La nube si sposta, i territori respirano e cresce la preoccupazione tra i cittadini. Nel frattempo, però, i lavoratori continuano a recarsi quotidianamente nei propri luoghi di lavoro. È proprio questo il punto sul quale la CISL FP Irpinia Sannio chiede che non cali il silenzio.
L’incendio verificatosi nell’area di Airola, infatti, secondo il sindacato, non può essere considerato una questione confinata all’interno dei cancelli di un’area industriale. Quando una nube interessa un territorio più vasto, la qualità dell’aria diventa inevitabilmente una questione di salute pubblica e di sicurezza anche per chi, in quei territori, lavora ogni giorno.
«Siamo stanchi dei comunicati di rito – dichiara Sonia Petrucciani, segretaria generale della CISL FP Irpinia Sannio –. Comprendiamo perfettamente la necessità di evitare allarmismi, ma evitare allarmismi non significa evitare le risposte. Al contrario: significa fornire dati, informazioni scientifiche e indicazioni precise. Oggi vogliamo sapere cosa stanno respirando i lavoratori».
La domanda posta dalla CISL FP è diretta: se ai cittadini viene raccomandata prudenza, quali tutele sono previste per chi deve comunque recarsi al lavoro?
Un lavoratore può essere chiamato a prestare servizio in un ufficio, in una struttura sanitaria, in una scuola, in un cantiere, in un servizio pubblico oppure svolgere attività all’aperto. Da qui la richiesta del sindacato di conoscere quali indicazioni siano state fornite ai datori di lavoro e quali misure di prevenzione siano state adottate.
La CISL FP chiede in particolare di sapere se siano state valutate le condizioni dei luoghi di lavoro, se siano stati verificati gli effetti della nube nelle aree interessate, se siano state individuate misure specifiche per il personale che lavora all’esterno e se i lavoratori siano stati adeguatamente informati sui comportamenti da adottare.
Ma soprattutto pone una domanda: dove sono i dati delle rilevazioni ambientali?
«Non chiediamo di creare panico – sottolinea Petrucciani –. Chiediamo di non creare neppure una falsa sensazione di sicurezza. Se i dati dimostrano che non esiste un rischio significativo, lo si dica chiaramente e si rendano pubblici quei dati. Se invece emergono criticità, bisogna intervenire immediatamente. La via di mezzo, fatta di comunicati generici e informazioni frammentarie, non è accettabile».
La CISL FP riconosce l’attività di monitoraggio avviata da ARPAC, ma chiede che alla fase dei campionamenti segua rapidamente quella della piena trasparenza sui risultati.
«Dire che si stanno effettuando campionamenti è certamente importante – continua la segretaria generale – ma per noi rappresenta soltanto l’inizio. Vogliamo sapere cosa hanno rilevato i campionamenti, dove sono stati effettuati, quali sostanze sono state ricercate, quali valori sono stati registrati e quali eventuali conseguenze possono esserci per la popolazione e per i lavoratori».
Per il sindacato, la trasparenza non può essere considerata un elemento secondario quando sono in gioco la salute pubblica e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
La CISL FP Irpinia Sannio si rivolge quindi direttamente ai sindaci dei Comuni interessati dalla nube, chiedendo alle amministrazioni locali di farsi portavoce delle preoccupazioni delle comunità.
«Chiediamo ai Sindaci di non accontentarsi di ricevere comunicati, ma di pretendere da ARPAC, ASL e dagli altri organismi competenti dati completi e aggiornati», afferma Petrucciani.
La salute dei cittadini, sottolinea il sindacato, non può essere gestita a compartimenti stagni. E non può esistere una distinzione tra chi si trova a casa e chi, invece, deve continuare a recarsi al lavoro.
Il sindacato chiede che venga chiarito con la massima urgenza:
- quali siano i territori effettivamente interessati dalla nube e dalla possibile ricaduta degli inquinanti;
- quali siano i risultati delle rilevazioni già effettuate e di quelle ancora in corso;
- quali sostanze siano state rilevate e in quali concentrazioni;
- se siano state individuate situazioni che richiedano particolari misure di prevenzione;
- quali indicazioni siano state trasmesse ai datori di lavoro;
- quali misure debbano essere adottate per il personale impegnato in attività all’aperto;
- se sia stata effettuata una valutazione specifica delle condizioni dei luoghi di lavoro situati nei territori interessati.
«C’è un principio che deve essere molto chiaro – afferma Sonia Petrucciani –: nessuna esigenza organizzativa può venire prima della salute e della sicurezza dei lavoratori».
La CISL FP chiede che, qualora la situazione ambientale renda necessarie particolari precauzioni, queste vengano adottate senza esitazioni. Se necessario, andrà valutata anche una modifica temporanea dell’organizzazione del lavoro o una limitazione delle attività all’aperto.
«Se invece le condizioni sono sicure, lo si dimostri attraverso dati scientifici e non attraverso semplici rassicurazioni», aggiunge Petrucciani.
La CISL FP Irpinia Sannio annuncia che continuerà a monitorare l’evoluzione dell’emergenza e chiede un confronto immediato con le istituzioni competenti.
«Non intendiamo fare terrorismo psicologico e non vogliamo alimentare paure – conclude Petrucciani –. Ma proprio perché prendiamo sul serio la salute delle persone, non intendiamo neppure fare finta che non stia accadendo nulla».
Per il sindacato, quella in corso è un’emergenza che coinvolge contemporaneamente ambiente, salute pubblica e mondo del lavoro.
E il messaggio finale è netto: «Basta rassicurazioni generiche. Basta comunicati di circostanza. Vogliamo i dati. Vogliamo trasparenza. Vogliamo tutele. Perché chi va a lavorare non può essere costretto a scegliere tra il proprio stipendio e la propria salute».



