Racconta la capacità del Festival Laceno d’oro di fare miracoli, proiettando una città come Avellino in un’atmosfera internazionale, l’articolo dedicato dalla prestigiosa testata Le Monde alla rassegna cinematografica fondata da Camillo Marino, che ha tagliato quest’anno il traguardo della cinquantesima edizione nel segno di proiezioni, confronti e masterclass. L’occasione è offerta dalla premiazione di Leos Carax, regista francese tra i più acclamati, anticonformista e originale, che ha ricordato durante la sua presenza al festival come “Non siamo più capaci di vedere con i nostri occhi. Se fossi un dittatore, vieterei i selfie”. Le Monde definisce Avellino un vero santuario del cinema che richiama Chambery, sottolineando come, malgrado la vicinanza a Napoli, sia più vicina alla montagna che al mare e ricordando come il festival fosse stato battezzato da Pasolini, tra i primi a scommettere sulla rassegna fondata da Marino e D’Onofrio. Un festival, poi, rilanciato dal Circolo Immaginazione guidato da Tonino Spagnuolo e da una squadra di critici appassionati con alla testa il direttore artistico Maria Vittoria Pellecchia. Un miracolo e insieme uno spazio di resistenza nell’Italia della Meloni “Avellino, una piccola città di circa 50.000 abitanti, pur essendo vicina a Napoli, è incastonata in una valle, circondata da montagne di media altezza – come il Nord nel Sud. Questo è ciò che aveva affascinato Pier Paolo Pasolini (1922-1975), nativo del settentrionale Friuli, ai confini con il Veneto e la Slovenia. Riconosceva in questi luoghi i paesaggi della sua giovinezza e patrocinò la fondazione, nel 1959, da parte di due critici locali, del festival Laceno d’Oro (dal nome di un lago vicino). Questo festival internazionale del cinema, nonostante alcune ibernazioni più o meno lunghe, esiste ancora e si è reinventato”- Del resto, il Festival Laceno d’oro che ha ospitato quest’anno, oltre a Carax, il cineasta rumeno Andrei Ujica e il regista spagnolo Victor Erice, ha sempre avuto un legame speciale con la Francia, dome dimostra la presenza degli anni passati dei fratelli Dardenne o di Robert Guediguian, sempre nel segno di un cinema innovativo, capace di raccontare con autenticità e coraggio il tempo presente.
Il festival del cinema Laceno d’oro finisce sulle pagine di Le Monde: Avellino, santuario del cinema
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