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Due giorni dopo l’assemblea del Brancaccio dove è stata lanciata la proposta di una lista civica nazionale di sinistra da costruire a partire dalla piattaforma del no alla riforma costituzionale del governo Renzi, “il manifesto” ha pubblicato una conversazione-intervista con Massimo D’Alema, cui è stato dato l’impegnativo titolo: “A sinistra è vietata la rottura”.Quella frase virgolettata, che una volta tanto rispecchia abbastanza fedelmente il pensiero dell’intervistato, può tuttavia indurre equivoci che è bene chiarire. Ee a questo scopo viene utile lo stesso D’Alema che spiega: “Il paese va verso elezioni in cui le alleanze saranno due: quella del Pd con Forza Italia da una parte, quella di Grillo con Salvini dall’altra. Un’alternativa diabolica, nessuna in grado di portare il paese fuori dal disastro”.
Dunque l’appello all’unità, l’esorcismo scagliato contro la ricorrente tentazione della divisione, dà per scontato che una rottura invece è auspicabile, anzi è già felicemente avvenuta: quella con il Pd di Renzi, ostacolo principale sulla via di una sinistra di governo che D’Alema vorrebbe costruire anche insieme ai “civici” di Falcone e Montanari, purché respingano le lusinghe dell’estremismo e del settarismo comparse anche sul palco del Brancaccio.
Ma quante possibilità avrebbe questa sinistra di scardinare la tenaglia delle due perverse opzioni paventate da D’Alema? Giorni fa, il “Fatto quotidiano” ha pubblicato un sondaggio che attribuiva ad una ipotetica lista di sinistra un consenso potenziale del 16%; commentando questo dato, Antonio Padellaro che del “Fatto” è stato il primo direttore, ha scritto che si sarebbe accontentato anche del 10%, traguardo tuttavia irraggiungibile vista la “cacofonia di opinioni e di ego a briglia sciolta di una simile sinistra a pezzettoni”.
Per tornare con i piedi per terra, bisogna allora chiedersi quale sarebbe in concreto il contributo che la lista dei “civici”, con il 16 o il 10% (ipotizzato dallo stesso D’Alema prima della scissione) potrebbe dare al superamento dell’alternativa “diabolica” oggi agitata come uno spauracchio davanti agli estremisti del Brancaccio.
La risposta è una sola: indebolire la supposta alleanza Pd-Forza Italia e assegnare la vittoria al duo Grillo-Salvini.
Dove pescherebbe infatti i suoi consensi la nuova lista del 16 o del 10 per cento, se non dal bacino elettorale del Partito democratico, demonizzato con l’accusa di aver già stipulato un patto inconfessabile con Forza Italia?
Il fallimento del tentativo di mediazione condotto da Pisapia che vorrebbe (ma lo si capirà meglio dopo l’assemblea del 1° luglio) lanciare un ponte fra la sinistra anche civica e il Pd così com’è ora dopo le primarie che hanno incoronato Matteo Renzi, sarebbe solo il passo necessario da compiere per mettere in campo un’altra possibilità, diversa da quelle oggi disponibili, ma in verità tutta da dimostrare.

edito dal Quotidiano del Sud

di Guido Bossa

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