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Da una trentina di anni, ormai, la classe politica italiana naviga a vista. Da una parte, rivendica la creazione di una seconda Repubblica mai nata.  Dall’altra, va avanti a colpi di estremismo nel  timore di perdere le posizioni e i vantaggi conquistati  con Tangentopoli e dopo. Perciò essa è sempre stata diffidente verso un centro forte. Capace di rappresentare ceti diversi. E quindi di costituire una forza autorevole e stabilizzatrice. Questo, insieme al rabbioso disincanto degli elettori, ha portato a esiti  rovinosi.  Improvvise fiammate e pericolose spinte estremiste (Lega, M5S). Tentativi di  manomissioni costituzionali da parte delle maggioranze di turno (prima il centro-sinistra con quella –  disastrosa –  del titolo V  nel 2001, quindi  il centro-destra con la riforma poi bocciata dal referendum del 2006,  infine Renzi). Oppure farlocche invenzioni maggioritarie, con coalizoni solo pre-elettorali. Destinate a sciogliersi dopo poco come neve  al sole, provocando cadute dell’ esecutivo (Bertinotti con il Prodi dell’Ulivo). Illusorie rincorse – secondo la peggiore tradizione italica – alla solita ricerca di improbabili uomini soli al comando (Berlusconi). Così si sono consumate intere stagioni politiche. E ora, dopo questo periodo trentennale, appaiono più chiare che mai le conseguenze disastrose di una lunga era di dissipazione politico–democratica. Siamo ancora ben lontani da un assetto del nostro sistema confrontabile con quelli dei Paesi di più antica democrazia. Basati, pur nella varietà delle forme,  su forze aventi posizioni contrapposte, ma di sicuro affidamento democratico. Da noi, invece,  sarebbe difficile sostenere che durante la cosiddetta seconda Repubblica, i valori e il sentimento democratico dei cittadini si siano rafforzati! Se ci aggiungiamo la scarsità di grandi opere di interesse generale, l’assenza di programmazione nei settori strategici per il nostro Paese e la creazione di tanti piccoli regni come le Regioni (drammatiche le differenze sanitarie emerse con il covid!), abbiamo il quadro desolante di uno dei periodi  più improduttivi della nostra storia politica.  Con la sua discesa in campo nel 1994, il Cavaliere era sembrato voler inaugurare una stagione “liberale”, coinvolgendo davvero le energie migliori della nostra Repubblica. Dopo, il prevalere di logiche di corte e di interessi aziendali ha fatto sì che la sua esperienza si risolvesse in un disordinato lasciar fare tutto a tutti. Fino al suo tramonto politico, reso più amaro dal prevalere della spietata concorrenza a destra tra Lega e FdI. Dall’altro versante, un centro-sinistra litigiosissimo. Da tempo alla ricerca di se stesso. Capace di liquidare otto segretari e di ricominciare ogni volta daccapo con le cattive abitudini! Ricordiamo il tempo in cui era perso nel dibattito tra centro-sinistra con o senza trattino. O quello di velleitarie vocazioni maggioritarie di veltroniana memoria, forse il primo segnale del prevalere di logiche di puro potere sulla ricerca di una più marcata identità politica. Gli anni trionfali dell’Ulivo furono sciupati dall’affermazione di vuoti personalismi o dall’illusione di vittorie perenni. Rese ancora più improbabili dalle diffidenze di molti esponenti ex-Pci per il ritrovarsi insieme a quelli della sinistra DC . E oggi si parla spesso di “campo aperto”  a sinistra, dove però appare ben poco da raschiare!

La situazione appare ora in forte movimento, almeno nei sondaggi.  La Lega,  primo partito, e altre tre forze (M5S, Pd e FdI) oscillano in una limitatissima forchetta di consensi. Questo affollamento cambierà molto il gioco politico anche dei partiti più forti, oltre che di semi-protagonisti e di comparse. Perfino i criteri per la scelta  dei loro leader.  Ancora lontana la creazione di una formazione centrista, ma forse l’epoca dei condottieri parolai ed estremisti volge al tramonto. L’dentikit di Draghi, l’avvento di Letta, il rimodellamento della figura di Conte come leader di un diverso Movimento sono indicativi del mutamento di clima. E l’avvento sulla scena politica di elementi competenti e moderati non potrà che far bene all’Italia, immiserita economicamente  e culturalmente dalle innumerevoli sconcezze della seconda Repubblica!

di Erio Matteo

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