– di Egidio Leonardo Caruso –
Lo spopolamento rappresenta un fenomeno sempre più dilagante che sta falcidiando le aree interne della Penisola da Nord a Sud, mancanza di servizi essenziali quali: medico di base, scuole, reti idriche colabrodo, senza parlare di infrastrutture che stentano a vedere la luce, trasporti e una rete internet veloce. Eppure progetti e fondi non mancano a cominciare dal tanto discusso PNRR. Quali strategie e prospettive di sviluppo per i territori? Di tutto questo abbiamo discusso con Virgilio Caivano Portavoce e Presidente del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni Italiani.
Gli ultimi dati diffusi da Urbistat registrano 15.300 persone in meno negli ultimi cinque anni in Irpinia, cosa significa?
“Lo spopolamento, i flussi migratori non è un tema che riguarda solo le aree interne italiane o irpine, ma ha una dimensione globale che interessa anche paesi come: Francia, Germania, Spagna, Olanda dove questo fenomeno colpisce anche le grandi città. In Italia mi viene da pensare a Napoli, che negli ultimi quattro anni ha perso circa centomila abitanti, siamo di fronte ad un problema enorme da affrontare. Va inoltre considerata anche la scarsa natalità, e un modello di famiglia che fatica ogni giorno di più ad andare avanti, in cui quindi diventa difficile pesare di mettere al mondo dei figli”.
I fondi PNRR ormai prossimi a scadenza da molti ritenuti una “manna dal cielo” per il rilancio dell’intera Nazione, cosa hanno previsto per le aree interne, e quali risultati sono stati realmente ottenuti in termini di sviluppo?
“I pilastri su cui i fondi PNRR dovevano intervenire erano essenzialmente due: la coesione sociale e il riequilibrio territoriale, contrastando la desertificazione demografica, la disoccupazione, la carenza cronica di servizi, la mobilità e le infrastrutture. Beh devo tristemente constatare dopo quattro anni, che la situazione è addirittura peggiorata, quella che doveva essere una grande opportunità di rilancio dei territori, invece si sta trasformando in un incubo con grossi problemi sui bilanci dei piccoli comuni che hanno richiesto ed in parte ottenuto finanziamenti, per progetti che si sono rivelati inutili. Alla fine a pagare il prezzo sono ancora una volta i cittadini, mentre anche questa volta le Regioni hanno miseramente fallito”.
C’è un evidente problema di classe dirigente sia a livello locale che nazionale, gli amministratori paiono più impegnati ciascuno a difendere il proprio campanile, anziché unire le forze cosa che invece riescono a fare meglio nel Nord d’Italia?
“La politica con la P è purtroppo la grande assente, non solo sul tema delle aree interne in Italia manca una visione a carattere europeo, questo penalizza fortemente i piccoli comuni, poi c’è un problema in particolare nel Mezzogiorno -che è secolare- rispetto alle classi dirigenti locali. L’idea della condivisione e costruzione di una programmazione dal basso non appartiene alla cultura amministrativa dei nostri territori, i nostri sindaci <<che oggi hanno oneri, pochi onori, tante responsabilità e poche risorse>> per dare delle risposte a questa assenza stiamo provando a ragionare di legislazione differenziata, cioè regole diverse per territori diversi, detassazione e defiscalizzazione spinta. Ad esempio il Bar di Melito Irpino fa cinquanta caffè a settimana, mentre a Napoli il Bar Mexico ne fa quattromilacinquecento ogni tre ore, ma per entrambi ci sono le stesse regole fiscali, è chiaro che “non c’è partita”. “Proviamo a recuperare il gap di classe dirigente, il 24 ottobre a Bisaccia dove inaugurerò un’importante Scuola di Formazione Politica e Istituzionale insieme a Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli, che ha dimostrato nonostante le difficoltà in un’area difficile del Mezzogiorno, che le cose si possono fare, bisogna studiare i dossier, stare sul pezzo”.
In un disegno di sviluppo ancora possibile delle aree interne d’Italia, come e se può essere utile la Legge sull’Autonomia Differenziata Regionale di Calderoli?
“In qualità di Presidente del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni e Ambasciatore delle Radici, ritengo che la legge di matrice leghista-secessionista sia un male assoluto, perché non lavora sulla coesione dei territori, non privilegia il Principio di sussidiarietà, non fa sì che le Regioni del Nord con le loro capacità, possano accompagnare in senso sulliano le aree più fragili. La sanità pubblica di prossimità in Veneto raggiunge solo il 7% della popolazione, mentre decine di piccoli comuni ad esempio in provincia di Rovigo, sono senza medico di base da anni, quindi lo slogan le risorse dei territori restano ai territori, non regge”.
Quale messaggio lancia ai giovani e agli Amministratori locali?
“Ai nostri giovani dico: abbiate il coraggio di rischiare, mettete in campo le vostre capacità, qualità e professionalità, vincere la sfida di restare sul proprio territorio è possibile, ma c’è necessità di unirsi in un grande abbraccio collettivo, le comunità devono tornare a dialogare, collaborare, chi viene eletto rappresenta tutta la comunità non solo una parte”.

