Rino Buonopane non ha perso tempo e, subito dopo aver convocato le elezioni per la presidenza della Provincia (il 6 giugno, dopo le amministrative del 24 e 25 maggio e prima dell’eventuale ballottaggio del 7-8 giugno), ha riunito numerosi amministratori e simpatizzanti politici nella sua Montella, in un noto ristorante. Dopo la cena, il presidente ha iniziato la raccolta delle firme per la propria ricandidatura. Buonopane, insomma, è deciso a scendere in campo senza attendere il Pd, il suo partito. I dem, che l’hanno sostenuto alle provinciali del 2021 (ma il voto è stato parzialmente ripetuto nel 2022, dopo il ricorso al Tar e al Consiglio di Stato di Angelo D’Agostino, candidato del centrodestra contro Buonopane, che ha rivinto).
Il rapporto tra il presidente della Provincia e i dem è entrato subito in crisi.
In particolare, tra il Pd, che ha come riferimento il capogruppo regionale Maurizio Petracca, e il numero uno di Palazzo Caracciolo il dialogo è impossibile. Quattro anni di contrapposizione.
Nell’ultimo consiglio provinciale, infatti, i dem erano assenti, insieme a Casa Riformista (ma c’era la consigliera di Noi di Centro, Katia Renzulli, consigliera di Monteforte. Assenti anche i forzisti).
Insomma, Buonopane non è il candidato del Pd del segretario provinciale dem Marco Santo Alaia.
E Petracca si sarebbe già accordato con il capogruppo regionale di Casa Riformista Enzo Alaia: se il candidato sindaco di Avellino è del Pd, il papabile presidente provinciale tocca ai riformisti.
Ma l’intesa nel centrosinistra non è scontata per diverse ragioni.
Perché Buonopane, presidente uscente, legittimato politicamente a ricandidarsi, è supportato da un pezzo del Pd e da una parte del campo largo. Dai 5 Stelle, ad esempio. Ma non solo: alle elezioni del consiglio provinciale è noto che Buonopane ha puntato sulla lista Avanti per l’Irpinia, composta da 5S, socialisti e Avs: due consiglieri eletti (l’uscente Pino Graziano e la prima donna 5S eletta in consiglio provinciale in Italia, Carmela Gonnella, consigliera di Morra de Sanctis).
E ancora: la nota circolata oggi, sabato, di Pasquale Giuditta, coordinatore regionale di Noi di Centro, non esclude una frattura del campo largo: “A dieci giorni dall’indicazione del candidato alla presidenza della Provincia, c’è un silenzio assordante del Pd”. Una frattura a ogni livello, dice, cioè pure nel campo largo cittadino.
Mentre Casa Riformista è in fibrillazione: Fausto Picone, consigliere provinciale e sindaco di Candida, non fa un passo indietro da candidato in pectore alla presidenza ed è pronto alla corsa in solitaria. Beniamino Palmieri, sindaco di Montamarano, coordinatore provinciale di Casa Riformista, è altrettanto convinto che la candidatura a presidente gli spetti. Altra potenziale spaccatura del campo largo.
Insomma, le incomprensioni nel centrosinistra danno una chance a Buonopane, che potrebbe intercettare un sostegno trasversale, dialogando con Gianluca Festa, che ha eletto in consiglio provinciale una consigliera (Rossella Favorito), e con il centrodestra, alternativo a Forza Italia, che si ritrova nella lista civica della compagine festiana Liberi e Forte. Festa ne guadagnerebbe qualcosa alle amministrative (il centrodestra, intanto, non ha ancora scelto tra Paolo Spagnuolo, sindaco di Atripalda, e Vittorio D’Alessio, sindaco di Mercogliano).
Ecco allora perché come e quanto l’effetto Buonopane e i sospetti tra gli alleati del centrosinistra, alimentano le fibrillazioni nel centrosinistra provinciale e cittadino: uno scontro che riguarda non solo l’elezione del presidente della Provincia, ma che non può non avere una ripercussioni sul campo largo di Avellino.
Formalmente unito, però solo all’apparenza, e fragile.


