culturali dei territori  i quali,  altrimenti,  rischierebbero  di essere portati per sempre nell’oblio. Inoltre è un prezioso strumento per preservare la vitalità del patrimonio culturale immateriale e sostenere quei soggetti, pubblici, ma anche privati,  che partecipano attivamente alla sua valorizzazione e gestione, purché, ovviamente ( si spera)  senza scopo di lucro. L’Irpinia è ben rappresentata con la presenza di trentuno storiche e prestigiose testimonianze, tra le quali  si ricordano  “I battenti di San Pellegrino Martire di Altavilla Irpina”,  “I riti carnevaleschi di Avella, Castelvetere, Montemarano, Montoro, Pago Vallo di lauro ”, “Il volo dell’Angelo di Gesualdo”, “I Misteri del Venerdì di Lapio”, “I rituali del carro di Mirabella Eclano e di Fontanarosa.  Un elenco che può tranquillamente arricchirsi considerata la presenza di altre numerose esperienze meritevoli di inserimento, azione questa che deve avere la giusta spinta ad opera di istituzioni locali e provinciali, come meritevolmente è stato fatto, ad esempio, da Comuni, Pro Loco,  Comitati e Associazioni.

Il Comune di Tufo avendo nel suo storico patrimonio culturale immateriale   il dramma sacro “La cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso” , ha ritenuto opportuno presentare, attraverso un’ istruttoria realizzata dall’Amministrazione comunale e coordinata dal Consigliere delegato alla cultura Cesare Carpenito,  la relativa richiesta di inserimento, la quale è stata approvata dall’Organismo preposto il  4 settembre scorso.

Il dramma micaelico tufese ha radici bicentenarie. Purtroppo non si hanno notizie documentate circa le sue origini. Per quello che sono i ricordi popolari sembra che agli inizi del Novecento un certo Francesco Carpenito, un autodidatta del luogo, fosse tra i primi ad aver messo su carta quella che fino ad allora era stata solo memoria orale. Sta di fatto che il componimento e la sua messa in scena hanno  accompagnato nel tempo lo scorrere della vita civile della comunità tanto da diventare un tangibile elemento identitario e  coniare detti e modi espressivi che sono entrati nel lessico famigliare locale. L’espressione “Ora ti trionfiamo” a Tufo non ha il significato letterale bensì quello di apoteosi beffarda proprio perché riprende la scena conclusiva del dramma dove il velleitario trionfo annunciato dal Capo dei demoni termina in una rovinosa sconfitta.

Quest’opera di letteratura popolare, che si è tramandata soprattutto per tradizione orale,  è stata composta realizzando un originale intreccio di poemi epici e religiosi – si pensi alla Divina Commedia o al Paradiso Perduto di Milton – per rappresentare il drammatico evento biblico della cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso e la loro  contestuale trasformazione in entità demoniache. L’originalità, o se si vuole la componente innovativa in chiave locale, è stata quella di inserire, di fantasia un tentativo di rivincita da parte degli angeli espulsi, poi diventati demoni, che, naturalmente finirà in una nuova sconfitta ad opera dell’Arcangelo Michele e delle sue schiere angeliche.

La rappresentazione  si svolge su di un palco teatrale a due piani in verticale per raffigurare il mondo celeste e quello infernale dove interagiscono in costume angeli e demoni attraverso monologhi, duetti, canti e performance, interpretati da adulti e bambini del luogo. L’esibizione non manca di trovate sceniche alquanto suggestive come quella del tentativo fallito di Pluto di raggiungere il Paradiso arrampicandosi rovinosamente su di una scala realizzata per infrangersi dopo i primi passi, la quale si presenta molto simile a quella inserita anni dopo dal grande  Eduardo  nella commedia “Vincenzo De Pretore”. Nel 1981 la Pro Loco Tufo sperimentò un’apprezzata riproposizione in chiave puramente teatrale con la rimodulazione del palco, dei costumi, delle luci, delle scenografie e l’introduzione di una colonna sonora composta da pezzi di fama della musica classica internazionale. Verso gli inizi degli anni Novanta il Comitato Festa si adoperò per una necessaria risistemazione lessicale del testo il quale nel tempo aveva registrato diverse mutazioni traspositive che iniziavano a cozzare con la tenuta stilistica del componimento.

Ancora oggi la rappresentazione, che si volge al termine della processione micaelica dell’8 maggio, festa del Patrono, è preparata con certosina cura da un pool di volenterosi  ed è seguita da un folto pubblico, proveniente anche da regioni del Nord Italia e da diversi Paesi europei,  nonostante spesso ricada in un giorno feriale e il paese abbia registrato un progressivo spopolamento.

La felice intuizione di far diventare il dramma sacro istituzionalmente riconosciuto consentirà di tutelare nel tempo la sua natura di bene comune non privatizzabile nonché di concorrere ad arricchire anche il patrimonio di beni immateriali che il “GAL Partenio”, di cui il Comune di Tufo fa parte,  sta valorizzando con l’ importante programma di cooperazione europea “Villages of  Tradition”. D’altronde oggi i confini tra fede, arte, cultura, turismo, promozione del territorio sono sempre più labili,  mentre si consolidano le sinergie per declinare queste ricchezze in nuove politiche di sviluppo. E’ proprio il caso di dire che nella terra del  “Greco di Tufo” è accaduto qualcosa di “divino”.

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