Rigettato dai giudici della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione il ricorso di Diego Bocciero, difeso dal penalista Raffaele Bizzarro, contro la decisione del Tribunale del Riesame di Salerno che il 30 dicembre ha confermato l’ordinanza del 12 dicembre del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale su richiesta della Procura Antimafia di Salerno, con la quale era stata applicata nei confronti di Diego Bocciero la misura cautelare in carcere in relazione al reato di concorso in estorsione pluriaggravata dal metodo mafioso commessa dall’ottobre 2024 nei confronti di due imprenditori della zona montorese.
Bocciero ,arrestato a Tunisi dopo qualche mese di latitanza, grazie ad un’operazione congiunta tra carabinieri del Nucleo Investigativo del comando di Avellino e Interpool come ricostruito dalla Dia di Salerno, avrebbe incontrato nel mese di ottobre 2024 presso un bar una delle vittime il quale, presentandosi come referente del Nuovo Clan Partenio, e imponendo di non effettuare ulteriori pagamenti alle persone di Castellammare di Stabia in quanto, secondo la logica criminale, l’operazione usuraria ed i conseguenti vantaggi economici spettavano direttamente alla criminalità organizzata locale, ovvero al Nuovo Clan Partenio.
La decisione dei giudici della Suprema Corte
I giudici della Suprema Corte sostengono che Bocciero “contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa del ricorrente, non ha di certo rivestito nella vicenda un ruolo marginale e defilato, essendo per contro emerso che lo stesso ha intimato alle persone offese, durante l’incontro di provvedere ai pagamenti in favore del gruppo avellinese, rivendicandone il predominio criminale sul territorio in cui avveniva l’operazione illecita”. Nessun dubbio, per i giudici della Suprema Corte anche con riguardo alla sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 416. Per la Cassazione anche in questo caso ampiamente motivata dal Tribunale, visto “lo stato di notevole soggezione nel quale versavano le persone offese che rimarcavano nelle loro dichiarazioni come nel corso degli incontri con gli esponenti del sodalizio avellinese, il Bocciero e M.E. rivendicavano il credito affermando il proprio controllo criminale del territorio in cui le vittime vivevano e lavoravano, con modalità tali da suscitare una condizione di intimidazione.
La vicenda
Diego Bocciero – avrebbe imposto ai due imprenditori il versamento di 2mila euro al mese per rientrare dal debito contratto. Tre gruppi criminali che, a rotazione, avanzavano pretese su di loro, ciascuno con un ruolo nella catena di pressioni esercitate sulle due vittime.Il Tribunale di Salerno ha fissato il giudizio immediato per quindici persone.
L’udienza sarà celebrata davanti ai giudici della Terza Sezione Penale del Tribunale di Salerno il prossimo 5 maggio. Sei dei coinvolti e raggiunti dal decreto di giudizio immediato sono irpini: A. D. difeso dagli avvocati Alberico Villani e Gaetano Aufiero, M. E. difeso dall’avvocato Gaetano Aufiero, L. P. difeso dagli avvocati Gerardo Santamaria e Gaetano Aufiero, R. R. difeso dagli avvocati Alberico Villani e Raffaele Tecce, tutti detenuti in carcere. Stessa richiesta accolta anche per T.S. difeso dall’avvocato Raffaele Tecce, R. V. difeso dall’avvocato Massimiliano Russo e Gennaro Ausiello del foro di Torre Annunziata, i due detenuti agli arresti domiciliari su decisione del gip di Salerno. Nello stesso procedimento è coinvolto anche Diego Bocciero, arrestato dopo la latitanza in Tunisia .
I quindici indagati sono accusati a vario titolo di usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’ambito di una inchiesta della’Antimafia di Salerno su un subentro illecito in un credito usurario da parte di tre diversi gruppi criminali, intranei o vicini ai clan D’Alessandro, Genovese e Nuovo Clan Partenio. Il primo filone d’indagine ruota attorno a una serie di prestiti per circa 95mila euro, concessi tra novembre 2023 e aprile 2024, con tassi d’interesse mensili fino al 12%. Gli imprenditori, schiacciati dal debito, avrebbero pagato interessi per oltre 30mila euro, fino a subire minacce e percosse. In un episodio documentato dalla Dia, uno degli indagati avrebbe schiaffeggiato una delle vittime, imponendogli il pagamento immediato di altri 40mila euro.


