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Sentenza Isochimica, Maraia (M5S): «Un monito alle istituzioni nel segno di mio padre Giovanni»

Comunicato ON. Maraia. Nella giornata di venerdì 28 gennaio, presso l’aula “bunker” di Poggioreale a Napoli, verrà finalmente pronunciata la sentenza di primo grado sulla vicenda Isochimica. Si conclude, così, una prima fase di una vicenda giudiziaria penale che, probabilmente, anni fa neanche poteva immaginarsi nei suoi sviluppi.
“La Coca cola fa più male dell’amianto”. Queste furono le lapidarie parole di Elio Graziano nel ricordo di un operaio ascoltato come testimone oculare di quella tragedia. Tali parole erano la menzogna a cui tutti dovevano credere, lasciando perdere cosa aveva da dire quel giovane militante di Democrazia Proletaria che veniva da Ariano Irpino per cercare di informare e sensibilizzare gli operai della struttura sui gravi rischi per la salute a cui i Graziano li stavano sottoponendo. Quel giovane militante di Democrazia Proletaria era mio padre Giovanni, e senza le sue dettagliate denunce non sarebbe forse mai partita in tempi più recenti l’inchiesta della Procura della Repubblica di Avellino.
Attraverso le dolorose testimonianze date dagli operai ancora in vita, la meritevole ed approfondita opera del Procuratore Cantelmo e degli avvocati di parte civile  è stato possibile far rivivere una storia i cui particolari fanno accapponare la pelle: dai pranzi ai compleanni festeggiati nelle carrozze piene di amianto, dalla mega fossa dove veniva interrato l’amianto, ai bagni dei treni consegnati sporchi e carichi di liquami agli operai dell’ex Isochimica, il che fa comprendere quale fosse il livello di considerazione della salute degli operai da parte di Ferrovie dello Stato e di Elio Graziano. Un aspetto fondamentale nel corso del procedimento sono state le informazioni fornite dagli operai a conferma della presenza di tecnici di Ferrovie dello Stato, con tanto di addetti al collaudo delle diverse fasi di smontaggio, deicoibentazione dall’amianto e rimontaggio dei nuovi pannelli isolanti all’interno delle carrozze.
Questo è quello che ha sempre sostenuto mio padre Giovanni Maraia che, oltre a denunciare le precise responsabilità politiche di Sindaci, Dirigenti dell’Asl di Avellino e dirigenti dei partiti, nonché di quanti non erano intervenuti per evitare il disastro, aveva individuato nelle FS il vero artefice di quella che lui definiva una vera e propria “mattanza di 330 operai”.
Nel corso del procedimento penale in primo grado è emerso tutto il dramma personale dei trentatré operai costituitisi parte civile, che non solo hanno dovuto rivivere la sofferenza personale e dei compagni di lavoro che non ci sono più o gravemente malati, ma hanno dovuto anche difendersi da domande finalizzate a farli entrare in contraddizione. Un processo che, anche considerando gli imputati “eccellenti”, può definirsi a posteriori una vera e propria battaglia politica e giudiziaria che sia il sottoscritto che l’Associazione Ariano in Movimento, fondata da mio padre, ha continuato a seguire e combattere sempre al fianco degli operai. Ci tengo a sottolineare il preziosissimo lavoro della Procura di Avellino e di tutti gli avvocati di parte civile, augurandomi che si possa arrivare ad una decisione che riconosca a pieno i danni causati dall’amianto e la gravità della condotta di coloro che avrebbero dovuto tutelare la salute e la vita degli operai dell’ex Isochimica.
La salute umana è più importante del profitto: questa è la lezione che deve impartire alle istituzioni e alla politica la vicenda dell’Isochimica.

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