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Conte e la solitudine del comando

Stiamo attraversando l’ora più buia della nostra storia. Una crisi drammatica, non solo per il virus che continua ad impennarsi, estendendosi anche alle regioni del sud, ma anche per un crollo dei valori sociali ed una economia che non riparte. Il Paese è sfiduciato e diviso. Le categorie più toccate dalla crisi scendono in piazza per protestare, imbarcando, però, anche violenti, facinorosi ed esperti di guerriglia urbana che sfasciano vetrine, incendiano cassonetti, danneggiano macchine e provocano disordini. Vani risultano gli inviti all’unità e alla collaborazione del Presidente Mattarella. I partiti sono divisi, inseguono il consenso del giorno e non hanno chiara la eccezionalità della situazione. Non parlano la stessa lingua e la difesa di interessi corporativi prevale su tutto il resto. Persino gli uomini di scienza e i virologi, che hanno conquistato eccessivo spazio nelle televisioni e sui giornali, manifestano idee diverse e polemizzano tra loro. La Confindustria insorge contro il Governo per una presunta mancata protezione delle aziende, i sindacati per la scarsa tutela dei lavoratori, soggetti più deboli e persino la cultura per la chiusura di cinema e teatri. Da più parti si parla, sempre più apertamente, di crisi. Tutti i giornali, a cominciare da quelli della Fiat di Elkann, salvo solo il “Fatto quotidiano”, chiedono la testa di Conte e la caduta del Governo. Da ultimo anche il “Domani” recentemente fondato da De Benedetti, che dovrebbe essere il giornale della sinistra, in un editoriale di Stefano Feltri, suo direttore, scrive che: “Non può essere questi governo a gestire la pandemia.”.
Conte è sempre più solo ad assumersi la responsabilità delle misure impopolari e il suo gradimento, secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, è sceso di sette punti scendendo al 58% e il suo Governo al 62%. Salvini e la Meloni ne chiedono le dimissioni tutti i giorni, eccitando gli animi e sfruttando tutte le situazioni: da ultimo l’eccidio in una chiesa di Nizza fatta da un terrorista tunisino sbarcato in Italia.  Solo Berlusconi appare dialogante a parole perché Salvini e Meloni non lo seguono.  In seno alla stessa maggioranza la parola rimpasto viene evocata sempre più apertamente. Lo ha chiesto al Senato il capogruppo DM Marcucci, anche se smentito da Zingaretti e lo sussurrano nel partito vari esponenti di rilievo come Del Rio e Orlando. Renzi lo invoca da sempre, forse per avere qualche ministro in più e per creare difficoltà al governo.
La posizione di Conte non è tra le più felici e la situazione è tale da far tremare le vene e i polsi. Resiste perché, si rende conto che una crisi oggi, nelle condizioni nelle quali versa il Paese, sarebbe da irresponsabili. Anche se ha le sue colpe perché non è stato molto autorevole nelle decisioni, non sempre condivise, ha le sue attenuanti, costretto a barcamenarsi tra rigoristi e permissivisti e tra i Governatori delle Regioni ai quali – non dimentichiamolo- spetta la gestione della sanità.  Ma si sa i meriti sono sempre di tutti e le colpe di uno solo. Eppure le regioni hanno molta responsabilità nella gestione della pandemia. Sono state ferme tutta l’estate, riaprendo perfino le discoteche, e non hanno sufficientemente potenziato le strutture sanitarie (terapie intensive e personale medico ed infermieristico) pur avendone i soldi e la responsabilità. Migliaia di respiratori sono ancora inutilizzati nei magazzini e molti ospedali carenti di medici e infermieri.  Non hanno blindato le zone dove il contagio è aumentato esponenzialmente come a. Milano, Napoli e non solo.  Non vogliono prendere decisioni impopolari e premono sul Governo perché lo faccia; hanno comportamenti diversi e sanno solo evocare la paura come fa De Luca in Campania o essere attendisti come Fontana in Lombardia. Si comincia a sussurrare perfino l’idea (davvero nazista!) di dare precedenza nelle sale di rianimazione ai più giovani a scapito degli anziani. Conte deve mediare tra i rigoristi (Franceschini, Speranza) e gli… aperturisti (Renzi e i 5 stelle). Oggi dovrebbe uscire un nuovo DPCM con misure più stringenti e lockdown per zone limitate. Ha tentato di coinvolgere l’opposizione invitandola a partecipare ad un tavolo di regia, ottenendone un rifiuto con la giustificazione che, ormai, è troppo tardi. E’ sempre più solo nel comando e, pare, che conservi nervi saldi. Speriamo resista!

di Nino Lanzetta

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