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ENORME, la rivoluzione gentile che nasce nelle aree interne

A Lapio il piccolo salone del vino artigianale torna a interrogare il futuro del settore. Oltre 60 vignaioli, una delegazione internazionale e una domanda che attraversa il bicchiere: tra vino naturale, tradizionale, biologico e alcool free, quale sarà il vino del domani?

Ci sono luoghi che finiscono sulle mappe perché possiedono un aeroporto. Altri perché hanno un porto. Altri ancora perché ospitano grandi eventi. Poi esistono luoghi che diventano centrali perché custodiscono qualcosa che altrove si sta perdendo. Lapio appartiene a questa categoria. Nel cuore dell’Irpinia, tra colline che da secoli parlano il linguaggio della vite, il 14 e 15 giugno andrà in scena la quarta edizione di Enorme – Piccolo Salone del Vino Artigianale, una manifestazione che continua a crescere proprio perché ha scelto di restare diversa. Diversa dalle grandi fiere. Diversa dai format costruiti attorno ai numeri. Diversa da un mercato che sempre più spesso misura il successo in ettolitri e fatturato. Enorme, invece, continua a misurarlo in relazioni. E forse è proprio questo il motivo per cui, in appena quattro edizioni, oltre 400 produttori hanno scelto di attraversare l’Irpinia e il Sannio per partecipare a un progetto che oggi appare sempre meno come una semplice manifestazione enologica e sempre più come un laboratorio culturale.

Presentata questa mattina al Circolo della Stampa di Avellino, l’edizione 2026 approda a Palazzo Filangieri, luogo simbolo di Lapio e della cultura del Fiano d’Irpinia. Oltre sessanta vignaioli provenienti da tutta Italia, affiancati da una delegazione slovena, porteranno con sé vini, territori e visioni differenti, in un programma che intreccia degustazioni, masterclass, fotografia, musica, arte e cucina. «Lapio rappresenta uno dei luoghi simbolo del Fiano d’Irpinia», ha sottolineato il presidente di Enorme APS, Roberto De Filippis. Una scelta che non è casuale, ma si inserisce nella volontà di valorizzare territori che conservano una forte identità agricola e una straordinaria ricchezza culturale. Del resto questa modalità

La vera domanda, però, è un’altra. Perché oggi parlare di vino significa inevitabilmente parlare di cambiamento. Il settore attraversa una fase complessa. I consumi rallentano, i mercati mutano rapidamente, il cambiamento climatico impone nuove sfide e nuove generazioni si avvicinano al vino con sensibilità completamente diverse rispetto al passato. È dentro questo scenario che si confrontano modelli produttivi differenti. Il vino naturale continua a conquistare spazi e attenzione grazie a un approccio che mette al centro il vigneto, l’identità territoriale e il minimo intervento possibile in cantina. Il vino convenzionale e tradizionale resta la struttura portante dell’enologia italiana, custode di storia, denominazioni e mercati consolidati. Il biologico prova a rafforzare una posizione ormai acquisita, mentre il fenomeno del vino alcool free avanza con decisione, alimentato da nuove esigenze di consumo e da una crescente attenzione al benessere. È un confronto che spesso viene raccontato come una contrapposizione. Forse è un errore. Perché il vero cambiamento non riguarda soltanto il contenuto della bottiglia. Riguarda il consumatore, sempre più curioso, sempre più informato. Sempre più interessato a sapere chi produce quel vino, come viene coltivata quella vigna e quale impatto lascia sul territorio. Per questo Enorme appare oggi come qualcosa di più di una semplice vetrina. Qui il protagonista non è l’etichetta. È il vignaiolo.

La persona che coltiva la terra, affronta le difficoltà climatiche, interpreta una vendemmia e trasforma un territorio in racconto.

Daniela De Gruttola, tra i fondatori di Cantina Giardino e componente del direttivo di Enorme APS, ha richiamato il valore della biodiversità e della straordinaria ricchezza naturalistica dell’Irpinia e del Sannio. Mario Manganiello ha invece lanciato un appello agli operatori del settore affinché partecipino attivamente a un percorso di crescita condivisa. Il messaggio è chiaro. Per valorizzare le aree interne non basta raccontarle.

  • Bisogna viverle.
  • Abitarle.
  • Attraversarle.

Mettere insieme produttori, istituzioni, operatori e comunità. Anche per questo Enorme continua a contaminarsi con altri linguaggi.

 

Accanto ai banchi d’assaggio troveranno spazio installazioni artistiche, laboratori fotografici, concerti, momenti dedicati al benessere e una grande festa di comunità che porterà il salone fuori dalle sale di Palazzo Filangieri e dentro il paese. Un gesto semplice ma profondamente simbolico. Perché il vino, prima ancora di essere mercato, è incontro. Prima ancora di essere business, è cultura. E forse il dato più interessante non sono i sessanta vignaioli presenti quest’anno. Non sono le masterclass. Non sono i concerti. Non sono nemmeno le migliaia di calici che verranno degustati.

La notizia vera è che, mentre il mondo del vino cerca nuove strade per affrontare il futuro, esistono territori che stanno provando a costruirle partendo dalle persone. Con lentezza – Con ostinazione – Con autenticità. E forse il futuro del vino — naturale, tradizionale, biologico o alcool free — non dipenderà soltanto da ciò che troveremo dentro un bicchiere. Dipenderà dalla capacità di costruire comunità attorno a quel bicchiere.

Perché in quattro anni oltre 400 produttori hanno scelto Irpinia e Sannio. E forse il fenomeno Enorme non racconta soltanto il vino che cambia. Racconta il mondo che cambia attorno al vino.

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