Una sestina che celebra il romanzo puro e la varietà dei generi narrativi. Sono i titoli finalisti del Premio Strega, alla sua ottantesima edizione, annunciati nella cornice del Teatro Romano di Benevento
A votare biblioteche e università, istituti italiani di cultura e Amici della domenica, ovvero le 400 personalità di spicco del mondo della cultura. In cima alla classifica il già citato “I convitati di pietra”, di Michele Mari, edito da Einaudi e proposto da Vittorio Lingiardi, con 280 voti. Ed è stato proprio Mari a trionfare al Premio Strega Giovani, decretato vincitore da una giuria di ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni provenienti da 114 scuole secondarie di secondo grado distribuite in Italia e all’estero. Tra loro anche i giovani giurati del Liceo Mancini, coordinati dalla professoressa Mara Lo Russo, nel segno di una tradizione consolidata. Una riflessione sull’amicizia e sul destino, a partire dalla storia di un gruppo di ex alunni della III A che, dopo aver superato l’esame di maturità, stipulano un “patto sciagurato” che li vincolerà fino all’ultimo giorno della loro vita. Ogni anno, ciascun membro del gruppo versa una somma di denaro in un fondo comune, e il capitale accumulato sarà diviso tra i superstiti quando ne rimarranno solo tre. Questo accordo, inizialmente scherzoso, si trasforma in una competizione spietata per rimanere in vita il più a lungo possibile, rivelando rancori, amori taciuti e invidie accumulate nel tempo.
“Il libro più votato dai giurati del Mancini – spiega la prof.ssa Mata Lo Russo – è stato, però, “Occhi di bambina” di Marco Vichi, scrittore famoso per i suoi noir. In questo romanzo, che non è entrato nella cinquina dello Strega, ma è giunto al secondo posto dello Strega Giovani. Con rara intensità Vichi esplora le fragilità e il coraggio dei più piccoli di fronte alle situazioni della vita, e la loro sorprendente capacità di trovare la luce nel buio.
L’altro testo apprezzato, nonostante la sua durezza, è “lo Sbilico” di Alcide Pierantozzi, capace di raccontare in modo crudo e vero, da dentro, un male che è di molti cioè il punto di rottura della mente, che si accompagna al malessere psicologico, all’alienazione e alla medicalizzazione.
Un buon riscontro è stato ottenuto dalle “Vedove di Camus” di Elena Rui, che con una straordinaria polifonia, mentre il mondo intero rimane attonito, orfano di uno dei più grandi intellettuali del Novecento, Albert Camus, morto in un incidente stradale, dà voce alle quattro donne, che si ritrovano all’improvviso “vedove” dell’uomo che tutte amavano.
Un’allieva, invece, ha votato il libro di Raimo, “l’invenzione del colore”, una dolorosa e sincera storia di chi siamo noi, in questo tempo di mezzo fra i Grandi Padri di prima e i piccoli tragici autocrati di adesso, come ha opportunamente sottolineato Concita de Gregorio.
La varietà di giudizi, che non sempre collimano con quelli degli Amici della domenica o degli elettori forti, è prova evidente della freschezza della capacità di lettura dei nostri giovani, che votano senza condizionamenti per i romanzi più vicini alle loro istanze e sensibilità.
Ogni anno è un’avventura, un viaggio di scoperta, di incontri e di confronti anche fuori dalle aule scolastiche, se sì pensa che il primo appuntamento avviene di solito in un caffè della città, proprio per ricreare l’atmosfera delle domeniche pomeriggio organizzate da Goffredo e Maria Bellonci, quando si cominciava a respirare finalmente un’aria di libertà, fervida di entusiasmo umano e culturale. Era il 1946 quando si pensò, grazie anche alla disponibilità illuminata dell’industriale Guido Alberti, di dare avvio al Premio Strega. Non è una coincidenza che gli 80 anni dall’avvento della Repubblica coincidano con quelli di questo premio, ancora oggi la competizione letteraria più famosa in Italia”.
Dopo Mari si piazza Matteo Nucci e il suo “Platone. Una storia d’amore”, Feltrinelli, proposto da Giancarlo De Cataldo (242 voti). Al terzo posto della semifinale “La sonnambula” (Bombiani) di Bianca Pitzorno – che nel corso della serata non era presente ed è stata rappresentata dalla sua editor. Il romanzo di Pitzorno proposto da Roberta Mazzanti ha raccolto 195 preferenze. “Donnaregina” di Teresa Ciabatti si è aggiudicata la finale con 184 voti, mentre Alcide Pierantozzi con “Lo sbilico”, edito da Einaudi e proposto dalla già vincitrice del Premio Donatella Di Pietrantonio, è in quinta posizione grazie a 170 voti. Ad aggiungersi alla cinquina “Vedove di Camus” di Elena Rui, edito da L’Orma e proposto da Lisa Ginzburg. Arriva in finale con 163 voti come il libro più votato tra quelli non rientrati nella cinquina e pubblicati da piccoli e medi editori. Si tratta di una regola introdotta nel 2015 per rendere la competizione più equa. Il vincitore del Premio Strega sarà annunciato il prossimo 8 luglio. La serata finale di questa 80° edizione abbandona la storica cornice del Ninfeo di Valle Giulia e si terrà nella nuova location di Piazza del Campidoglio a Roma.


