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D’Amelio scuote il Pd irpino: “Partito assente e senza confronto, ora basta con gli accordi decisi da pochi”

“Ciò che di positivo era successo nel campo progressista al Comune di Avellino è stato immediatamente ribaltato dal voto provinciale. Completare subito la segreteria. Ariano, serve un congresso”

Rosetta D’Amelio, presidente della Commissione di Garanzia regionale del Pd, interviene nel dibattito avviato dal Corriere dell’Irpinia sullo stato del partito in Irpinia, sulla mancata composizione degli organi dirigenti e sulle divisioni emerse dopo il voto per la presidenza della Provincia.

Allora, il partito che ha ottenuto risultati importanti, ma a quanto pare sembra faticare a ritrovare una piena dialettica interna.

Sì, il Pd irpino infatti ancora non ha completato la composizione degli organi dirigenti, dopo l’elezione del segretario provinciale (Marco Santo Alaia, ndr). Per la città di Avellino si è scelto di rimandare la composizione della segreteria a dopo l’elezione del sindaco. Però, a mio avviso, sarebbe stato più utile affrontare quelle elezioni con una segreteria al completo, non con il solo segretario.

Si era stabilito che subito dopo le elezioni al Comune di Avellino sarebbe stata eletta la segreteria, però così non è stato.

Nel frattempo abbiamo votato anche per la Provincia e non c’è stata la possibilità di un confronto negli organi del partito su chi dovesse essere il candidato alla presidenza. E ritengo che questo sia un fatto grave per un partito che si chiama democratico.

Soprattutto perché il Pd è il partito che esprime la maggioranza degli amministratori e sarebbe stato naturale ragionare sulla possibilità di avere un presidente della Provincia del Pd.

Poi, attraverso una discussione democratica, si sarebbe potuto decidere anche diversamente: ovvero che un candidato di un altro partito rappresentasse maggiormente il Pd. Il punto è che questa discussione non c’è stata.

Si sono invece fatti accordi non concordati con tutti che hanno riguardato solo alcuni livelli istituzionali. E così, i consiglieri regionali Petracca e Alaia da una parte e i 5S e un’altra parte del Pd dall’altra: il centrosinistra spaccato. Ciò che di positivo era successo nel campo progressista al Comune di Avellino è stato immediatamente ribaltato dal voto provinciale.

Il presidente uscente della Provincia Rino Buonopane ha chiesto l’intervento del Pd nazionale per commissariare il Pd locale: condivide?

Dico che una soluzione va trovata: è inimmaginabile che il Pd irpino sia in una tale situazione di ambiguità. Oggi il partito è assente rispetto a tutto, forse proprio per tale ragione: perché non si vuole uscire allo scoperto, non vuole, non può prendere una posizione su nulla. Abbiamo perso un’intera estate nella quale si potevano organizzare feste dell’Unità, dibattiti politici e momenti di confronto. Nei nostri piccoli comuni l’estate è una stagione privilegiata anche per coinvolgere i tanti giovani che studiano fuori e le persone che tornano nelle proprie comunità.

Anche questa è stata un’occasione persa. Ora non si può perdere altro tempo perché si apre una nuova fase di tesseramento. Se il livello locale non riesce a completare il percorso, devono intervenire il partito regionale e quello nazionale e fare in modo che gli organi dirigenti vengano finalmente pienamente costituiti.

Anche i vertici regionali sono responsabili?

Sì. Anche il partito regionale: sembra quasi che Avellino sia un’isola a sé. A Napoli c’è, a Salerno anche, così come a Benevento.

Lei ha sostenuto l’attuale segretario provinciale.

Ho votato il segretario provinciale. Ora è il momento che risponda al mandato per il quale è stato chiamato.

Non può lavorare in solitudine. Il segretario provinciale di un partito non è il segretario che risponde al consigliere regionale, al deputato, se c’è, o al sindaco. Risponde agli organi del partito.

Altrimenti è inutile avere un partito.

Il Pd, nonostante tutto, conserva però un radicamento importante sul territorio.

Questa è la fortuna del Pd, pur con tutte le sue contraddizioni: avere ancora un radicamento vero.

Ma se continuiamo così, credo che questo radicamento ce lo sogneremo, perché la gente si scoraggerà.

È sbagliato pensare che il Pd possa essere diretto dagli uomini che stanno nelle istituzioni. Chi è nelle istituzioni deve fare bene il proprio lavoro nelle istituzioni. Il partito deve fare bene il suo lavoro sui territori, deve stimolare e, se necessario, anche criticare le istituzioni, e deve avere un progetto generale.

Ariano Irpino è un caso che sembra mettere in evidenza le difficoltà del partito a confrontarsi al suo interno.

Ad Ariano bisogna fare subito un congresso. Questa è la mia impostazione. Con il congresso, gli organi dirigenti del partito devono decidere chi li rappresenta nelle istituzioni e sul territorio. Altrimenti ognuno va per conto proprio. E questo è grave e non è utile a nessuno.

Avere un partito coeso e radicato è ancora più importante in vista delle prossime elezioni politiche.

Certamente. Non possiamo arrivare all’ultimo momento e chiedere sempre ai nostri iscritti di turarsi il naso e votare a prescindere.

Dobbiamo invece mobilitarli, avere un partito in piedi, con tutti gli organi al completo e sapere che la battaglia per le politiche sarà importantissima.

Non possiamo continuare a tenere al governo del Paese questa destra che, per quanto mi riguarda, disamministra e lascia vivere le persone in una condizione di grave disagio economico.

I dati ci raccontano una situazione difficile. Ad esempio, che metà delle famiglie italiane non possono andare in vacanza. E dobbiamo rimettere al centro i diritti delle persone e impegnarci su questioni fondamentali come la sanità, che non può diventare sempre più privatizzata.

Per fare questo serve un partito che si confronti, che lavori comune per comune, che abbia un progetto politico e una visione ampia.

(antpica)

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