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Il Sud lancia la sfida di una macroregione

Rispondere all'”autonomia differenziata“ del Nord con la “macroregione meridionale”.

Tutti, o quasi tutti, governatori in testa, si sono sempre dichiarati pronti a sostenere un progetto di aggregazione territoriale e amministrativa che comprenda le regioni meridionali, Campania, Calabria, Molise, Basilicata, Puglia, Sicilia e Abruzzo, in un’unica macroarea, ritenendo la funzione delle attuali regioni ormai esaurita.

Il via libera al quesito referendario sulla costituzione della macroregione meridionale, da parte del Consiglio regionale della Campania, metterá alla prova una volontá dichiarata da piú fronti.

Il Mezzogiorno è certamente un’area vasta che rappresenta un terzo dell’Italia e, all’interno dell’Europa, è il cuore ancora pulsante, e sofferente, del Sud Europa e del Mediterraneo.

L’idea di andare a costituire un’unica macroregione potrebbe riportare a nuova centralità la “questione meridionale”, rifondando il Sud dalle fondamenta, come del resto richiede il delicato passaggio epocale che il Mezzogiorno sta attraversando.

Certo, qualche ragionevole dubbio si insinua tra le pieghe di un dibattito non nuovo. Non ci si vorrebbe ritrovare davanti al tentativo, l’ennesimo, di non far sfumare i titoli di coda di una classe dirigente politica meridionale al tramonto.

Ci dovrebbre essere la giusta attenzione per un progetto che potrebbe rilanciare il Mezzogiorno in Europa, facendolo uscire dal cono d’ombra della storia in cui è stato sospinto.

La macroregione meridionale non è la soluzione, la risposta onnicomprensiva ai problemi del Sud, ma potrebbe rappresentare un primo passo verso un nuovo Mezzogiorno che al momento non si intravede, nemmeno a compiere un giro d’orizzonte completo.

I numeri di un’ipotetica macroregione conferirebbe nuovo vigore e consistenza politica ad un Mezzogiorno fiacco e stanco dei suoi “mali”, oggi frammentato in mille territori.

E’ questo il momento nel quale il Sud deve provare ad unire le proprie forze, a raccogliere tutte le proprie energie, per riunirsi attorno ad un progetto capace di esprimere nuove inedite forme di “meridionalismo” per ritornare a svolgere un ruolo attivo, di primo piano, in un Paese che senza il suo Mezzogiorno, sulla scena europea, appare tristemente destinato ad essere la terra del tramonto.

Il “regionalismo”, con le regioni che abbiamo imparato a conoscere in questi anni di scandalosi sperperi ed insostenibili inefficienze, ha fatto la sua epoca, in qualche misura ha fallito. Serve una stagione che porti con sé il coraggio di dare un volto nuovo ad un Mezzogiorno sfigurato dai segni della crisi.

Da qui, da un nuovo Mezzogiorno, rivoltato fino alle radici più profonde, può nascere una nuova stagione di rinascita.

Un “Mezzogiorno solo”, oggi, è il “solo” artefice del proprio destino.

Il vecchio anemico ceto politico non può più trincerarsi dietro vetusti gattopardismi, non può più mascherarsi dietro la facciata rifatta del “nuovismo politico” a tutti i costi.

Il cambiamento batte alle porte di un Mezzogiorno che, come l’araba fenice, puó soltanto rinascere dalle proprie ceneri.

E, non di meno, il futuro di un Paese disunito sfilacciato fragile, qual è oggi l’Italia, passa attraverso “la formula dell’unità nella diversità”, tra l’altro lo slogan, il paradosso, di questa Unione Europea che dovrà ritornare ad essere Comunità di popoli e nazioni.

di Emilio De Lorenzo

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