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La molteplicità è una ricchezza: aggiunge sfaccettature, ma parte dall’uguaglianza di tutte le cose

Michele Zarrella

Non c’è nulla di strano nel vedere una stessa cosa, persona o fenomeno naturale da diversi punti di vista. Lo facciamo quotidianamente. Lo ha fatto la scienza nel corso dei secoli. La molteplicità non rompe la coerenza, anzi aggiunge sfaccettature, ricchezza, comprensione. Le differenze vanno accettate semplicemente perché a guardare bene in fondo in fondo tutte le cose sono eguali.

Prendiamo una bottiglia di vetro. In essa possiamo vedere l’aria confinata rispetto alla restante e in sostituzione della quale potremo mettere l’acqua, il vino, l’olio, ma possiamo anche pensare alle molecole di silicio che compongono il vetro, o alla temperatura che sta tenendo in forte agitazione i loro atomi, alla sua struttura spaziotemporale granulare gravitazionale quantistica, o al colore, al peso, alla sua bellezza, al suo costo, al pianeta rotante su cui si trova ecc. Questa pluralità di modi di osservare la realtà testimonia la ricchezza dell’oggetto e la coerenza delle osservazioni testimonia la mancanza di contraddizione e quindi l’unità dell’oggetto.

Altro esempio: il Sole dei Babilonesi, il dio dei Greci, quello di Tolomeo, Copernico, Newton, Einstein, quello delle reazioni nucleari e quello della teoria dell’evoluzione stellare, è sempre lo stesso Sole. Stiamo semplicemente imparando di più su di esso, ma è sempre la stessa entità. La potenza della scienza è il suo continuo aggiustamento dei concetti che si devono adattare a quanto impariamo. Tutte le conoscenze che abbiamo delle cose e della natura sono state forgiate dagli studi e dagli esperimenti di uomini che ci hanno preceduto. E nuovi studi e nuovi esperimenti le aggiornano in continuazione.

Diverse immagini del Sole, della bottiglia descrivono modi per il Sole, la bottiglia di interagire con il mondo. Qualora dovessero comparire eventuali discordanze nei modi di descrivere un fenomeno o un oggetto naturale essi sono solo segnali della nostra ignoranza che diventano per gli scienziati consistenti stimoli ad indagare, chiarire. E quando la scienza propone una nuova visione del mondo non cambia la realtà. Ne migliora la comprensione. Ad esempio se il Sole non ruota attorno alla Terra, non per questo non ci sono più albe, tramonti e il sorgere del Sole. Se gli atomi della bottiglia sono in continua agitazione non per questo non posso riempirla di olio.

Da quando la scienza applica il metodo scientifico introdotto da Galilei nel XVII secolo si sono fatti passi da gigante nel comprendere che i diversi modi di descrivere la realtà non sono in contraddizione fra loro. Essi rendono conto del mondo, magari con linguaggi diversi, degli stessi fenomeni, ma non esistono salti metafisici da un livello all’altro. Ci sarà maggiore o minore precisione, maggiore o minore efficacia. Precisione ed efficacia sono spesso complementari: si guadagna in precisione rinunciando alla efficacia e viceversa. Un detto dice: fatto è meglio che perfetto: se ci cerca la perfezione si rischia di non arrivare a fare ciò che si deve fare. insomma si vive bene anche con piccole imprecisioni, o piccole incertezze.

L’antico pensiero aristotelico della assoluta differenza che fra materia terrestre corruttibile e mortale e materia celeste perfetta ed eterna, o il pensiero che fra materia vivente e materia non vivente, fra corpo e mente, ci siano salti metafisici è una “malattia dello spirito” dura da cambiare. Lo scienziato Carlo Rovelli, nel suo libro Sull’eguaglianza di tutte le cose, dice: “Credo che restare aggrappati a questo emergentismo radicale sia una malattia dello spirito.” E poi aggiunge: “Quattro secoli di evoluzione della scienza moderna mostrano in maniera convincente, a ogni persona ragionevole che li abbia digeriti, che queste sono sciocchezze. Chi non lo vede non conosce la scienza, o non la vuole guardare, o non l’ha capita, o ha resistenze ideologiche che lo rendono cieco. […] Ci sono differenze fra ciò che si trova sulla Terra e ciò che si trova nel cielo, fra i sassi e gli esseri viventi, fra umani e animali, fra materia e pensieri, fra uomini e donne. Ma sono distinzioni dai contorni sfumati, riducibili a varianti delle stesse famiglie di processi. Nessun indizio serio suggerisce che tutti questi processi non ammettano anche una descrizione semplicemente fisica. Vi è ampia evidenza per l’eguaglianza di tutte le cose.” Tutti gli atomi che compongono tutta la materia osservabile: esseri umani, animali, piante montagne, pianeti, comete, asteroidi, meteore… si sono formati nelle stelle. Insomma tutto e tutti siamo figli delle stelle.

Le scoperte scientifiche di questi ultimi quattro secoli hanno abbattuto diversi concetti che assegnavano a spiriti, magie, streghe o esseri soprannaturali la causa di alcuni fenomeni. Per esempio l’elettricità: i fulmini nei tempi antichi erano considerati espressione della volontà di una divinità arrabbiata. Nel XVIII secolo Newton ha unificato le leggi terrestri con quelle celesti che Aristotele teneva ben distinte. Per Aristotele, come abbiamo detto, tutto ciò che è terrestre e corruttibile e mortale, tutto ciò che è celeste è perfetto, incorruttibile ed eterno. Oggi i concetti aristotelici, compreso quello che la donna sia inferiore all’uomo, non li pensa più nessuno. Prima di Darwin, era normale pensare che fra la nostra specie e le altre la differenza fosse tale da escludere tassativamente l’idea di avere antenati comuni. Il successo definitivo dell’idea evoluzionistica che tutti gli esseri viventi sulla Terra hanno antenati comuni ha spazzato via l’idea di una differenza ontologica fra esseri umani e altri animali. In questo ultimo secolo la meccanica quantistica ha demolito la barriera concettuale fra chimica e fisica, e le neuroscienze stanno facendo passi importanti nel mostrare come i fenomeni mentali abbiano un corrispettivo nei processi neurali. Scrive Rovelli: «Elettroni e mente, sassi e leggi, giudizi e galassie non sono di natura essenzialmente diversa gli uni dagli altri. Sono nozioni che si illuminano a vicenda.»

Cambiare alcuni concetti radicati nella nostra mente non è per niente facile. Accettare l’uguaglianza di tutte le cose richiede lo sforzo di mettere in dubbio credenze a cui restiamo attaccati per ragioni psicologiche, culturali, identitarie, religiose. Spesso tutto è riconducibile a fraintendimenti, malintesi o arroganza e prepotenza che non mancano per niente alla nostra specie. Basti pensare che ci siamo auto appellati Sapiens e non rispettiamo la biosfera, l’ambiente che ci ospita e di cui facciamo parte e, per completare l’opera, ci facciamo la guerra col rischio che una guerra nucleare porterebbe all’estinzione totale delle forme viventi su questo pianeta. Sia chiaro, con i cambiamenti climatici o con una guerra nucleare non è a rischio il pianeta, come si sente spesso dire, ma le specie viventi. Compresi noi Sapiens.

È lunga la strada da percorrere per accettare che la diversità, la pluralità e la ricchezza del mondo partono dall’uguaglianza di tutte le cose. Con i progressi della scienza la strada è tracciata. Occorre solo l’umiltà e la volontà di imboccarla. Prima capiremo che siamo fragili e che la nostra forza è la cooperazione meglio sarà per il futuro della nostra specie.

 

 

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