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La sfida di un’Europa dei diritti 

“La federazione europea non si proponeva di colorare in questo o in quel modo un potere esistente. Era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo” . Il 31 agosto del 1907 nasceva Altiero Spinelli e questa è solo una citazione che delinea il suo sogno: quello di costruire una Unione europea. Oggi a 110 anni dalla sua nascita il messaggio di Spinelli resta forte, l’attuazione però ha perso slancio e convinzione, l’obiettivo per usare le sue parole si è “scolorito”. Ricordarlo oggi significa innanzitutto analizzare il difficile momento che sta vivendo l’Europa e rileggere la distanza che c’è tra i leader di oggi e i “padri” di allora.

Nel 1941 Spinelli viene confinato dal fascismo sull’isola di Ventotene. Insieme ad Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrive il Manifesto per un’Europa Libera e unita. Secondo una versione che lambisce la leggenda, il testo, per mancanza di carta, viene scritto su quella delle sigarette e per evitare controlli della polizia, nascosto nel ventre di un pollo e portato fuori dall’isola dalla moglie di Colorni, Ursula Hirschmann che rimasta vedova sposerà proprio Spinelli. Tra i loro figli, la giornalista ed eurodeputata Barbara. E’ suggestivo, al di là degli aneddoti, immaginare degli intellettuali che in piena guerra mondiale, con Hitler che avanza, pensino ad un futuro completamente diverso rispetto al tragico presente che stanno vivendo.

Oggi che l’Europa rantola alla ricerca di un nuovo respiro ideale è importante ricordare lo spirito di Ventotene contrapposto agli egoismi nazionali che stanno riemergendo. Il 22 agosto di un anno fa arrivarono, proprio a Ventotene, Renzi, Hollande ed Angela Merkel. Oggi solo quest’ultima è ancora alla guida del suo paese. Era il primo vero appuntamento dopo la Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. I problemi elencati un anno fa sono identici oggi. La fragilità economica accompagnata dalla situazione della sicurezza in un’Europa ancora stretta tra ondate migratorie e terrorismo. Oggi come allora la convinzione che l’Europa possa essere non il problema ma la soluzione. Il punto è uscire dallo slogan e passare ai fatti.

La Merkel ripete spesso che l’Europa emersa dai momenti bui è diventata una realtà ma adesso è tempo di affrontare nuove sfide. Quelle davanti agli occhi di tutti noi si chiamano lavoro, lotta allo jihadismo criminale e gestione dell’immigrazione. Tre temi che si intrecciano e che avrebbero bisogno di una comune battaglia e che certamente non possono essere risolti da stati-nazione perché nascono all’interno di un mondo globalizzato che esige risposte non parziali.

Quello che stupisce è il ritardo della politica, il rifugiarsi continuamente nella propaganda come arma di facile consenso. I tre problemi citati se non affrontati e risolti mettono in discussione l’idea stessa di Europa. Come scrive Ezio Mauro “una Unione europea senza lavoro con 20 milioni di disoccupati rischia di prendere il volto intollerabile del l’esclusione sociale. Senza una difesa forte, anche armata, della nostra democrazia quotidiana noi continueremo a contare i morti del terrorismo islamista come vittime individuali di fenomeni locali, senza vedere che sotto attacco è la nostra libertà di ogni giorno, il sistema di diritti, obbligazioni e garanzie reciproche che forma il patto della moderna civiltà occidentale. Infine, senza una coraggiosa politica comune nei confronti dell’immigrazione noi perderemo la fascia più fragile della nostra popolazione, spaventata dagli arrivi oppure perderemo l’anima di un’Europa nata come terra della democrazia dei diritti, che al centro del Manifesto di Ventotene non per caso ha messo il principio di libertà”. La politica ha poco tempo per trasformare le emergenze in opportunità. Come diceva Spinelli: sarà l’ora di opere nuove, ed aggiungeva, sarà anche l’opera di uomini nuovi.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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