di Virgilio Iandiorio
Quante volte capita di chiamare una persona, o una cosa con un altro nome. Diciamo che è stato un lapsus, un errore non voluto. A volte capita di chiamare un familiare con un altro nome, diverso da quello che si aveva sulla punta della lingua. Secondo il Vocabolario online Treccani i lapsus sono “errori involontari che consistono nel sostituire un suono o scrivere una lettera invece di un’altra, nella fusione di due o più parole in una sola, nell’omissione di una parola, nel pronunciare o scrivere un nome invece di un altro” e via dicendo. Sigmund Freud ne ha trattato in Psicopatologia della vita quotidiana, edito nel 1901. Secondo Freud il lapsus va fatto risalire all’ammissione involontaria di un conflitto interiore, vale a dire un pensiero tenuto nascosto a noi stessi e rimosso perché percepito come sgradevole.
A me è capitato, e non una sola volta, di commettere dei lapsus “disastrosi”. Ho confuso i nomi del nipote adolescente con quello del nipote giovane. Vaglielo a dire che è stato un lapsus. Non c’è giustificazione che regga, perché quell’errore involontario è una manifestazione dell’inconscio, un pensiero tenuto nascosto. Si indicherebbero relazioni familiari distorte. Il commento del nipote più piccolo:” Tu vuoi bene a mio fratello. Ai tuoi occhi c’è solamente lui”. Non c’è stato verso di far capire che l’errore è stato involontario, che l’affetto per i nipoti non fa distinzione né di età né di qualità fisiche o intellettuali possedute.
Non sono lapsus i sinonimi usati a casaccio o a bella posta? Se chiami l’invasione dell’Ucraina “operazione speciale” è solamente per non chiamarla guerra. Perché la parola guerra è da bandire dal vocabolario della brava gente. Operazione speciale è più simile ad un intervento chirurgico, un’operazione difficile e rischiosa da portare a compimento a beneficio del paziente, e con grande merito dei chirurghi impegnati.
Se lo chiami “campo largo” non è più un insieme di persone che si trovano per caso insieme; ma diventa uno spazio grande come un campo sportivo, dove tutti si cimentano in competizioni atletiche. In politica poi è tutta un’altra cosa. Basta una foto tutti insieme. Poi ognuno per sé.
Altra parola che provoca reazioni contrastanti è “minaccia”. La minaccia russa non esiste, è un’invenzione della Nato, gridano ai quattro venti i campioni del pacifismo europeo.
Vuoi vedere che sono tutti lapsus? Se no, come spiegare “genocidio” quando ci si riferisce a Gaza, pardon a Israele che lo commette, e in altre parti del mondo dove muoiono popolazioni, non si può usare la stessa parola? Evidentemente viene rimossa la parola perché inconsciamente non gradita. Non alla psiche, ma al partito politico a cui si appartiene.



