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Non è ancora nato ma il governo Meloni è già sottoposto a tensioni e fibrillazioni tutte interne alla sua maggioranza. E’ vero che ogni esecutivo ha avuto, come ci insegna il passato, un travaglio più o meno accidentato e anche questo non sfugge a questa regola. L’incognita non vale solo per il presente ma anche per la sua navigazione e occorrerà capire come il centrodestra intende dare continuità alla legislatura. I problemi da affrontare sono sia di natura interna che relativi al contesto internazionale e la premessa è data dal nostro sistema produttivo che è minacciato dall’inflazione e da possibili speculazioni finanziarie. La coalizione di centrodestra ha già eletto i Presidenti delle Camere ma non ha dato prova di grande coesione. La Meloni adesso dovrà dimostrare a Mattarella di poter contare su una solida maggioranza. Il primo scoglio da superare per Giorgia Meloni, una volta ottenuto l’incarico, è quello di chiudere il puzzle dei ministri. La sfida è quella di trovare il giusto equilibrio tra le quattro componenti della coalizione ed inoltre inserire figure credibili ed autorevoli per affrontare e risolvere le tante questioni che già ci sono. Il primo appuntamento è la legge di bilancio con tempi strettissimi per realizzare la manovra e poi c’è il grande tema dei conti pubblici. Un debutto non proprio tranquillo nel mezzo di una crisi energetica che con l’arrivo dell’inverno diventerà il punto cruciale da affrontare e per questo sembra scontata la proroga degli aiuti sulla benzina e contro il caro bollette. La leader di Fratelli d’Italia, un partito che non ha partecipato all’esecutivo Draghi, deve adesso rassicurare e mostrarsi affidabile, non solo verso una consistente parte del Paese che non ha votato a destra, ma anche verso le cancelliere europee che non dimenticano la linea privilegiata costruita con i paesi sovranisti dell’Europa dell’Est a partire da Ungheria e Polonia e non aiutano in questo contesto le dichiarazioni di Berlusconi su Putin. Come ha scritto Stefano Folli: “la priorità è la drammatica situazione economica e sociale. Ma la cornice è il rapporto con l’Europa. Di fronte all’evidente diffidenza di Francia e Germania, nonché della Commissione, il governo Meloni ha due opzioni: rassicurare i partner, nostalgici di Draghi, sulla volontà di restare nel solco tradizionale. Oppure contrapporre una diversa visione nel segno del nazionalismo. Dalla via imboccata si capiranno molte cose, a cominciare dalle prospettive di durata dell’esecutivo”. La Meloni avrà, per questi motivi, bisogno di una compattezza che al momento non si vede, Lega e Forza Italia intendono far valere il loro peso all’interno dell’esecutivo e non sembrano voler accettare l’idea di subire l’alleato più forte. I partiti guidati da Salvini e Berlusconi hanno preso alle elezioni meno di un terzo dei voti della Meloni e per questo sono diventati più ostici e animati da spirito di rivalsa e non mollano, anzi puntano ad essere determinanti per poter bilanciare dei rapporti di forza che sono sfavorevoli. L’obiettivo è allora quello di dare all’esecutivo “l’alto profilo” che la leader di Fratelli d’Italia ha promesso agli italiani che non potrà però stare in riva al fiume aspettando di vedere se gli alleati staranno ai patti, dovrà necessariamente parlare attraverso i fatti. La sua è una storia di una persona cresciuta all’interno di un partito ed è ben diversa da quella degli ultimi Presidenti del Consiglio, ma per governare ha ovviamente bisogno di una maggioranza stabile e di alleati affidabili e le tensioni di questi giorni non aiutano e deve augurarsi che l’esordio conflittuale, con le esternazioni a tutto campo di Berlusconi e il mancato voto di Forza Italia a La Russa, non lascino tracce profonde.

di Andrea Covotta

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