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Nuovo clan Partenio, la Cassazione respinge il ricorso: il boss Galdieri resta al carcere duro

i giudici della Suprema Corte hanno evidenziato il mancato mutamento del ruolo apicale e la spiccata pericolosità

Nuovo clan Partenio,  Pasquale Galdieri resta al carcere duro. I giudici della  Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dai difensori  di Galdieri, conosciuto come “o milord”, contro il decreto di proroga del regime di 41 bis firmato dal ministro Carlo Nordio.

Il provvedimento conferma il 41bis per l’esponente del Nuovo Clan Partenio, detenuto dal 2019, dando continuità alla linea adottata dal Tribunale di Sorveglianza di Roma, che aveva già respinto, nel novembre scorso, l’istanza di revoca.

I giudici della Suprema Corte si sono pienamente riconosciuti nelle argomentazioni sviluppate dal Tribunale di Sorveglianza, unico organo competente a pronunciarsi sui ricorsi in materia di 41 bis.In tale prospettiva, la motivazione della Cassazione richiama espressamente quanto già rilevato a livello di sorveglianza, evidenziando «l’elevato spessore criminale» di Galdieri e la solidità del quadro processuale, consolidatosi nel tempo.

Decisivo, in particolare, è risultato il passaggio relativo alla sentenza della Corte d’Appello di Napoli del 17 giugno 2025, che ha confermato la condanna per associazione di stampo mafioso ed estorsione aggravata nei confronti del detenuto.

A questa pronuncia si aggiunge la verifica, da parte dei magistrati, dell’operatività del sodalizio criminoso riferibile a Galdieri, la cui posizione di vertice è stata riconosciuta sulla base di elementi processuali consolidati.

Per i  giudici della Suprema Corte «la posizione di vertice di Galdieri nel clan non ha subito modifiche, e che egli non ha manifestato comportamenti incompatibili con tale ruolo. In questo senso è richiamato il decreto di trattenimento della corrispondenza, considerato indicativo della «persistenza della capacità di comunicare» e della «attuale spiccata pericolosità». Inoltre rilevano i giudici «Galdieri non ha mai preso le distanze dalle condotte accertate, continuando a negare ogni coinvolgimento e ogni legame con il clan Genovese, pur avendo riportato condanne definitive anche aggravate dalla finalità mafiosa». Infine  il percorso detentivo di Galdieri già negli anni 2008-2009 era stato segnato dall’applicazione del 41 bis. Successivamente, sia dopo la scarcerazione sia nel corso di ulteriori periodi detentivi tra il 2014 e il 2019, viene accertata la commissione di nuovi reati riconducibili al contesto mafioso. Tale circostanza, secondo la Corte, dimostra «come la detenzione non abbia inciso sulle relazioni criminali né sul ruolo ricoperto, mentre la disponibilità di cospicue risorse finanziarie conferma la persistenza delle condizioni previste dalla legge».

 

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