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Sud, la sfida è invertire la rotta

Dov’è il Sud? Questo Sud sprofondato nel baratro che rischia, dall’ultimo allarme lanciato da Svimez, il definitivo tracollo. Dov’è questo Sud? A quanto pare, almeno dalle prime schermaglie, non sembra essere nell’agenda politica della campagna elettorale ormai alle porte.
Nella congiura di un silenzio pressoché unanime, il Sud sarà il solito convitato di pietra di uno scontro elettorale che si preannuncia infuocato. I rapporti, le ricerche, le statistiche rischiano ormai di assumere un carattere meramente rituale rispetto alla gravità di una situazione che di rituale, in verità, ha poco o nulla. In un Meridione dove le statistiche dicono che lavora un giovane su tre, dove la cosiddetta “fuga di cervelli”, che si traduca “brain drain” piuttosto che nuova emigrazione, emerge la cifra di un impoverimento del know how, di un depotenziamento irreversibile a danno del futuro dei territori. Le analisi, i persistenti e puntuali allarmi lanciati da più parti passano ormai sostanzialmente inosservati, davanti a chi invece dovrebbe impegnarsi per tradurli in una risposta politica, come se ci trovassimo davanti alla fotografia di un altro pianeta. I tempi che stiamo vivendo saranno ricordati come gli anni delle nuove grandi partenze da Sud verso Nord, avendo conosciuto la drastica ripresa del fenomeno migratorio. Se poi focalizziamo l’obiettivo sulle zone interne del Mezzogiorno, i dati, non lasciano spazio a dubbi: l’Irpinia è in ginocchio ed occorre un piano straordinario che riesca a dare un nuovo slancio all’economia per frenare lo spopolamento che sta letteralmente desertificando interi territori. Tra frastuono e silenzio, l’ormai permanente campagna elettorale dovrebbe trovare momenti di dibattito vero e spazi di contenuti programmatici per non cancellare in via definitiva il Mezzogiorno dalle priorità del Paese. Il Sud, purtroppo, sembra ritornare di un qualche interesse per la politica nazionale, ma anche locale. soltanto all’atto di definire alleanze e strategie con l’approssimarsi delle scadenze elettorali. Tra l’incudine, rappresentato da un becero “sudismo” dell’ultima ora, e un martello antimeridionalista, figurato nel “nordismo” leghista, resta poco da scegliere ad un Sud disilluso, disincantato, semplicemente disorientato, anche da chi ha giocato con l’autonomia differenziata. Al Mezzogiorno di questo Paese si chiede sempre qualcosa di più, dal Sud si deve esigere sempre e comunque. Forse è arrivato il momento in cui si dovrebbe cominciare a pensare di rivoltare l’intero Paese per cambiare radicalmente tutta la nazione. Il problema vero del Sud è che dovrebbe essere ripristinato come questione nazionale, al di là di banali rappresentazioni attraverso slogan propagandistici e facili strumentalizzazioni operate da Nord a Sud. Per queste ragioni ci si domanda: dov’è il Sud? E se nella campagna elettorale che incombe troverà posto nei nutriti programmi delle forze politiche degli schieramenti in campo, oppure semplicemente sarà la solita preda della bulimica fame di voti di partiti e movimenti. E soprattutto il prossimo governo sarà in grado di invertire la rotta almeno guardando a Sud con uno sguardo diverso? Urgono risposte alle tante questioni meridionali, a cominciare dalla “questione giovanile”, con i giovani, “nuovi profughi della storia”, costretti ad emigrare e per un futuro che sa comunque e soltanto di precarietà. Parafrasando il titolo di una celebre canzone, “ma il cielo è sempre più su?”, la risposta sembra essere “su a Nord”, lontano da un Sud dove si sono addensate troppe nubi grigie, come il futuro incerto, sempre più cupo, di una terra abbandonata a se stessa.

di Emilio De Lorenzo

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