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Centro-destra teorema impossibile?

Le contraddizioni nel centrodestra, esplose con le nomine Rai e i forti contrasti sulle grandi opere, finora sono state coperte (malamente) dal costante richiamo di Salvini, come alibi, al via libera dato da Berlusconi all’esecutivo. E dall’interesse berlusconiano a mantenere in vita la coalizione di centrodestra mediante il debole espediente di attaccare il M5S risparmiando la Lega. Ma ci voleva davvero poco per capire che la permanenza delle sue due principali componenti – Lega e FI – su versanti parlamentari diversi era comunque destinata  a rappresentare un punto di contraddizione difficilmente sanabile. Tanto più con l’avvicinarsi delle elezioni europee.

La mancata stipula del patto di non-belligeranza del San Raffaele, tentato dal leader leghista con la sua incursione ospedaliera, ha mostrato da una parte un indeciso ex Cavaliere (sempre attendista e possibilista quando si tratta di ottenere qualche vantaggio concreto), dall’altra l’intero establishment aziendale e lo stato maggiore politico di FI schierati per la linea dura. Essi hanno imposto di  non concedere alibi alle manovre fin troppo scoperte di Salvini. Di qui il no ribadito alle scelte leghiste sulla Rai, motivato dalla mancata consultazione. Ma dovuto, in effetti, a divergenze di prospettive e di interessi politici oltre che a preoccupazioni diverse. Quelle per il futuro delle aziende. Esposte, in caso di nuove guerre, a contraccolpi imprevedibili. E quelle della componente più politica, le cui speranze di ri-candidature e quindi di sopravvivenza appaiono destinate a ridimensionarsi con il ridursi delle percentuali di FI. Rispetto ai dubbi di questi mondi sul proprio futuro, la riaffermazione berlusconiana nella fiducia sul futuro del centro-destra appare più come una giaculatoria che come un reale orizzonte politico. Senza contare che, anche in FI, cominciano a serpeggiare opinioni (Brunetta) che vedono la possibile costituzione di un fronte populista capace, se non di trasformarsi in vera alleanza elettorale, di influenzare moltissimo l’esito delle europee!

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In ogni caso, la durezza dello scontro è nei fatti. Per alcuni versi anzi, esso si è fatto ancora più duro. Sembra quasi che i due contendenti stiano precostituendosi il terreno per accusare l’ex alleato di aver voluto la rottura rendendo perciò impossibile la ripresa del cammino della coalizione. Da una parte, l’insistenza berlusconiana sulle accuse a Salvini di inosservanza del metodo di consultazione senza un vero mutamento di collocazione politica sembra un voler prendere tempo, senza privarsi di alcuna opzione. Dall’altra, invece, i toni ultimativi del leader leghista (“andare contro il cambiamento è una scelta ma ad ogni scelta corrispondono delle conseguenze“) manifestano la sua maturata convinzione che lo stato maggiore di FI si stia preparando all’inciucione moderato con quel che resta del Pd.  Su possibili campagne-acquisti,  che si era impegnato a bloccare finché Berlusconi avesse fatto politica,  le parole di Salvini su sono ora fatte minacciose, nella loro chiarezza,:   “Se Forza Italia sceglie il Pd è giusto che chi si sente di centrodestra possa fare politica con la Lega“.

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L’intero assetto del centro-destra, insomma, sembra scivolare su un pericoloso piano inclinato che nessuno dei leader appare capace, e forse neppure davvero intenzionato, a frenare. Sono e saranno gli stessi avvenimenti, d’altra parte, a costringere a scegliere. Se in autunno, sulla fondamentale legge di bilancio (che avrà bisogno della “comprensione” dell’Ue per il probabile sforamento di alcuni parametri sul deficit) FI continuerà a fare opposizione come sta facendo con il decreto-legge dignità e con le nomine  Rai, sarà davvero difficile immaginare una inversione di rotta a 180° in primavera, in vista delle europee, con la  ricostituzione di un centro-destra tradizionale credibile e competitivo. Tanto più se quelle elezioni, come tutto lascia supporre, si dovessero trasformare in uno show-down sull’Europa!

Erio Di Matteo

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