di Felice Santoro
1971: nasce la Premiata Forneria Marconi, simbolo del rock progressivo, il gruppo italiano che diventerà il più noto all’estero, specialmente negli Stati Uniti e in Inghilterra, con una formazione di altissimo valore: Franz Di Cioccio, batteria, e dopo alcuni anni anche voce; Mauro Pagani, polistrumentista, in particolare violino e flauto; Giorgio Piazza, basso, dal 1973 l’ex Area Patrick Djivas; Franco Mussida, chitarra; Flavio Premoli, tastiere. Un quintetto leggendario nel panorama musicale.
2026: Lioni, 14 Agosto. C’è solo il mitico Franz, nome che gli fu dato dal padre musicista, che suonava l’oboe, in omaggio a Listz e Schubert; temporaneamente assente Djivas, il quale divenne molto amico dello statunitense Jaco Pastorius, che è assai riduttivo definire soltanto ex Weather Report anche se non è poco, sostituito da un ottimo Luca Zabbini al basso; il solido Lucio Fabbri, in grande forma, al violino, in realtà polistrumentista, direttore d’orchestra, da oltre un trentennio collaboratore del gruppo; alle tastiere Alessandro Scaglione, in squadra da più di un decennio; alla chitarra dal 2015 il napoletano Marco Sfogli e alla batteria Eugenio Mori, presente dal 2015, e dopo essersi allontanato per alcuni anni è rientrato nel 2021; si alterna con Di Cioccio e colpisce con quale rispetto invita il maestro a tornare alla batteria mentre canta un altro componente, un’autentica devozione, che in realtà attraversa l’intero gruppo.
Poco dopo le ventidue inizia la serata con un programma diviso in due parti, ognuna di circa quarantacinque minuti. Doppia Traccia, infatti, è il titolo del tour 2026 della PFM che si è esibita in piazze e borghi d’Italia con ampio riscontro e immutata simpatia.
Il leader del gruppo, abruzzese ottantenne, è scoppiettante, molto carico, pimpante ed entusiasta e si avvicina al microfono con due bacchette, infilate nei pantaloni, per percuotere la batteria.
Il complesso sprigiona tanta energia, è molto affiatato, si diverte, diverte e sforna i grandi successi: “Il respiro del tempo”, “La carrozza di Hans”, “Suonare suonare”, fino a chiudere con la famosa e molto attesa “Impressioni di settembre”. Resta nella memoria l’esibizione del gruppo nel 2010 a Roma con Ian Anderson, flautista e frontman dello storico gruppo dei Jetrho Tull.
La seconda fase, un tributo a De André, si apre con “Bocca di rosa”, a cui segue “La canzone di Marinella”, lasciata ascoltare dalla voce registrata di Faber e accompagnata dalla band dal vivo. Un momento molto emozionante a dimostrare che il cantautore genovese è sempre con loro e nel cuore di tanti.
Si continua con “Un giudice”, e poi Zabbini magistralmente canta “Zirichiltaggia” in sardo-gallurese, ancora “Volta la carta” e per chiudere “Il pescatore”. A questo punto Di Cioccio non può fare a meno di dire rivolto al pubblico «Io vi amo», e il concerto si conclude con un’ovazione.
I musicisti sono richiamati a gran voce, ritornano e propongono un altro pezzo assai noto, “É festa”.
Pubblico soprattutto d’annata che ha cantato e assai apprezzato. Numerosi presenti nella centrale piazza San Rocco del paese. La PFM resta una band molto amata e suscita sempre grandi manifestazioni di entusiasmo e intensa partecipazione. Le tappe estive stanno per completarsi, ma sono già fissate alcune date invernali quando il gruppo porterà la sua magia nei teatri italiani.



