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Le parole altre di Cresta, la poesia per dialogare con il mondo

“Senza le parole altre non esistono i poeti”. Lo sottolinea Alessandro Di Napoli nella prefazione alla raccolta “Le parole altre” di Generoso Cresta, sindaco di Castelfranci, medico con la passione per la poesia, edita da Digital Graphic. “Per Cresta – spiega Di Napoli – sono le parole che ti aiutano a esistere e resistere. Sono parole di verità di cui si alimenta il suo io e sono per lui come l’acqua di cui l’umanità e il mondo non possono fare a meno per continuare a vivere o esistere”. Parole vissute, strettamente legate alla propria storia personale, che non acquistano mai il valore di una denuncia. Sono piuttosto un messaggio lanciato a chi non è riuscito a capirlo, a chi non ha voluto ascoltarlo, a quanti “lo hanno ritenuto – scrive Di Napoli-per troppo tempo e ingiustamente un estraneo, pur essendo stato un protagonista della storia di questi luoghi”.

La sua poesia, spiega Di Napoli, non si avvicina mai alla prosa.  L’io si interroga su sè stesso “Se potessi/ora/dlieguarmi nel nulla”. “Supplice schiavo – spiega – della ragione/mi tormento/nel vuoto mare/dell’immenso/Sovverto il cielo e la terra e cado”. Malinconia e un senso di fine imminente pervadono i suoi versi “Nella notte insonne/fugge silenziosa/nella mente perduta/la pace sonnolenta/sotto lo sguardo del cielo”.  Così la mano “carezza rovi di spine”, si cammina “tra il fango di una pozzanghera/nello specchio di pantani occasionali”, il muretto rialzato è coperto “di cocci di vetro e filo spinato”. Eppure la ricerca non può fermarsi  “Io cerco l’infinito/nei cieli dell’uomo” e l’io poetico può affermare che “Non temo la morte/ora che la ragione ha sconfitto la carne”. Come a ribadire che l’uomo è più forte di qualsiasi sofferenza. “Non cessa nella notte/la storia dell’uomo/assaporo nel buio/la dolcezza della vita”. C’è la consapevolezza che “Tornerà l’urlo del vento/sull’altopiano del Nord/La neve e i ghiacciai/scioglieranno nuove valli”. Unica strada è la coerenza “Gli ideali di sempre /mi cingono in una morsa/la coerenza dell’io frantuma ogni sogno”

Ci troviamo di fronte a una poesia polifonica e dialogica. Come Ungaretti, Montale, Saba e Quasimodo “nella sua poesia – per riprendere le parole di Di Napoli – Cresta conferma la centralità di un io lirico solitario che non sempre riesce a dialogare con il mondo che lo circonda e lo fa valorizzando forme metriche aperte, tendenzialmente  discorsive, poco regolari, a volte persino irregolari ma quasi sempre capaci di assecondare in modo sciolto i sentimenti e le idee del soggetto poetico”

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