“C’è un “buco nero” in questa città, anzi più di uno. Ognuno di noi ne percepisce uno in particolare. Per me quello che proprio non va è l’attenzione al sociale. Questa espressione comprende molte cose: dai giovani, che avrebbero diritto ad avere occasioni sia di realizzazione sia di divertimento, agli anziani, ai disabili, alle mamme con passeggino, a cui marciapiedi sconnessi e barriere architettoniche rendono la vita impossibile. Penso a chi smette di curarsi perché ormai quasi tutto è a pagamento. Penso a chi ha un adolescente o un anziano depresso e non sa come fare o non può permettersi 50 euro di sedute dallo psicologo ogni settimana”.
Così Tiziana Guidi, attivista storica del M5s, di cui è stata candidata a sindaco nel 2013, ha alle spalle un lungo percorso di cittadinanza attiva. È nota, tra le altre battaglie, quella per la riqualificazione dell’ex ospedale Moscati, giunta recentemente a buon fine. Da anni impegnata sui temi della partecipazione, della sanità e dei diritti sociali. Guidi è candidata con la lista del M5s, a sostegno di Nello Pizza, candidato sindaco del Campo largo.
Che fare?
Tra le mille risposte possibili, una è stata già istituita con una legge attualmente ancora in vigore ma in buona parte disattesa: parlo dei consultori. Ad Avellino ne spetterebbero due o tre, se si considera come “area vasta”. Attualmente esistono alcune delle funzioni previste, ma ubicate in siti diversi. È sparita quell’idea originaria del “polo” a sostegno della famiglia, in cui un tempo si trovavano il ginecologo, l’assistente sociale e lo psicologo nello stesso luogo.
Inoltre, nati e normati in un mondo completamente diverso, la legge 405 è del 1975, i consultori prevedono per lo psicologo un organico di appena sei ore. È evidente che oggi tutto questo non basta più».
Il M5s aveva avanzato proposte concrete su questo fronte.
“Sì. Nella consiliatura precedente all’ultima, su iniziativa del M5S, il Comune si impegnava con una delibera a trovare una struttura idonea che potesse accogliere un consultorio nella sua interezza. Ma noi siamo andati anche oltre, lanciando una raccolta firme con la proposta di inserirvi un punto d’ascolto dove le donne potessero denunciare violenze e molestie, ricevendo consigli legali e supporto psicologico”.
Cosa può fare il Comune?
“Sebbene la questione sia di competenza dell’ASL e non del Comune, ritengo che, essendo il sindaco il primo responsabile della salute dei cittadini, il principio di cura e prevenzione debba tradursi in un’azione continua di affiancamento e sollecitazione. Bisogna ripartire con strutture complete e possibilmente ubicate nei quartieri popolari, dove fragilità e indigenza sono spesso di casa”.
Qual è allora la strada da seguire?
“I consultori possono essere una soluzione concreta ad una parte delle necessità. Ma se si vuole dare una risposta vera e completa ai bisogni reali, tutte le forze utili vanno messe in rete: istituzioni, terzo settore, associazionismo, volontariato e singoli cittadini devono trovare forme di collaborazione capaci di favorire la ricomparsa di quei legami sociali ed affettivi che sono il naturale antidoto alla solitudine e alle difficoltà.
Perché, alla fine, se tutti si tengono per mano nessuno cade”.



