Fausto Baldassarre
Lawrence Baldassaro nasce a Holyoke, Massachusetts, il 25 giugno 1943. Holyoke, cittadina industriale, dove diversi immigrati fondano società di mutuo soccorso e centri culturali impegnati nel salvaguardare le origini. La madre di Larry è Olive Nubile, originaria del comune abruzzese di Turrivalignani (Pescara). Il padre Gerard invece ha radici irpine, figlio di Raffaele Baldassarre, proveniente dalla contrada S. Marina in Montefalcione (AV).
Il nostro italo-americano è studente di letteratura inglese, consegue la laurea presso l’Union College e, dopo una borsa di studio Fulbright Fellowship, il dottorato in italianistica. Successivamente è docente di italiano all’University of Wisconsin-Milwaukee. Il nostro italo-americano mantiene sempre un legame con le proprie radici, con la terra dei suoi avi. Il nostro irpino non si isola nella “torre d’avorio” universitaria, la curiosità è scoprire il Sud vero, reale. Basti pensare che nel secondo dopoguerra il Mezzogiorno d’Italia è laboratorio per le scienze sociali americane. Il sociologo americano Edward C. Banfield nel 1958 pubblica il saggio: Le basi morali di una società arretrata. Anche Larry è tutto preso dalla passione della ricerca. Nel 1974-75 è in Sicilia con Danilo Dolci a trascrivere i racconti della vita degli esclusi, di quelli che il potere e la cultura ufficiale cosiddetta analfabeti e “senza voce”.
Larry si commuove nell’udire questi che la storia cancella e che parlano con la propria lingua, con i loro silenzi e le proprie metafore.
È una maieutica autentica. Non freddi questionari. Per il nostro l’intento è la ricerca della Verità Storica, non quella della propaganda o nascosta o alterata dai media. Baldassaro smette i panni del docente e indossa quello dell’umile intervistatore ispirato dalla storia orale sorta negli Stati Uniti nel 1948, quando Allan Nevins fonda l’Oral History Research Office presso la Columbia University. A tal proposito occorre precisare che in Italia, tra gli anni ‘70 e ‘80, c’è la svolta storiografica: la stagione d’oro della Storia Orale. In questo contesto e clima culturale opera Larry, con l’intento sempre di conoscere sul campo, di verificare. Il nostro intellettuale è antiretorico e in questo senso desantisiano. Si tratta di una passione di accertare vichianamente il fatto, il vero. È del 1976 il saggio di Larry su Pasolini che evidenzia le contraddizioni, come quella dell’uso di un linguaggio inaccessibile, lontano da quelle masse che l’intellettuale friulano intendeva difendere e risvegliare. Pasolini è un rivoluzionario, ma di fatto rimasto senza pubblico. Per il docente italo-americano la democrazia è nel linguaggio: la parola chiara deve raggiungere tutti.
Inoltre Baldassaro continua la sua ricerca di instancabile ricercatore della Verità Effettuale, infatti nel 1988 intervista Francesco Rosi, regista che si definisce: “occhio che scopre le cose”, che rivendica “autonomia dello sguardo cinematografico”. Al menzionato interlocutore il nostro chiede: “Perché il libro Cristo si è fermato a Eboli è stato così fondamentale per la scoperta del Sud? Erano stati scritti già tanti libri sul Mezzogiorno?”
Larry, con questo desiderio di afferrare il Vero, partecipa in qualità di relatore al convegno su Levi, analizzando un altro testo del medesimo autore: Paura della libertà.
Baldassaro ancora pubblica numerosi saggi sulla Divina Commedia. Dante è la vetta più alta della civiltà occidentale. Quelli di Larry non sono esercizi accademici: è rivendicare un patrimonio culturale, è l’eredità da trasmettere, custodire e consegnare agli eredi, alle nuove generazioni. Rigorosa, scientifica, strutturale è la disamina dell’opera di Dante. Profonda l’esplorazione dell’anima, dei sentimenti più riposti e dell’ironia. Il suo saggio più citato è Inferno XII: The Irony of Descent (1978). L’ironia diventa la chiave interpretativa del canto. L’atto di scendere è il preludio necessario dell’ascesa. Lo studioso sa bene che il concetto di ironia attraversa l’intera storia della filosofia, quale elemento fondamentale del discorso. Il filosofo statunitense Richard Rorty ha riproposto il termine e lo ha legato all’idea di contingenza. Larry respira questa cultura, ma la rielabora in modo particolare e creativo.
Come originale è il confronto tra la discesa fisica e quella spirituale. Profonda è la disamina filologica, la rilettura teologica e teleologica e allegorica. Altro tema dell’analisi del nostro è la giustizia retributiva. A tal proposito, in quel periodo in America vivace è il dibattito sulla giustizia. Il testo Teoria della giustizia di John Rawls, nel 1971, rivoluziona su questa problematica la filosofia del Novecento. Baldassaro sogna una comunità fondata sulla Giustizia, sul principio del merito, una comunità consapevole sempre più delle sue radici, del valore della tradizione: tradizione che va conservata, trasmessa, alimentata e consegnata alle nuove generazioni.
La tradizione è la linfa, l’ossigeno, la vita della comunità. Il nostro italo-americano, con questa visione del mondo e della vita, continua in vari testi e articoli dedicati al baseball la narrazione delle origini dei giocatori. Per Larry questo sport, praticato, vissuto, guardato e narrato, è specchio, metafora della vita, proprio come scrive Bart Giamatti, professore di letteratura: “Il baseball è progettato per spezzarti il cuore. Il gioco comincia in primavera, quando tutto ricomincia, e poi continua nell’estate, riempiendo le nostre giornate e le nostre serate, e poi, proprio quando i giorni si fanno più brevi e le sere più fresche, si ferma e ti lascia ad affrontare l’inverno da solo”. La primavera è l’età della giovinezza. L’estate il tempo dell’età adulta. L’autunno e l’inverno rappresentano l’invecchiamento. La fine di un ciclo.
Il baseball insegna il superamento del fallimento. Il segreto del successo non è essere perfetti, ma saper far tesoro degli errori e rialzarsi al turno successivo. Uno sport che conosce la sospensione del tempo, senza orologio. Anche per questo tanto amato dal nostro Lawrence Baldassaro.


