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Perche’ il M5S rischia di finire

Il via alle trivellazioni nello Jonio, il salvataggio della banca Carige e l’improvvisa apertura di Di Maio (non per spirito umanitario, ma per il calcolo politico di rabbonire i suoi parlamentari più “liberal”) sui 49 migranti ancora in mare sono solo le più recenti virate, dopo quella circa la tassa sul volontariato. E non saranno neppure le ultime. Troppa volubilità nelle scelte del M5S. Spesso poco meditate. O cambiate alle prime proteste. Nubi nere si addensano sul futuro del Movimento. Minacciato dalla sua stessa incapacità di essere forza di governo, che incarna le istituzioni. E dalla pretesa di riscoprirsi loro avversario in piazza appena gli fa più comodo. Il camaleontico Di Maio si sforza di tamponare le falle aperte da questa profonda contraddizione nella ex corazzata pentastellata. Tuttavia, ormai la situazione appare davvero inestricabile. Errori. Manchevolezze. Incoerenze. Incertezze politiche. Insufficienze strategiche. Carenze strutturali della leadership. Arroganza. Inadeguatezze. Superficialità. Dilettantismo. Autolesionismo. Conflitti di interessi. Questi fattori rischiano di stringersi al collo del giovane capo politico come un cappio. E di far naufragare le speranze del M5S di una resurrezione capace di riportarlo agli splendori (e soprattutto ai consensi) delle politiche.

Del resto, il popolo italiano – da sempre refrattario alle rivoluzioni – è stato spesso protagonista solo di grandi fiammate. Diventate poi, subito, delle tiepide fiammelle. Già ora le difficoltà del M5S sono denunciate drammaticamente dai numeri dei sondaggi. E dimostrate ancora di più dalla insufficienza della risposta politica della dirigenza. Agli elettori avevano detto che si sarebbero comportati diversamente rispetto agli altri. E’ venuta, poi, la più selvaggia lottizzazione dell’informazione pubblica mai vista in Italia. E’ seguito l’inammissibile spoil-system anche per alcuni importanti istituti scientifici. Poi il giglio magico pomiglianese. Gli incarichi agli esponenti non eletti. Le gradassate come la abolizione dichiarata della povertà. O la vittoria proclamata da Di Maio dal balcone di palazzo Chigi sui “numeretti” di Tria. Poi accettati tardivamente – con perdita di alcuni miliardi di euro – a seguito delle pressioni Ue. Le clamorose marce indietro sul gasdotto pugliese e sul terzo valico. Le oscillazioni sulla Tav. E le incertezze sul ponte di Genova. I casi di Di Maio e di Battista sr. L’abbandono dello streaming, esaltato quando il M5S era all’opposizione. Le zone d’ombra non dissipate sull’accesso al sistema informatico della Casaleggio. I metodi oscuri di selezione della classe dirigente del Movimento. Le accuse di terrorismo mediatico rivolte all’opposizione. La deriva illiberale sancita dalle espulsioni. Con il brillante risultato di un indebolimento della maggioranza al Senato, la cui prospettiva ha frenato altri processi.

Le vistose oscillazioni di linea hanno generato perplessità e dubbi anche in esponenti della prima ora. Parlamentari e dirigenti periferici sono allarmati dalle espulsioni per le possibili conseguenze di un gesto di dissenso. Molti “duri e puri” avevano inteso aderire al Movimento perché all’epoca rivendicava la libertà di espressione di ciascuno. E stentano ora a ritrovarsi in una specie di caserma. Se poi dovessero diminuire le percentuali di consenso al M5S, la concorrenza interna per la rielezione diverrebbe una lotta al coltello. Con la spada di Damocle, non risolta, dei due mandati. Con questa montagna di contraddizioni, la riscoperta da parte di Di Maio del solo tema della riduzione degli stipendi agli attuali parlamentari, oltre che a scontrarsi con una rete di resistenze interpartitiche, appare come un tentativo abbastanza infantile di ritrovare lo spirito “originario”. E anche tardivo, perchè il focus dell’elettorato filo-grillino appare essersi spostato, dalle battaglie simboliche contro la casta, alle concrete risposte contro la povertà e le disuguaglianze. Basterà la possibile madre di tutte le scommesse, il reddito di cittadinanza – con tutte le incognite (e le ingiustizie) ad esso collegate – a risollevare le sorti di un M5S che vuole essere tutto e il suo contrario ?

di Erio Matteo

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