È noto che l’Irpinia sin dagli anni del dopoguerra, fatta eccezione per un breve periodo nella seconda metà degli anni quaranta, ha sempre coltivato la politica in direzione progressista. Fiorentino Sullo, fondatore della Dc irpina e della corrente di Base sul piano nazionale, ha sempre testimoniato nella sua lunga vita il valore della laicità della politica, scontrandosi anche con i rappresentanti locali del Vaticano in durissime polemiche con il clero che sarebbe utile recuperare soprattutto per contribuire alla formazione politica dei giovani irpini e non solo. Il suo insegnamento aveva fatto sì che le forze conservatrici trovassero in Irpinia uno sbarramento. Eppure qui hanno agito nel passato personaggi della destra di altissimo profilo come Emilio D’Amore in Avellino, Alfredo Covelli da Bonito, i Franza sul Tricolle. Nonostante la loro presenza, autorevolissima in Parlamento, la destra in Irpinia non ha mai avuto un ruolo determinante negli anni anche sul piano ideologico.
Gli studiosi di politica sanno bene di cosa parlo.
Questo incipit, niente affatto nostalgico, mi è utile per tentare di capire quello che sta accadendo oggi in Irpinia alla luce dei fatti che non solo si intrecciano con enormi ambiguità ma rendono incomprensibile un modo di far politica che, smentendo la nobile storia del passato, sta approdando sempre più verso una forma di mercato personale fatto dai vertici delle coalizioni a danno del valore della politica nel suo significato vero, come spirito di servizio e risposta ai bisogni della comunità. In sintesi: il cosiddetto Campo largo si sta legittimando per dare forza ad un centrodestra fino ad ieri in difficoltà. No, non è un paradosso. I fatti dicono che di questo si tratta. Lo strano intreccio si verifica soprattutto nel Pd dove le componenti stanno offrendo il loro aiuto alla destra boccheggiante. Esaminiamo quanto è accaduto alla Provincia. Un presidente, Buonopane, esponente di spicco del Pd, viene fatto fuori dal suo stesso partito che, alleandosi con esponenti di destra, consegna lo scranno più alto nella difesa del territorio ad un sindaco messo lì per garantire il potere personale ai suoi sponsor. In un precedente commento avevo immaginato questa operazione come un patto scellerato tra esponenti di partiti diversi per la gestione del potere locale, Provincia, e ambizioni per approdare al Parlamento. Potrei continuare con quanto è accaduto ad Ariano Irpino dopo il voto di maggio e la collocazione dei vertici cooptati nel potere comunale. Potrei fare esempi di intrecci paradossali che dimostrano come oggi si è invertita la rotta nel senso che il centrosinistra viene svuotato del proprio ruolo abdicando alla sua funzione e creando ampi spazi al centrodestra che non gode di questa complicità solo perché nel suo ambito le lacerazioni sono profonde. Naturalmente tutto questo può avvenire grazie anche ai trombettieri prezzolati, fatte le dovute eccezioni, che ieri erano le voci del Campo largo e oggi paladini e custodi dell’immoralità della politica.
Detto questo però, come ho avuto modo di scrivere, i rappresentanti anche delle istituzioni sono “messi lì” per assolvere al ruolo dei guardiani del potere. Ciò che meraviglia è il silenzio dei vertici nazionali del Pd. La segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, spesso ad Avellino nei turni elettorali, perché tace? Non è informata del caso Avellino o forse porge l’altra guancia dopo aver ricevuto uno schiaffo e aver garantito l’unità del partito nella scelta dei vertici istituzionali locali? E come si giustifica il silenzio dei vertici regionali, un tempo “anema e core” con chi rappresentava l’Irpinia nella Regione dando sostegno all’ex governatore? E andando oltre, il “messo lì” alla guida del partito come segretario provinciale del Pd non si rende conto che non si può gestire con il metodo dell’uomo solo al comando (già sarebbe questa una virtù), garante degli intrecci perversi del Pd in Irpinia. Nessuna assemblea pubblica con gli iscritti, mai un contributo nelle discutibili scelte che vengono fatte, mai una manifestazione pubblica per affrontare i temi dell’illegalità diffusa o dello sviluppo che avanza tra difficoltà. Certamente non si può dire che il segretario sia un neofita della politica, anzi quando ragionava di testa sua qualche successo l’ha pure ottenuto.
Mistero della non politica irpina. Personalmente ritengo che possa essere un vantaggio aver scelto al fianco del sindaco Pizza personaggi nel governo comunale che negli anni, seguendo la logica del trasformismo, sono sempre al nastro di partenza per una nuova corsa. Come pure, mi chiedo, che fine ha fatto quella sinistra dura e pura che in Irpinia ha sempre svolto un ruolo autonomo e costruttivo stando all’opposizione se è vero che uno degli esponenti ha offerto la disponibilità per far parte dell’allegra compagnia degli intrecci?
Il mistero continua. Il dato negativo è che tutto questo non aiuta l’Irpinia a uscire fuori dal guado per rendere concreta una diversa visione e strategia e vede i cittadini assenti o, se scelgono, lo fanno turandosi il naso.
Certo sono lontani i tempi dei sindaci di valore, autonomi, competenti, non messi lì ma accompagnati dal convinto consenso popolare, cito per tutti Mario Bianchino, o i politici di razza come Michele D’Ambrosio che mai si sarebbe sognato, con il suo rigore, di prestare il fianco agli eterni nemici. O dopo Sullo a De Mita, Bianco, Mancino, De Vito, Alberta De Simone, Modestino Acone, Manlio Rossi Doria, i Benigni, Enzo De Luca e i tanti che intendevano la politica come un mezzo per affermare il bene comune. Oggi il bene non c’è, la politica è morta, i partiti sono in Irpinia modelli di trattativa e di transazione per il potere adottando la pratica del silenzio e la negazione. Noi, al contrario della Schlein e dei suoi rappresentanti in Irpinia, non ci arrenderemo nel nome della libertà della buona democrazia, nella lotta contro l’illegalità e dell’insegnamento dorsiano.



