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“Presidente Biancardi, se “cacciamo” la politica da Palazzo Caracciolo che cosa ci resta?”

Destano un certo sconcerto le recenti dichiarazioni del Presidente della Provincia uscente, Domenico Biancardi, a proposito dell’imminente rinnovo delle cariche istituzionali dell’Ente. Biancardi rivendica il lavoro svolto in questi anni e auspica una “continuità” con lo stesso. Come se il passaggio elettorale fosse una formalità, come se non si potesse compiere una valutazione di merito su questi anni e sul quadro politico nel quale la Provincia è stata gestita. Come se si trattasse di corrispondere ad un adempimento burocratico. Nel merito alcune questioni al Presidente uscente vanno poste con grande chiarezza.

Sul Pnrr ci sembra di poter dire che abbiamo assistito ancora una volta ad una somma di progetti e di interventi senza un disegno e un respiro generale, senza una connessione, un dibattito con il tessuto sociale irpino. Sulle questioni ambientali, dopo cinque anni dall’entrata in vigore della Legge regionale sui rifiuti, abbiamo un Piano provinciale non ancora esecutivo, segnato per ora da scelte assai impattanti da un punto di vista ambientale, come quelle che interessano il Comune di Chianche, e rimane piena di criticità la situazione della società Irpiniambiente.Sulla viabilità, al di là di qualche sporadico intervento manutentivo, la condizione delle strade di competenza provinciale è sempre più precaria e problematica. Quali reti di collegamento sovra-comunali sono state identificate, progettate o realizzate? La soluzione sarebbe il traforo del Partenio in pieno Parco Regionale?

Così come fino ad ora risulta davvero impercettibile l’efficacia dell’azione di promozione territoriale della Fondazione “Sistema Irpinia”, che rischia di essere l’ennesimo contenitore costruito sostanzialmente per gestire risorse.Naturalmente l’elenco delle questioni aperte, su cui aprire una discussione, sarebbe molto ampio.Ma il concetto che lascia maggiormente esterrefatti, tra quelli espressi da Binancardi, è quello per cui la politica dovrebbe “tenersi fuori” da Palazzo Caracciolo e dai destini di quella Istituzione.Come se non fosse prerogativa delle forze politiche, dei partiti, discutere, determinare delle scelte e degli indirizzi.Ma, soprattutto, bisognerebbe chiedere a Biancardi: “estromessa” la politica da Palazzo Caracciolo, cosa ci resta? Chiaramente restano le consorterie, i gruppi di potere, i trasversalismi, i trasformismi.E’ invece esattamente il contrario di ciò che Biancardi auspica che andrebbe fatto.

Occorrerebbe chiedere al Pd se condivide la strada indicata dal Presidente uscente della politica “fuori” dall’Ente provincia, o se non sia invece il caso, pure dentro lo schema di una elezione di secondo livello, di dare vita ad un campo politico rinnovato e definito, riconducibile all’area progressista che in diverse realtà significative del Paese è stato sperimentato vittoriosamente.

Il tempo della chiarezza è adesso.

Roberto Montefusco

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