di Michele Zarrella
Il Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus (C3S), uno dei programmi chiave dell’Unione Europea per monitorare la crisi climatica della Terra, ha emesso un comunicato stampa in cui evidenzia che il mese di luglio 2026 è stato il secondo luglio più caldo a livello globale con un aumento di +1,47 °C dal periodo preindustriale. L’Accordo di Parigi del 2015 auspicava di non superare 1,5 °C entro fine secolo! In tale rapporto si comunica che caldo e siccità eccezionali in Europa occidentale hanno alimentato incendi estremi e ridotto la portata dei fiumi (Senna, Reno, Danubio), minacciando energia e agricoltura. La porzione di oceani e dei mari compresi tra i 60° di latitudine nord e i 60° di latitudine sud hanno registrato temperature record. Nell’Atlantico e nel Mediterraneo occidentale si sono registrate diffuse ondate di calore marine di intensità forte o grave, con impatti su ecosistemi e comunità costiere. … Sono oltre 50 anni che gli scienziati comunicano i dati sul cambiamento climatico e sulle azioni da mettere in atto. Ma l’umanità è sorda!
Dal 2002 ho iniziato a raccontare, con articoli, convegni einiziative, dei rischi e dei pericoli che i nostri comportamenti stanno provocando all’equilibrio della biosfera. I risultati sono molto, molto deludenti. Mi viene la malinconia quando ci penso. Nel 2021 scrivevo un articolo dal titolo “Questa è l’estate più fresca dei prossimi dieci anni”. Nel 2022 e nel 2023 ho ripetuto lo stesso titolo. Nel 2024 ho cambiato registro, ho scritto le cose che io faccio per inquinare il meno possibile, ma sempre con risultati scadenti. Nel 2025 mi sono astenuto pensando che fosse inutile. Quest’anno visto il comunicato di C3S, e anche per la spinta di un amico, ho voluto riscrivere un articolo sul tema. Questa volta dico che questa è l’estate più fresca dei prossimi 40 anni. Sì perché anche se potessimo smettere da domani di inquinare eliminando le fonti fossili – cosa impossibile! – gli scienziati hanno calcolato che l’inquinamento già prodotto nell’atmosfera diminuirebbe e ritornerebbe ai livelli del 1990 solo entro 45 anni.
Il clima è qualcosa di vivente, come “aria che vive”. Il clima non è un concetto astratto e lontano da noi. Ci siamo dentro: come i pesci sono immersi in un oceano di acqua noi siamo immersi in un oceano di aria. Il clima è l’aria in cui siamo immersi è l’aria che respiriamo, l’aria che attraversa in questo momento le nostre narici e arriva nei nostri polmoni. Fermatevi un attimo ad ascoltare il vostro respiro. Quest’aria è un oceano che avvolge tutto il pianeta come se fosse una pelle, come il piumaggio di un uccello, come la pelliccia di un orso, come la buccia di una mela. E proprio come la buccia di una mela è sottilissima rispetto alla Terra. Anzi in proporzione è più sottile della buccia della mela.
Noi pensiamo che l’atmosfera che sta sopra di noi sia immensamente grande, quasi infinita. Ci sbagliamo! Essa, per la parte ove avvengono i fenomeni climatici che viviamo e respiriamo, la troposfera, è pari a 10-12 km. Se riducessimo la sfera terrestre a un pallone da calcio, l’atmosfera sarebbe inferiore al velo della vernice con cui, ipoteticamente, lo dipingeremmo. L’atmosfera respirabile è un involucro fragile intorno a una palla gigantesca. Dentro questo involucro tutti – esseri viventi e non – siamo connessi. Le nuvole trasportano miliardi di tonnellate di acqua necessaria al suolo, riempiono i fiumi, dissetano le foreste. Il respiro che avete appena fatto contiene circa 400.000 degli stessi atomi di argon che Gandhi respirò durante la sua vita. Dentro il sottile, fluttuante, indefinito involucro della troposfera tutti gli esseri viventi sono nutriti, protetti e mantenuti. Come la pelle di un uomo, il piumaggio di un uccello, la pelliccia di una volpe, l’atmosfera mitiga e regola in modo adeguato la temperatura dell’aria, delle acque e della vita come la conosciamo. L’atmosfera media il rapporto tra il pianeta e la fredda e oscura immensità dell’Universo dove la temperatura è di 270 °C sotto zero. Se questa mediazione viene modificata si hanno modifiche al rapporto fra vita e pianeta.
L’abitabilità di un pianeta non è una condizione durevole, ma una fase transitoria, come ben sanno e affermano gli scienziati che cercano la vita su altri pianeti. L’abitabilità di un pianeta è una storia di relazioni tra energia, materia, condizioni e retroazioni. Intanto i mezzi di comunicazione continuano a dire che il pianeta si surriscalda, fallendo completamente il bersaglio. Che su un pianeta, vivo come il nostro, aumenti o diminuisca la temperatura è cosa normale. Il fatto, la notizia da trasmettere è che la modifica dell’equilibrio dinamico della biosfera potrebbe compromettere la vita sul pianeta. Questo è il messaggio da inviare! Se un pianeta si riscalda o meno non cambia nulla per il pianeta. Se scompare una specie su un pianeta al pianeta non fa né caldo né freddo. Ne sono scomparse milioni! Quindi? Per il pianeta la scomparsa di una specie è paragonabile a una nostra deglutizione. Pertanto sarebbe ora di smettere di ingannarci e procedere rispettando quanto dice la scienza e gli accodi sottoscritti. Quello di Parigi in primis.
Ci sono buone ragioni per provare paura e disperazione, ma il primo passo è prendere coscienza, accogliere il dolore e la perdita, e dopo guardare al futuro con occhi sereni e con determinazione. La mia proposta è nel buttare tutte le “stampelle” fatte di astrazioni e stupidità e scegliere di seguire quello che dice la scienza. Quindi costruire case coibentate, prevedere una cisterna per raccogliere le acque piovane, mettere sul tetto pannelli solari per produrre l’acqua calda, riscaldamento sotto pavimento a bassa temperatura, caldaia a condensazione, infissi con vetro camera, dietro i termosifoni attaccati alle pareti esterne della casa inserire pannelli riflettenti il calore (come quelli che usiamo in macchina d’estate), installare un impianto fotovoltaico e sfruttarlo al massimo con piastre a induzione per la cucina in modo da ridurre al minimo il consumo di gas, ricaricando le batterie, utilizzando gli elettrodomestici di giorno, ecc., camminare il più possibile a piedi – fa bene alla salute! –, usare auto elettriche o di piccola cilindrata – un SUV consuma circa cinque volte in più per fare la stessa cosa! –, ridurre il consumo di carne, mangiare cibi a km zero, bere l’acqua del rubinetto, fare la racconta differenziata, riutilizzare quanto più possibile ogni cosa ridandogli nuova vita, ecc. Questi sono i comportamenti che facciamo in famiglia e che mostrano la nostra condizione umana di terrestri coscienti di vivere dentro un involucro di aria viva.


