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Il Ministro dell’inferno, così recita il graffiante titolo di un quotidiano del 13 dicembre, riferito al Ministro dell’Interno in relazione alla politica di cooperazione con le autorità libiche per bloccare il flusso dei profughi. La Libia è l’inferno, questo è il titolo di un paragrafo di un rapporto di Amnesty International, presentato il 12 dicembre a Bruxelles, dal titolo: Libia un oscuro intreccio di collusioni.

«I governi europei, e in particolare l’Italia, sono complici delle torture e degli abusi sui migranti detenuti dalle autorità libiche» è la denuncia contenuta nel rapporto di Amnesty International.

Il rapporto di Amnesty svela il sistema di violenza e sfruttamento da parte delle milizie, delle autorità e della Guardia costiera di Tripoli, sostenute dai governi europei

«I governi europei non solo sono pienamente a conoscenza di questi abusi, ma sostengono le autorità nel trattenere le persone in Libia» ha spiegato il direttore di Amnesty per l’Europa, John Dalhuisen.

Amnesty ricorda che 500mila persone sono bloccate in Libia, dove subiscono terribili violenze, fino a finire all’asta nei moderni mercati di schiavi.

La presenza nella legislazione libica del reato d’ingresso irregolare e l’assenza di norme per la protezione dei richiedenti asilo generano la carcerazione di massa: torture, lavori forzati, estorsioni, uccisioni, stupri sono la quotidianità per almeno 20mila persone. Altre migliaia sono imprigionate da gang criminali. Spiega Amnesty: le guardie torturano per estorcere danaro e, quando lo ricevono, passano le vittime ai trafficanti, che organizzano la partenza con la complicità della Guardia costiera.

La nostra cooperazione con i libici prevede: supporto al Dipartimento che gestisce i centri di detenzione; addestramento ed equipaggiamento della Guardia costiera libica; accordi con autorità locali, leader tribali e gruppi armati per incoraggiarli a bloccare il traffico di esseri umani.

Nel 2017 le motovedette di Tripoli hanno intercettato 19.452 persone che tentavano di fuggire via mare riportandole nell’inferno dei campi di detenzione.

Il rapporto documenta l’intervento di una motovedetta, la Ras Jadir (che l’Italia ha donato alla Libia), che ha provocato il 6 novembre scorso l’annegamento di almeno 50 persone: ignorando i protocolli operativi, non ha lanciato in acqua gli scafi di salvataggio ma ha accostato un gommone in avaria provocandone il semiaffondamento, molti migranti sono finiti in mare. Un video mostra i migranti a bordo della Ras Jadir frustati con una cima, un uomo si getta in acqua e viene travolto dalla motovedetta, nessuno prova a salvarlo.

Il rapporto conclude denunziando la natura illegale ed ingiustificabile della politica dell’Unione Europea (ed in particolare dell’Italia) che mira a mantenere bloccati in Libia quasi mezzo milione di persone, esponendole a torture e sofferenze indicibili.

Quali sono state le reazioni dei mezzi di informazione e dei politici italiani di fronte ad una denunzia così puntuale, documentata ed autorevole?  Nessuna: un silenzio assordante è stata l’unica risposta.

I principali leaders politici italiani questa settimana, si sono scambiati accuse roventi sulla responsabilità per la mancata riduzione dei vitalizi ai parlamentari o per le fake news, ma nessuno ha fiatato di fronte alla denuncia delle conseguenze di scelte politiche che devono essere considerate infernali, in senso tecnico, poiché garantiscono l’inferno su questa terra a decine o a centinaia di migliaia di persone. Del resto i principali mezzi di comunicazione non hanno dato scandalo e nessuno ha chiesto alle autorità politiche italiane di rendere conto dei guasti prodotti da una politica disumana. Nessuno deve rispondere di niente, basta chiudere gli occhi e non vedere: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

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