Sabato, 4 Aprile 2026
13.53 (Roma)

Ultimi articoli

Un dodicenne che impugna una pistola e sparando infrange i vetri di un’auto; un altro ragazzo di un anno più grande, aiutato da coetanei, infila il coltello nello stomaco di un giovane studente per rubargli il telefonino: sono segni dei tempi degradati che allarmano e pongono domande. Sono brani di una racconto, ormai quasi quotidiano, che s’identificano con quel preoccupante fenomeno delle cosiddette baby gang che, non solo a Napoli, stanno dando vita ad una questione epocale. Sociologi, uomini di chiesa, politici, operatori sociali scendono in campo consegnando le loro riflessioni e avanzando proposte. Tutto con grande ritardo giacché, è bene scriverlo, il disagio giovanile covava sotto la cenere. Indubbiamente il dato di partenza è la crisi dei valori. O meglio la crisi di una generazione. Che non è quella che oggi si affaccia alla vita sociale, ma registra il fallimento della crisi genitoriale.

Con troppa velocità il mondo sta cambiando: il distacco tra chi ha generato e chi entra nel mondo è sconvolgente. La memoria non trasmessa riempie il vuoto dell’assenza dell’impegno. Non è poco affidarsi alla considerazione che la società del tutto e subito ha reso muto il rapporto tra genitori e figli. Il tempo del dialogo è sostituito dall’ossessione dell’uso del cellulare che risuona nella pietanza che si consuma a tavola, o dalla distrazione dei genitori con gli occhi puntati su un televisore che offre discutibili intrattenimenti, talvolta all’insegna della volgarità. Per tutto questo non c’è stato un adeguato investimento sociale, a partire dalla lotta all’evasione scolastica, fino alla creazione di posti di lavoro, in assenza dei quali sono i modelli della prepotenza-delinquenza ad avere la meglio. Ma è bene anche allargare lo sguardo all’editoria e ai modelli che essa propone. Cito un esempio che si ricava alle recenti indagini della magistratura e spiegano le incursioni di alcuni componenti delle baby gang.

L’aggressione di Ciro alla metro Policlinico, il ragazzo picchiato e ferito con il cinturino dell’orologio, così come faceva il boss Genny Savastano, altro non è che l’assenza di un filtro nella eterna questione tra il bene e il male. Non ho nulla da eccepire contro lo scrittore Roberto Saviano, fenomeno educativo contro la malavita, in particolare la camorra, ma rifletto e mi chiedo, con inquietudine, quanto la sua Gomorra, diventata serie tv, possa far male a giovani ribelli e pronti ad emulare modelli negativi. Considero Saviano, insieme alla più tenace combattente contro la camorra Rosaria Capacchione, con cui ho collaborato per molti anni, una risorsa intellettuale di grande valore, non fosse altro che per aver denunciato fenomeni malavitosi ben descritto nelle indagini poliziesche, ma ritengo, altresì che il danno provocato dalle sue opere e derivati, molto appetibili dall’industria editoriale non ha assolutamente contribuito a combattere la fragilità di alcuni ragazzi che emulano i protagonisti della sua Gomorra. Scrivo questo ben sapendo di procurarmi malanimo di chi la pensa diversamente.

Certo è che ciascuno con la propria presenza, ma soprattutto con la propria assenza, ha contribuito a sottovalutare un fenomeno che oggi si vorrebbe affrontare o inviando un nugolo di poliziotti in più a Napoli o, come, si propone da qualche parte, agendo sul piano dell’intervento giudiziario. E’ troppo poco tutto questo per fronteggiare una piaga che diventa putrida di giorno in giorno. Possiamo dirci moderno rispetto a quello che accade? A mio avviso una modernità non gestita con i valori si trasforma in barbarie e chiama a responsabilità collettive. Come quella che ha la scuola, con un insegnamento disordinato e più interessato a seguire gli spostamenti dei docenti che, come si dovrebbe, puntare sulla formazione degli studenti.

Ciò detto è senza dubbio, almeno a me pare, che in crisi oggi siano le tradizionali agenzie educative: dalla famiglia, alla stessa chiesa, non sempre maestra di buoni esempi, alla scuola, travolta da riforme che trasformano senza incidere nel tessuto sociale. A tutto questo occorre aggiungere il mancato impegno delle istituzioni che non usano i potenti strumenti di cui dispongono. Penso ad esempio alla scarsa attenzione che viene rivolta al volontariato, che senza un’adeguata politica valoriale rischia di trasformarsi in un ufficio di collocamento per la creazione di un nuovo e illusorio precariato. Lo stesso discorso, calandosi nella realtà delle Regioni, può farsi per il ruolo che svolgono i Piani di Zona sociale che, laddove funzionano, sono dispensatori di mance e prebende, senza incidere nel tessuto sociale. Certo è che di fronte al dilagare del fenomeno occorre scrivere una nuova pagina per riguadagnare il tempo perduto.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

I carabinieri della compagnia di Solofra hanno sottoposto a fermo un 29enne del posto e identificato il presunto complice, un…

L’ultimo bilancio della questura parla chiaro: tra Avellino e provincia si sono verificati, nelle ultime settimane, oltre 50 casi di…

Si è celebrato questa mattina, l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip del Tribunale di Avellino Giulio Argenio per il cinquantaduenne…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

Arriva dal vescovo di Avellino Arturo Aiello un messaggio di speranza alla vigilia della Santa Pasqua, un messaggio in cui la riflessione sulle complesse vicende internazionali abbraccia quella sulle realtà che vive il capoluogo “Ricorderemo questa Pasqua 2026 in una cornice natalizia di gelo e di neve gettata a valanghe...

I carabinieri della compagnia di Solofra hanno sottoposto a fermo un 29enne del posto e identificato il presunto complice, un 32enne atripaldese già agli arresti domiciliari per altri fatti criminosi, gravemente indiziati per il reato di estorsione ai danni di un altro cittadino solofrano. Quest’ultimo, in conseguenza del grave stato...

“Ho provato a raccontare cosa accade quando il meccanismo di una famiglia si inceppa e si raccolgono macerie, frutto delle scelte di coloro che ci hanno preceduto”. Spiega così il regista salernitano Loris Nese l’idea da cui nasce “Una cosa vicina”, in programma martedì 7 aprile, alle 21, al Multiplex...

Giulia di Cairano Il personale è politico. Così recita il motto dello spettro che negli anni Settanta si aggira per l’Europa: lo spettro del femminismo, in quella che la storiografia ha considerato la sua seconda ondata. Se a dare l’espressione diventata poi paradigmatica è stato l’omonimo e fortunato saggio dell’attivista...

Ultimi articoli

Attualità

Rodolfo Picariello “Quella di oggi è una giornata storica per Ariano Irpino, attesa da decenni.”Lo dichiara il Sindaco Enrico Franza,…

“Un osservatorio territoriale on – line dedicato alle trenta famiglie dei pazienti selezionati per il nuovo Centro Autismo di Avellino”:…

AIR Campania comunica che da domani, 4 aprile 2026, la funicolare Mercogliano–Monteverginetorna operativa per accogliere fedeli, turisti ed escursionisti. Completatele…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy