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Di Vincenzo Fiore

Sarà ricordato come una delle migliori menti nate ad Avellino, e in tutto il Sud, nel Novecento. Se ne è andato all’età di 97 anni (compiuti la scorsa Pasqua) e, nonostante l’età le sue idee erano ancora fra le più floride e appassionate, in un dibattito politico-culturale sempre più stagnante. Aldo Masullo è scomparso nella sua casa napoletana, per un cancro contro il quale combatteva da circa dieci anni.
Un’infanzia trascorsa a Torino, per fare ritorno in Campania, a Nola. Si laurea nel 1944 con Emilia Nobile sul pensiero del filosofo francese Julien Benda. Le sue prime riflessioni girano intorno alla tradizione crociana e allo sperimentalismo di Antonio Aliotta. Nella Napoli partigiana, in lotta contro il fascismo, Masullo considera l’urgenza di far conciliare la riflessione teorica alla pratica politica. Finita la guerra, si laurea anche in Giurisprudenza e comincia la sua attività di avvocato penalista. Il fascino trasportatore della conoscenza, l’amore per la sapienza, tuttavia trascinano nuovamente il giovane Masullo verso la filosofia.
E così, con una forte formazione filosofica e giuridica alle spalle, comincia la sua attività di insegnamento a Napoli nel 1955 presso la Federico II, prima nel campo della teoretica poi della filosofia morale. Intuizione e discorso pubblicato nello stesso anno (Libreria scientifica editrice) è il suo testo d’esordio, dove egli riflette sul carattere difettivo della coscienza, legata da un vincolo dialettico, e sul suo rapporto con la conoscenza. Un pensiero critico che non voglia auto-ingannarsi, scrive Masullo, deve riconoscere che esso poggia le sue basi su processi biologici e cerebrali.
Nel 1957-58 Masullo approfondisce in Germania lo studio della fenomenologia, ancora poco diffusa in Italia, approcciando al pensiero di Husserl. A Friburgo frequenta i circoli husserliani, seguendo i corsi di Eugen Fink e lavorando sullo stretto rapporto tra riflessione filosofica e conoscenza scientifica, attuando il passaggio dalla fenomenologia alla patosofia. I suoi studi proseguono sulla complessità della materia psichica, sull’impossibilità del pensiero di auto-conoscersi come processo, sui modelli idealistici e fenomenologici della soggettività. Concetti di estrema complessità e di difficile sintesi.
I suoi interessi si spostarono anche su Giordano Bruno, filosofo descritto come pensatore di rottura: «Il pre-moderno comporta l’idea che vi sia un ordine nella società come in ogni altra cosa e che quest’ordine sia verticale: dall’alto verso il basso; qualcosa, dunque, che evidentemente si profila nei termini di una gerarchia. Ciò che Bruno porta nella filosofia è l’infinità dell’universo. In un universo infinito non esistono centri assoluti: ogni punto è relativamente un centro, rispetto a tutti gli altri. Con Bruno si ha quindi il passaggio da una visione gerarchica a una che non esiterei a definire: anarchica!».
Sulla fine degli anni ’60, proprio l’attività di docenza fa maturare in lui la necessità di un rinnovamento del mondo universitario e del sistema scolastico. Ciò gli apre una candidatura nelle file del Partito Comunista Italiano, dove sarà eletto deputato come indipendente nel 1972. Un’attività politica che proseguirà al Senato, all’inizio della Seconda Repubblica nelle file del Partito Democratico della Sinistra. Di recente, egli aveva espresso la sua solidarietà agli insegnanti, vittime di continue riforme, e costretti ad assistere alla trasformazione della scuola ad azienda.
La lontananza negli ultimi anni dalla cattedre universitarie e dai banchi della politica, non hanno frenato minimamente l’energia di Masullo, sempre partecipe, nonostante l’età, in attività culturali sul territorio (impossibile dimenticare le sue diverse partecipazioni al Borgo dei Filosofi ad Avellino), rivolgendo la sua attenzione in particolare ai più piccoli e agli ultimi. In collaborazione con il Comune partenopeo, Masullo era stato recentemente protagonista di una serie di cortometraggi dove dialogava con la volpe Sofia, rispondendo ai dubbi e alla fame di sapere dei ragazzi.
Lo scorso anno, il suo testo poetico dedicato a una delle tante piccole vittime del Mediterraneo, un quattordicenne annegato con la pagella cucita in petto, aveva fatto il giro del mondo; mettendo in crisi il modello di gestione del fenomeno migratorio da parte del nostro Paese e dell’Unione Europea: “La portavi cucita sul petto / medaglia al tuo valore /risorsa estrema per avere almeno / un poco di rispetto / l’orgogliosa pagella di scolaro / tu, solitario ragazzino perso / nell’immensa incertezza del migrare / corpicino in balia d’infide forze. / Non t’è servita / a salvarti la vita / ma t’è / rimasta stretta sopra il cuore / fedele come il cane di famiglia / a custodir del tuo abbandono l’onta / e finalmente sbatterne l’orrore / in faccia all’impunita indifferenza / della presente umanità d’automi (La Repubblica, 18/01/2019).
Nel suo ultimo testo L’arcisenso. Dialettica della solitudine (Quodlibet, 2018) aveva parlato dell’impossibilità della relazione di attuarsi pienamente. L’uomo è intimamente solo, però egli aggiungeva che proprio la nostra insuperabile solitudine fa di ognuno un individuo, con le proprie idee, con le proprie passioni, con le proprie volontà tutte diverse: «È il gioco del mondo e la condizione della libertà. Altrimenti saremmo un tutto unico. Questo è il sogno di tutti i dittatori», egli sosteneva.
Masullo lascia la moglie e i tre figli, Paolo, Lorenzo e Carlo. I funerali si terranno in forma privata in attesa di una celebrazione pubblica al termine dell’emergenza coronavirus. Aldo Masullo rimane un punto vivo all’orizzonte della filosofia.

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