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Dal Generale Dalla Chiesa alle storie di rinascita e riscatto: a “Villa Dora” brilla il faro della legalità

Una mattinata nel segno della legalità. “Villa Dora”, immersa nella campagna di Prata P.U., un tempo dimora estiva del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della sua famiglia, ha aperto le porte alle istituzioni e alle autorità irpine per raccontare le storie dei suoi ospiti, persone entrate nel tunnel delle dipendenze e ora, grazie al supporto di uno staff di professionisti coordinato da Maria Rosaria Famoso, alla ricerca di se stessi e di una nuova strada che non può che essere illuminata dal faro della legalità.

“La legalità si fa vita” è il tema dell’incontro, partecipato ed emozionante, aperto dai saluti del Prefetto Rosanna Riflesso, che ha rimarcato lo straordinario impegno de “La Casa sulla Roccia” che, in quarant’anni di storia, è diventato insostituibile punto di riferimento sul territorio. In prima fila anche il Comandante dei Carabinieri di Avellino Angelo Zito, il Commissario Prefettizio del Comune di Prata P.U. Antonio Incollingo, il Direttore del Ser.d. Luigi Perna, la Presidente del Tribunale di Avellino Francesca Spena, il Presidente di Ance Avellino Silvio Sarno e il Questore Pasquale Picone che ha sottolineato “come le forze dell’ordine non siano avversari, ma alleati, persone pronte ad affiancare e sostenere chi, anche se in una situazione di difficoltà, è pronto a rimettersi in carreggiata, sposando i principi e i valori della legalità”.

Un cammino verso la legalità che trova la sua essenza più profonda in una forma di resistenza che rinnova la sua forza in uomini e donne che cadono e decidono di rialzarsi. E che, oggi, si è concretizzata in un gesto forte e concreto: il rinnovo delle targhe intitolate alle vittime di mafia, collocate lungo il viale d’ingresso della struttura. Le nuove targhe sono state realizzate a titolo gratuito da un maestro artigiano di Vallata, Nunzio Nufrio, “che quando ha saputo di Villa Dora e della nostra vicinanza alla famiglia del Generale Dalla Chiesa – racconta Maria Rosaria Famoso – ha voluto lavorare con noi alla riprogettazione delle targhe. Ogni installazione porta con sé un nome, una data, una storia. Ma porta anche le impronte di chi, attraverso il lavoro manuale, ricostruisce la propria identità e il proprio rapporto con la comunità. Rinnovare una targa significa rinnovare un patto civile. Significa dire che il sacrificio di chi ha perso la vita per mano delle mafie non è un paragrafo nei libri di storia, ma una bussola per l’agire pubblico e privato di oggi”.

Poi spazio alla voce degli ospiti, con testimonianze forti, toccanti. Ciro, Pasquale e Francesca hanno raccontato, non senza fatica e commozione, i loro giorni bui, per poi aprirsi al presente e a un futuro di vita, di autonomia e di libertà. Al loro fianco, i professionisti, Pina Pedicini, Franco Lo Priore e Moena Pascale, che li hanno sostenuti e supportati lungo un percorso lungo e complesso, “che riesce a far emergere potenzialità e qualità, in passato offuscate dalle dipendenze”. Un futuro che, per molti di loro, significa lavoro e inclusione. “Cerchiamo sempre di coinvolgere i nostri ospiti – precisa il Presidente Luigi Vitiello – in progetti e iniziative professionalizzanti, in grado di creare le condizioni e i presupposti per un progressivo ritorno al lavoro, alla vita e all’impegno sociale”. Una sfida che, più che nelle parole e negli applausi della platea presente all’incontro, trova riscontro negli sguardi pieni di luce e di rinnovata speranza di chi, una volta toccato il fondo, ha avuto la forza e il coraggio di risalire in superficie, per scoprire un mondo nuovo. Il loro mondo.

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