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Intrecci: un’associazione per costruire connessioni e relazioni. Si parte nel segno della pace nella Divina Commedia

“Prima ancora degli eventi, esiste una visione. È quella che ho provato a raccontare qualche settimana fa, parlando di ecosistema culturale come spazio vivo in cui memoria, relazioni, linguaggi e tecnologie si incontrano, generando nuovi percorsi di senso. Oggi quella visione compie un primo passo concreto”. E’ Massimo Montanile ad annunciare la nascita dell’associazione culturale Intrecci  “Prende forma in Intrecci, un’associazione culturale che nasce non per aggiungere eventi a un calendario già saturo, ma per costruire connessioni e relazioni. Non si tratta di singoli appuntamenti, ma un disegno, un ecosistema.

Il programma 2026 è la prima espressione di questo approccio. Si apre il 15 maggio ad Avellino con una prolusione di Rino Caputo dedicata al tema della pace nella Divina Commedia: un ingresso volutamente “alto”, che pone al centro la dimensione etica e umanistica della cultura. A questo si affianca la mostra fotografica Radici di Anna Giulia Pagliuso, che introduce fin da subito uno degli elementi chiave di Intrecci: il dialogo tra linguaggi.

Questo dialogo trova una forma ancora più evidente nell’incontro del 20 maggio, dedicato a Radici e algoritmi: parola e immagine, memoria e innovazione, esperienza personale e riflessione collettiva si incontrano in un confronto a più voci con studiosi di ambiti diversi. È qui che il progetto mostra in modo esplicito la propria natura interdisciplinare.

Nel mese di giugno il percorso si articola ulteriormente. Dalla riflessione civile sugli ottant’anni del voto alle donne, alla poesia e al pensiero di Franco Arminio, fino all’approfondimento storico sul brigantaggio con Carmine Pinto: ambiti diversi, ma uniti da una stessa tensione alla comprensione del presente attraverso la lettura del passato e dei linguaggi.

A luglio, a Piano Vetrale, il progetto si apre a una dimensione ancora più territoriale e comunitaria, con un incontro dedicato all’arte dei murales e alle espressioni culturali radicate nella vita quotidiana. È un passaggio importante, perché segna il dialogo diretto con i luoghi e con le comunità che li abitano.

Dopo la pausa estiva, il programma riprende con nuovi approfondimenti sul linguaggio e sulla cultura, per poi espandersi in modo significativo nel mese di ottobre.

A Roma, nella sede di Palazzo Valentini, Radici e algoritmi assume una dimensione più ampia, inserendosi in un contesto istituzionale e culturale di respiro nazionale, con la partecipazione di studiosi e protagonisti del mondo culturale. Pochi giorni dopo, a Fisciano, il progetto si arricchisce ulteriormente con Radici invisibili, un incontro dedicato agli sguardi di genere e alla rilettura della storia attraverso prospettive spesso trascurate. Anche qui, la fotografia accompagna la riflessione, confermando la centralità del dialogo tra linguaggi. Il percorso prosegue tra novembre e dicembre con tappe a Firenze e Belluno, segnando una naturale estensione geografica del progetto e aprendo a nuove collaborazioni e contesti.

Accanto agli eventi, Intrecci sviluppa anche progettualità più articolate, come la realizzazione di cortometraggi legati ai territori – Radici in Irpinia e Un paese da fiaba a Piano Vetrale – e iniziative formative sull’intelligenza artificiale. Segni concreti di una visione che non si limita alla riflessione, ma produce contenuti, narrazioni, strumenti.

Il livello dei relatori coinvolti, non solo studiosi ma anche autori, artisti e il forte coinvolgimento della cittadinanza, testimonia la volontà di costruire un confronto serio e qualificato. Ma ciò che più conta è la qualità delle relazioni che si attivano: tra discipline, tra persone, tra territori.

Intrecci nasce infatti come spazio di dialogo continuo, che non si esaurisce negli eventi, ma genera connessioni, apre possibilità, costruisce percorsi condivisi”.

Montanile spiega come “In questa prospettiva si inserisce anche lo sviluppo futuro del progetto, già in fase di definizione, che guarda a contesti internazionali: dagli Stati Uniti al Belgio, dalla Svizzera alla Spagna, fino all’Ungheria e alla Romania, con l’obiettivo di portare questa idea di ecosistema culturale in una dimensione europea e globale.

C’è, infine, un elemento forse meno visibile ma decisivo: la costruzione di una rete.
Una rete di realtà culturali, istituzioni e persone che, pur mantenendo la propria identità, scelgono di condividere una visione e di contribuire a un progetto comune.

È qui che Intrecci trova il suo senso più profondo. Nel trasformare la cultura da somma di iniziative a sistema di relazioni. Forse è questo il passaggio più importante: quando una visione smette di essere racconto e diventa pratica. Quando le radici diventano energia. E gli intrecci, finalmente, realtà”.

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