di Virgilio Iandiorio
In estate, a Manocalzati, il mio paese, si vedono compaesani che da molti anni vivono in paesi europei o in città italiane lontane dal luogo che li ha visti nascere. Alcuni di essi ritornano quasi ogni anno a trascorrervi un periodo di vacanza. Non darei ad essi la qualifica di turisti, quelli che fanno le classifiche della bontà ricettiva di un luogo. Anche perché il turista lascia il segno della sua presenza nei ristoranti o negli alberghi dei paesi dove trascorre le sue giornate.
Un compaesano, che vive e svolge la sua attività in città lontane dall’Italia, perché ritorna nel suo paese natale? E’ la domanda che ho posto ad Angelo Fino mio compaesano e vecchio amico, che dalla Svizzera dove vive da molti anni, quando può viene a trascorrere le sue vacanze estive nella casa che fu dei suoi genitori.
L’amico Angelo mi risponde come quando da ragazzi passavamo delle ore a discutere degli argomenti più disparati e che interessavano di più a quelli della nostra età.
“Vengo in vacanza al mio paese perché ritrovo la tranquillità, provo una gioia interna, sento emozioni vere che altrove non potrei mai provare e ritrovo una rinascita fisica e mentale.
Fisica: ritrovare vecchie osterie con piatti ancora tipici e tradizionali. Fare lunghe passeggiate al mattino e da diversi posti ammirare la grande valle [quella del fiume Sabato] che spazia dalla montagna del Santuario [di Montevergine] fino al maestoso castello [di San Barbato], verso il cimitero [di Manocalzati] le verdi colline con sullo sfondo le lontane montagne.
Mentale: il ricordo dei luoghi della mia infanzia, in particolare “Vico Forno” che mi ha visto nascere, mi ha fatto incontrare l’amore della mia vita, Filomena, con cui sono sposato ormai da 52 anni; i nonni “Pippina” e “Fonzo o Lupo” [così chiamato e conosciuto]. Immaginare ogni angolo e portone. Chiudere gli occhi e riconoscere i volti di tante persone scomparse e camminare fino a giù all’aia di “Funzina”, dove da piccolo andavo con mamma a “sberzare” o “scognare”.
Ricordo con rammarico tutti i miei vecchi amici con cui “inventavamo” i vari giochi di tutti i giorni, non comprati. Le campane a San Marco con le bancarelle piene di profumi tra torroni, collane di noccioline e fichi secchi da regalare alle fidanzate”.
Mi puoi dire come trovi oggi il nostro paese?
“Anche se le cose sono molto cambiate, gente divisa un’invasione di stranieri, tutti in combutta tra loro stanchi ed annoiati. Ma nonostante ciò, sono fiero di essere di Manocalzati e spero che un giorno non lontano possa migliorare. Questa, di massima, è una piccola riflessione; sono emozioni che nascondono ancora tantissimi racconti”.
Ti ringrazio per aver descritto il paese così come l’hai visto e lo vedi ancora. Naturalmente i problemi nuovi richiedono nuova riflessione e nuove prospettive di soluzione; ma non dimentichiamo mai che il nostro paese non ha mai fatto mancare il suo sostegno a chi è venuto con animo sgombro da pregiudizi di qualsiasi genere.


