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Lioni, arsenale nascosto tra i boschi: concessi i domiciliari per un indagato

Arsenale nascosto in Alta Irpinia,  sono stati concessi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per Z.A, classe 91 di Villamaina, difeso dall’avvocato Paolino Salierno, che lascia il carcere dove era recluso perché coinvolto nel blitz dei Carabinieri di Sant’Angelo dei Lombardi. Il Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza ha accolto , con parere favorevole della Procura) l’istanza anche alla luce dell’imminente udienza nei confronti di tutti gli indagati, che dopo il decreto di giudizio immediato ottenuto dalla Procura, hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. L’udienza sarà celebrata il prossimo 10 giugno. Salgono a tre gli indagati che hanno ottenuto l’attenuazione della misura cautelare in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari.

In manette – a marzo scorso – erano finiti due giovani di Lioni di 20 e 28 anni R. C.G. e suo fratello A.G., un 34enne di Villamaina A.Z., un 33enne di Paternopoli F.Z. e un 22enne di Gesualdo L.C. (quattro in carcere, uno ai domiciliari). difensori potranno anche optare per riti alternativi al giudizio immediato.I cinque  indagati sono difesi dagli avvocati Nello Pizza, Salvatore Rosania, Vincenzo Fiume, Domenico Forgione e Paolino Salierno. I 

Le indagini avviate a seguito del rinvenimento di un fucile, oggetto di furto, accuratamente occultato in un Iuogo isolato, un muretto di un’abitazione. L’arma rinvenuta era stata oggetto di modifiche in quanto presentava le canne “mozzate”, cosi da facilitarne sia il porto che l’occultamento ma soprattutto per aumentarne l’offensività.  carabinieri erano riusciti a scoprire e a sequestrare diverso materiale illegalmente detenuto, tra cui altri due fucili rubati, una pistola con matricola abrasa, numerose cartucce di vario calibro e ulteriori componenti per produrre armi da fuoco. Gli ulteriori approfondimenti – chiarisce la Procura di Avellino che ha ottenuto dal gip del tribunale i provvedimenti restrittivi – avevano consentito di ricostruire il contesto criminale con l’individuazione dei luoghi in cui le armi erano nascoste e le persone che le utilizzavano. I  cinque sono ritenuti gravemente indiziati dei reati di porto e detenzione illegale di armi e munizionamento nonché ricettazione. 

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