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Avagliano: battaglia per il voto alle donne centrale per la democrazia. Ma la strada da percorrere è ancora lunga

“La battaglia per il voto alle donne non è questione di genere ma chiama in causa la democrazia. Ecco perchè chiede il sostegno di tutti”. Spiega così Mario Avagliano l’idea da cui nasce il volume “Voto alle donne” scritto con Marco Palmieri, presentata presso la sede dello Spi CGil. “Abbiamo voluto – spiega Avagliano – dedicare questo libro alle nostre figlie con la speranza di una rinnovata alleanza tra uomini e donne per superare quei tratti della società di oggi che conservano un retaggio patriarcale”. Ricorda come “la democrazia non può nascere escludendo una parte della società, è quello che accade con la nascita dell’Unità d’Italia, che si realizza senza madri. Se uomini come Giuseppe Mazzini erano assertori dell’emancipazione altri come Gioberti continuavano a teorizzare la superiorità dell’uomo sulla donna. Il Codice Civile dell’Italia postunitaria prevedeva, ad esempio, che fosse richiesta l’autorizzazione al marito per qualsiasi atto legale compiuto dalla donna, a partire dalla vendita di beni. Senza dimenticare le difficoltà per le donne di accedere all’istruzione”. Ricorda come la storia “è fatta di uomini e donne. Questo libro ci ricorda il ritardo che ha caratterizzato il nostro paese nel riconoscimento dei diritti femminili. Ed è importante che anche tanti uomini abbiano appoggiato il cammino delle donne come Salvatore Morelli, deputato che nel 1867 aveva presentato un progetto legge contro la schiavitù della donna e a favore del divorzio ma non gli fu permesso neppure di discutere le sue proposte. Saranno, poi, le donne borghesi, che avevano potuto accedere all’istruzione, le protagoniste del movimento che chiedeva il diritto di voto per le donne. Decisiva sarà, poi, la Grande Guerra nella quale le donne daranno prova delle loro capacità, sostituendo gli uomini nelle fabbriche o negli uffici fino all’abolizione dell’autorizzazione maritale nel 1919 e all’elaborazione di un progetto di legge sul voto alle donne, poi abbandonato con l’affermarsi del fascismo. Ad affermarsi sarà in quegli anni l’immagine della donna come moglie e madre. Un’immagine rovesciata dalla Resistenza, che si dimostrerà un momento di forte consapevolezza politica con le donne che combattono insieme agli uomini e che culminerà con il voto del 1946 che vedrà l’elezione di donne alla Costituente. In tantissime sceglieranno di esercitare il loro diritto, superando la paura dell’astensionismo. Nè mancherà una parte della sinistra che attribuirò al voto femminile le responsabilità della vittoria della Dc con un’interpretazione chiaramente patriarcale”.

Avagliano ricorda come “La lezione più bella sarà quella di vedere donne di diversa formazione combattere insieme per gli stessi diritti, facendosi valere, come testimonia la nostra Costituzione, nella quale si chiarisce che la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono l’uguaglianza. Tutto questo mentre altre donne scelsero di non sostenere questa battaglia, alimentando stereotipi e pregiudizi”. E ricorda come “i dati relativi alla presenza delle donne nei ruoli apicali, a partire dalla politica, dai sindaci ad assessori e presidenti di Regione, dimostrano che la strada da percorrere è ancora lunga, di qui la necessità di acquisire piena consapevolezza dei diritti per non tornare indietro”. E’ Fabiana Siciliano, segretaria Fisac Cgil Avellino, a ripercorrere le tappe del cammino per l’emancipazione femminile, proseguito anche dopo la conquista del diritto di voto, dalla parità di trattamento di uomini e donne in materia di lavoro nel 1977 alla legge sul divorzio, dalla cancellazione del delitto d’onore grazie al coraggio di donne come Franca Viola al riconoscimento nel 1996 della violenza sessuale come reato contro la persona all’impegno per la riduzione del gender pay gap, favorendo la presenza femminile nei settori Stem. A ciò si affianca la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia con la cura che ricade ancora esclusivamente sulle spalle delle donne. Non possiamo dimenticare che l’emancipazione è un processo fragile, ci vuole poco perchè i diritti siano messi in discussione”. Chiara Beatrice, segretaria Fisac Cgil Benevento, si sofferma sulla polarizzazione del dibattito su donne e diritti che caratterizza il presente “Ci troviamo di fronte a strategie non univoche per promuovere i diritti al femminile, se la destra punta su repressione  e inasprimento delle pene, la sinistra è impegnata nella promozione di un cambiamento culturale. Allo stesso modo, quando si parla di conciliazione famiglia lavoro, la destra cerca di promuovere politiche a sostegno delle famiglia, la sinistra chiede il coinvolgimento degli uomini nella gestione dei figli e sceglie di investire sull’ampliamento di servizi come asili nido. Così su fronte del diritto all’autodeterminazione del proprio corpo, abbiamo visto associazioni pro life entrare nei consultori, con il pretesto di offrire alle donne un’alternativa, che spesso si rivela solo un modo per colpevolizzarle. Oggi, abbiamo un leader che guida il Consiglio che è donna come la leader dell’opposizione ma il modo in cui viene concepita la leadership continua ad essere maschile. Ecco perchè occorre un cambio di mentalità”. Inevitabile il riferimento alla legge sulla violenza con l’emendamento Bongiorno che ha trasformato profondamente il provvedimento, introducendo la variante del dissenso esplicito, in contrasto con la normativa europea, che dice con chiarezza che si parla di violenza sessuale in assenza di consenso. In questo modo si trasferisce la responsabilità della violenza sulla donna, innescando il processo di vittimizzazione secondaria”. Carla Raimo, segretaria Fisac Cgil Campania e Daniela Esposito, in rappresentanza della Cgil Avellino, ricorda il protagonismo delle donne Cgil nella battaglia referendaria, sottolineando come la storia ci insegna che nessun diritto è scontato, di qui la necessità di fare la nostra parte per difenderli”. Un confronto coordinato dallo storico Gianni Marino che sottolinea il valore di un libro che ripercorre una pagina cruciale della nostra storia, ricordando la preziosa sinergia di forze come il Cif e l’Udi nella scrittura della fase fondativa della Costituzione.

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