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Scienza e nuovo umanesimo al liceo Mancini, Iermano racconta la contemporaneità

Rosa Bianco

Nel progetto “Conoscenza scientifica e nuovo umanesimo. Leggere la contemporaneità. Percorsi per un atlante letterario novecentesco”, promosso dal Liceo Scientifico “P. S. Mancini” di Avellino, articolato in cinque lezioni, a cura dal prof. Antonio Toni Iermano, ordinario di Letteratura italiana all’ Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, si manifesta una delle sfide più urgenti della nostra epoca: ricomporre la frattura tra sapere e vita, tra il linguaggio della scienza e la parola dell’uomo.

La scuola, luogo della formazione e della trasmissione del sapere, torna così a essere spazio di pensiero, officina di senso, dove l’eredità del Novecento non è oggetto di contemplazione nostalgica, ma orizzonte di interrogazione del presente. In un tempo dominato dalla tecnica e dalla velocità, questo percorso si fa invito alla riflessione, al gesto antico e rivoluzionario della lettura come atto di libertà.

La conoscenza come relazione

Nel titolo del progetto, l’accostamento di “conoscenza scientifica” e “nuovo umanesimo” non è casuale: esso indica la volontà di superare la dicotomia cartesiana che per secoli ha separato l’oggettività del dato dall’esperienza del senso. La scienza misura il mondo, ma solo l’umanesimo ne interroga il significato. La loro sintesi non si realizza in una semplice somma, ma in un atto di coscienza, in una tensione dialettica che restituisce unità alla pluralità del reale.

Letteratura come esperienza del pensare

Attraverso le voci di Levi, Pavese, Vittorini, Lampedusa, Sciascia, il percorso proposto dal prof. Iermano disegna una cartografia dell’inquietudine moderna: scrittori che hanno saputo dare forma all’invisibile, al disagio di un’epoca in cui la verità non si offre più come certezza ma come ricerca. La letteratura, in questa prospettiva, non è un archivio di forme, ma un campo di esperimenti spirituali in cui l’uomo misura il proprio rapporto con la realtà, con l’altro, con il tempo.

Da qui la finalità profonda del progetto, volto a sviluppare una consapevolezza critica del mondo contemporaneo attraverso la lettura, l’analisi e la riscrittura creativa dei testi letterari del Novecento e del XXI secolo. La riscrittura, soprattutto, è il gesto che trasforma la conoscenza in esperienza: reinterpretare significa pensare di nuovo, riattraversare il mondo con parole rinnovate, fare della tradizione non un  peso, ma una possibilità.

Il nuovo umanesimo come etica del pensiero

Ogni epoca ha il suo umanesimo, ma il nostro, per essere nuovo, deve farsi consapevole della propria precarietà. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale elabora testi e la scienza spinge i confini della materia, l’uomo è chiamato a ridefinire se stesso non come centro del mondo, ma come nodo di relazioni, come essere in dialogo con ciò che lo trascende.

Questo percorso, coordinato dalla prof.ssa Immacolata Pascale e aperto dai saluti della dirigente Paola Anna Gianfelice, non è dunque solo un itinerario didattico, ma un percorso di riflessione, per restituire alla conoscenza il suo volto umano e all’umanesimo la sua dimensione conoscitiva.

Un atlante della coscienza italiana

Il cammino che si apre con le cinque lezioni del prof. Iermano è un viaggio nella coscienza culturale dell’Italia del Novecento, intesa come specchio del nostro presente. Ogni tappa di questo itinerario affronta un nodo della storia e della mente collettiva, un momento in cui la parola letteraria si fa rivelazione del reale.

Il Mezzogiorno dimenticato. La letteratura meridionalista e Carlo Levi

(giovedì 6 novembre 2025, ore 15.30)

– Una riflessione sulle periferie della storia e sulla necessità di restituire voce al Sud come luogo simbolico di coscienza etica e politica, dove il dolore si trasforma in visione.

Raccontare il mondo. Vittorini, Pavese e gli altri 1925-1945

(giovedì 4 dicembre 2025, ore 15.30)

– L’incontro con la generazione che ha fatto della narrazione un atto di testimonianza e di verità, ponendo la letteratura come strumento di ricostruzione morale dopo la catastrofe.

Il capolavoro del principe. Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

(giovedì 18 dicembre 2025, ore 15.30)

– L’indagine sulla malinconia del mutamento e sull’impossibilità della storia di redimersi, dove il romanzo diventa metafora del destino di ogni civiltà.

La letteratura in Italia tra secondo dopoguerra e boom economico

(giovedì 15 gennaio 2026, ore 15.30)

– Una lettura della modernità in trasformazione, tra le contraddizioni del progresso e la perdita del senso, là dove la parola tenta di salvare l’umano dalla dispersione.

La scrittura dell’inquietudine. Leonardo Sciascia 1950-1989

(giovedì 5 febbraio 2026, ore 15.30)

– Il momento conclusivo del percorso, in cui la letteratura si fa coscienza critica e smascheramento, etica della verità contro ogni forma di potere e di memenzogna.i

In questo itinerario, il “nuovo umanesimo” del Liceo Mancini si rivela non come ritorno al passato, ma come esercizio di futuro: un invito a pensare con la parola, a comprendere attraverso la bellezza, a vivere la conoscenza come dialogo incessante tra verità e libertà.

 

 

 

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