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Mancano tre settimane alle elezioni e fra sette giorni scatta la mannaia sui sondaggi, che si potranno ancora effettuare ma senza pubblicare i risultati. Gli ultimi dati disponibili mostrano un quadro abbastanza chiaro al vertice delle previsioni ed una situazione in movimento al centro della classifica e nella parte più bassa, verso la soglia del 3% al di sotto della quale non si eleggono parlamentari nella quota proporzionale. A meno di imprevedibili rimonte al fotofinish la partita per la coalizione vincente sembra chiusa a vantaggio del centrodestra guidato da Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che già si atteggia a presidente del Consiglio e sparge rassicurazioni in tutte le direzioni (con un occhio particolare all’Europa) sulla sua capacità di guidare il prossimo governo nel solco della fedeltà alle alleanze e ai valori dell’Occidente democratico. Non è privo di significato il fatto che Enrico Letta, pur non rinunciando a sperare in un risultato capace di cambiare le previsioni, abbia nel frattempo aggiustato il tiro, puntando a fare del Pd il primo partito fra i giovani neoelettori, che sarebbe quanto meno un investimento sul futuro. Comunque una magra soddisfazione, se si pensa che solo due mesi fa, alla fine di giugno, le liste del Nazareno si erano imposte in molte delle grandi città chiamate al voto amministrativo seminando il panico nel centrodestra, e un anno prima le regionali erano andate più che bene in Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Puglia. Evidentemente qualcosa non ha funzionato nella strategia democratica, incerta fra “campo largo”, tentazione della corsa in solitario, apertura al centro, per ripiegare infine in direzione di un’alleanza a sinistra con l’appendice radicale di +Europa. Il risultato di tale ondeggiamento, a conti fatti, sarà probabilmente che il Pd lungi dal guadagnare qualcosa, cederà voti e seggi, con il rischio di riaprire una dolorosa conta interna, con la segreteria sotto accusa. Detto questo, se le posizioni apicali nella corsa elettorale sembrano consolidate, immediatamente sotto si percepiscono situazioni in movimento che, se confermate, potrebbero riservare sorprese ad urne aperte. Gli ultimi sondaggi disponibili (da prendere comunque con le molle, anche perché resta elevata la quota degli indecisi), danno i Cinque Stelle ad un’incollatura dalla Lega e la lista Calenda-Renzi in avvicinamento a Forza Italia. Se nelle prossime tre settimane entrambi i sorpassi si realizzassero, avremo un duplice paradosso: probabilmente il primato di Giorgia Meloni e le sue speranze di premiership non risulterebbero scalfite (fatte salve naturalmente le prerogative del Capo dello Stato), ma la presidente di FdI avrebbe il deserto attorno a sé; mentre nell’area di centrosinistra si aprirebbe una partita del tutto nuova, con molte incognite. Il Pd dovrebbe fare i conti con un competitore agguerrito, erede della tradizione movimentista ed egualitaria “tradita” dalla sinistra di governo, e al centro nascerebbe un polo autonomo capace di aggregare nuovi consensi moderati. Insomma, le prossime elezioni, per tanti versi anomale a cominciare dalla data di svolgimento, potrebbero aprire uno scenario inedito per la politica italiana, sfiancata da un sistema maggioritario malriuscito. Fra due anni si tornerà alle urne per le Europee, e in quel caso il proporzionale è d’obbligo. Una partita tutta da giocare.

di Guido Bossa   

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