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Il voto tedesco e i risvolti politici in Europa 

Ci vorranno tempi lunghi per formare il nuovo governo in Germania e tempi ancora più lunghi con ogni probabilità saranno necessari in Italia dopo le prossime elezioni politiche. Quello che ci accomuna è il sistema elettorale. Nonostante le notevoli differenze l’impianto è simile: una legge proporzionale senza premi di maggioranza. Dunque dopo il voto non sono gli elettori ma le singole forze politiche a dover trovare una maggioranza possibile in Parlamento. Dalle urne elettorali tedesche è uscito un verdetto pieno d’incognite e di possibili mine vaganti per la stessa stabilità politica futura.

I partiti che erano al governo hanno incassato una sonora sconfitta perdendo insieme più di quattordici punti percentuali. Una flessione di oltre l’otto per cento di consensi per i cristianodemocratici di Angela Merkel crollata dal 41,5% del 2013 a quota 32,8 e di quattro punti per i socialdemocratici di Martin Schulz che con appena il 20,7% delle preferenze incassano il loro peggior risultato di sempre. A gridare vittoria è stata invece l’ultradestra nazionalista, antiislamica ed euroscettica catapultatasi a quota 13,2%.

Un cambio di scena epocale per una nazione che deve fare i conti con la sua storia e che si ritrova in Parlamento per la prima volta un partito dove ci sono esponenti che negano l’esistenza delle camere a gas nei campo di sterminio nazisti e che giudicano il Memoriale dell’ Olocausto nel centro di Berlino come una vergogna nazionale oltre a chiedere la fuoriuscita della Germania dall’ Eurozona e il ritorno al Marco, la vecchia moneta nazionale.

E in Italia a festeggiare per la sconfitta della Merkel sono Salvini e Giorgia Meloni. Un’esultanza che allarga la distanza con Forza Italia che invece proprio con la Cancelliera ha stretto un rapporto nel solco del popolarismo europeo che ha portato Antonio Tajani alla Presidenza del Parlamento europeo. Il partito di Berlusconi è il più convinto sostenitore di un sistema proporzionale anche nel nostro paese. L’obiettivo è duplice. Da un lato mantenere la leadership nella coalizione di centrodestra ma se i numeri dopo il voto fossero insufficienti guardare anche alla possibilità di dare vita ad una grande coalizione come è accaduto in questi ultimi anni in Germania.

Certo la perdita di consensi proprio dei partiti principali indebolisce l’esempio tedesco ma in Italia oggi è veramente difficile ipotizzare il futuro. La sconfitta della sinistra in Germania ha fatto esplodere la contraddizione di vedere socialisti e conservatori nello stesso esecutivo e adesso la Merkel dovrà inventarsi nuove soluzioni. Da noi le incognite sono addirittura superiori. Al momento c’è un’unica coalizione quella di centro destra mentre il PD è lontano dalla sinistra e i Cinque Stelle rivendicano la loro solitudine. Il rischio ingovernabilità è insomma molto alto. Come ha scritto sull’Espresso il direttore Tommaso Cerno “se la Germania nonostante tutto è forte del proprio letargo con l’eterna Merkel , l’Italia somiglia invece a uno zombie nella palude del proporzionale. Sistema che solo all’apparenza ci riporta alle logiche della Prima Repubblica.

Nei fatti il contrario: trasforma la paura dell’uomo forte nel pericolo di tanti ometti deboli. Lo scenario che si prefigura con le politiche del 2018 è l’assenza di un vincitore come avviene in Francia e al tempo stesso l’assenza di partiti coalizzabili come in Germania. Se dal punto di vista teorico la legge elettorale somiglia a quella con cui la DC gestì crisi e tensioni per cinquant’anni , nella pratica succederà l’opposto. Manca infatti la premessa politica che fa funzionare il proporzionale e cioè l’esistenza di un terreno comune che consenta se nessuno vince ai partiti di allearsi fra loro”. Ed è appunto l’assenza di questo collante indispensabile la vera differenza tra noi e la Germania.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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