di Simone D’Anna*
La scoperta dell’area archeologica di Campo Ceraso, nel Comune di Torre Le Nocelle, avvenne verso la metà degli anni 90 a seguito di movimenti terra effettuati per la realizzazione di un opificio.
Ricordo a me stesso e anche a chi legge che Campo Ceraso, uno dei pochi insediamenti pluri-stratificati dell’intera Regione, fu sottoposta a Vincolo archeologico con D. M. del 31.01.1997.
Pochi anni dopo, lo stesso sito fu oggetto di sbancamenti di terreno non autorizzati motivo per cui gli autori furono denunciati dalla Soprintendenza.
Nel 2021, a seguito di una mia segnalazione, lo stesso sito, fu sottoposto a sequestro dal Corpo Forestale di Mirabella Eclano per interventi non autorizzati dalla Soprintendenza.
A distanza di cinque anni e cioè il 4 agosto del 2026 ho nuovamente chiesto l’intervento del 112 a causa di movimenti terra effettuati all’interno dello stesso sito. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri Forestali di Volturara Irpina, ma nel frattempo, a causa di una forte grandinata, tali lavori erano stati già interrotti.
Il terreno proveniente dal summenzionato scavo è stato trasportato in almeno due diverse zone, una a ridosso dell’area archeologica di Campo Ceraso e l’altra nei pressi dell’incrocio stradale nel limitrofo Comune di Venticano.
Nel visionare i cumuli dei terreni scaricati nelle due suindicate aree ho potuto appurare la presenza di numerosi resti archeologici: dalla ceramica preistorica del Neolitico Antico (facies di Guadone), alla ceramica Eneolitica di tipo Laterza, una tazza dell’età dell’Antica età del Bronzo di tipo Palma Campana, una grossa macina in granito, numerosi resti ossei, verosimilmente umani, e frammenti di “concotto”, tipici dei resti di capanne, dei forni, delle fornaci e delle piastre di cottura.
In data odierna ho provveduto a consegnare tutto il materiale raccolto presso gli Uffici della Soprintendenza di Avellino.
Alla luce di quanto accaduto, trattandosi di un sito pluri – millenario di età preistorica che necessita di un’accurata analisi stratigrafica dei terreni, in quanto privo di strutture monumentali facilmente riconoscibili mentre si effettua uno sbancamento con ruspe o escavatori, ho ritenuto opportuno segnalare alla Soprintendenza la necessità di voler riconsiderare le eventuali autorizzazioni eventualmente concesse al fine di garantire la massima tutela al sito medesimo.
Mi auguro che venga rivolta la dovuta attenzione anche le località dove sono avvenuti gli scarichi dei terreni di Campo Ceraso, colmi di materiali archeologici, per evitare gli stessi luoghi possano essere scambiati per siti archeologici di straordinaria importanza.
Nel corso degli anni ho potuto così assistere alla graduale scomparsa di uno dei siti preistorici più importanti dell’Irpinia e della Campania, letteralmente divorato dagli escavatori e i suoi resti sparsi in ogni dove.
Ciò che rimane di Campo Ceraso sono dunque i risultati delle poche e incomplete indagini archeologiche, i materiali rinvenuti e le rimanenti aree adiacenti, si spera ancora ben conservate, ma il cui destino sembra essere già segnato dalla storia attuale.
A mio avviso il caso di Torre Le Nocelle, uno dei paesi più importanti dal punto di vista archeologico, è emblematico delle fragilità del territorio irpino dal punto di vista della tutela storica, culturale e archeologica.
Di recente vi è stato anche il caso della tomba a cupa di età romana rimossa dalla piazza centrale del paese e dell’epigrafe di età romana ove è menzionato un aruspice, cosa rarissima dalle nostre parti, e di cui non si ha più nessuna notizia.
Credo che la nostra Provincia sia piena di storie simili a quelle di Torre Le Nocelle che meriterebbero di essere raccontate.
*autore della scoperta di Campo Ceraso








