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L’Italia del rancore dopo un anno si è incattivita. Così ci racconta l’ultimo anno della nostra nazione il rapporto CENSIS, pubblicato il 7 dicembre 2018.  Scrive l’Istituto di ricerca: “È una reazione pre-politica con profonde radici sociali, che alimentano una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico. Che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”.

Il rancore predispone all’odio e genera conflitti, ma il suo frutto più velenoso è l’indifferenza. Quello del 2019 è stato un Capodanno speciale: mentre le televisioni ci mostravano feste di piazza, balli e canti per accogliere il nuovo anno, nel Mediterraneo centrale, a pochi chilometri dalle nostre coste, si celebrava il rito del disprezzo umano portato alle sue estreme conseguenze nell’indifferenza generale. Trentadue esseri umani, tra cui 3 minori non accompagnati, 2 bambini piccoli e un neonato, salvati dalla Ong tedesca Sea Watch, a cui si sono aggiunte altre 17 persone salvati da un’altra Ong tedesca, Sea Eye, sono stati lasciati in balia dei flutti, essendo stato impedito lo sbarco alle navi umanitarie che li hanno raccolti in mare. Questa umanità disperata è stata equiparata a dei rifiuti tossici, che nessuno Stato vuole ricevere. Meno che mai l’Italia, sebbene, per la sua posizione geografica, sia obbligata dal diritto del mare a garantire lo sbarco dei naufraghi. Impedire lo sbarco vuol dire impedire il salvataggio: quale nave si fermerà mai a raccogliere dei naufraghi in mare se non può sbarcarli? Di conseguenza nel 2018, secondo l’Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati, nel Mediterraneo centrale, desertificato dalle navi di soccorso, ci sono stati oltre 2.000 morti. Quello che stupisce non è il comportamento irresponsabile delle elitès politiche, nazionali ed europee, ma l’indifferenza generale che consente il verificarsi di queste tragedie.

Per fortuna qualcosa si sta muovendo. Innanzitutto bisogna apprezzare il messaggio di capodanno del Presidente della Repubblica. Non solo per i contenuti, ma soprattutto per l’uso di un registro linguistico che va in controtendenza rispetto alla comunicazione pubblica dei principali leaders politici che eccitano le paure ed istigano al rancore sociale ed alla discriminazione. Invocare la solidarietà e la pari dignità di ogni persona non è una semplice manifestazione di buoni sentimenti, è una sfida alla barbarie del discorso pubblico dominante.

Ma la sfida più decisa è venuta dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che il 2 gennaio ha inaugurato l’anno nuovo respingendo gli effetti perversi del c.d. decreto sicurezza.

“Ho dato disposizione formale agli uffici comunali di servizio al cittadino di sospendere il decreto perchè non posso essere complice di una violazione palese di diritti umani (..) In un quadro di riferimento che alimenta, col contribuito di questo governo, l’odio verso i diversi – ha detto Leoluca Orlando -, il decreto 132/2018 costituisce un esempio di provvedimento disumano e criminogeno.” Questa posizione, appoggiata anche altri sindaci, apre un conflitto durissimo all’interno delle istituzioni, perché, attraverso la resistenza dei sindaci, fa emergere il marcio di una legislazione fondata sul disprezzo dei diritti umani. Il Ministro dell’”Inferno” ha alzato l’usbergo della legalità, osservando che il decreto emanato dal suo Governo è stato approvato dal Parlamento e promulgato dal Presidente della Repubblica. Certo queste norme sono state trasformate in legge secondo la nostra procedura costituzionale e per questo sono formalmente vincolanti per tutti. Anche le leggi razziali nel 1938 furono approvate in conformità alla procedura costituzionale del tempo. Ma dal 1938 ad oggi – purtroppo – si è messa di mezzo la Costituzione che ha cambiato la natura della legalità. Nella legalità costituzionale non c’è posto per norme “disumane e criminogene” che puzzano di leggi razziali. Dobbiamo ringraziare Leoluca Orlando per averlo ricordato a tutti gli Italiani.

Domenico Gallo

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