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L’assenza di una classe dirigente che sia riferimento della politica del fare si evince da quanto sta accadendo con le cosiddette aree vaste. E’ tale e tanta la confusione che ogni comunità tenta di aggregarsi secondo la propria convenienza e non in base ad un organico disegno territoriale. A macroaree, infatti, si contrappongono micro aggregazioni di Comuni che non sempre rispondono ad una logica omogenea. In realtà l’idea del territorio comprensoriale non è nuova: essa nasce sul finire degli anni Settanta avendo come riferimento i patti territoriali. Nel tempo quel disegno si è snaturato, a volte sovrapponendosi o finanche contrapponendosi. Un caso è stato il moltiplicarsi di livelli istituzionali tra comunità montane, distretti scolastici e così via. L’assenza di una classe dirigente che sia riferimento della politica del fare si evince da quanto sta accadendo con le cosiddette aree vaste. E’ tale e tanta la confusione che ogni comunità tenta di aggregarsi secondo la propria convenienza e non in base ad un organico disegno territoriale. A macroaree, infatti, si contrappongono micro aggregazioni di Comuni che non sempre rispondono ad una logica omogenea. In realtà l’idea del territorio comprensoriale non è nuova: essa nasce sul finire degli anni Settanta avendo come riferimento i patti territoriali. Nel tempo quel disegno si è snaturato, a volte sovrapponendosi o finanche contrapponendosi. Un caso è stato il moltiplicarsi di livelli istituzionali tra comunità montane, distretti scolastici e così via. L’assenza di una classe dirigente che sia riferimento della politica del fare si evince da quanto sta accadendo con le cosiddette aree vaste. E’ tale e tanta la confusione che ogni comunità tenta di aggregarsi secondo la propria convenienza e non in base ad un organico disegno territoriale. A macroaree, infatti, si contrappongono micro aggregazioni di Comuni che non sempre rispondono ad una logica omogenea. In realtà l’idea del territorio comprensoriale non è nuova: essa nasce sul finire degli anni Settanta avendo come riferimento i patti territoriali. Nel tempo quel disegno si è snaturato, a volte sovrapponendosi o finanche contrapponendosi. Un caso è stato il moltiplicarsi di livelli istituzionali tra comunità montane, distretti scolastici e così via. A volte i compiti assegnati ad una istituzione non sono diversi da quelli che riguardano un’altra istituzione. Con un conseguente spreco di risorse che non può essere sottaciuto. Perchè tutto questo? Di chi sono le responsabilità? E quali, e quanti, danni produce questa logica sfilacciata? Ad esempio l’esperimento che si sta consolidando con il Progetto pilota in alta Irpina, voluto dall’ex ministro per la coesione sociale barca, si chiude in se stesso, come sembra, o allarga lo sguardo all’intero territorio provinciale? Quali sono le sinergie e come esso dialoga con l’area vasta di Avellino e dell’hinterland, con quella del Vallo di Lauro o della Valle caudina? Così si rischia di dar vita ad un livello istituzionale che superando la logica del campanile lo ripropone in maniera più ampia. Ovviamente ciascuno è impegnato a guardare la propria area, tanto che ad oggi non c’è stata una sola riflessione fatta sulla necessità di organizzare complessivamente lo sviluppo provinciale, semmai integrando le singole vocazioni territoriali. Certo, questa riflessione non può riguardare i singoli amministratori che sono, quasi sempre, orientati a proteggere il proprio confine, ma deve riguardare la politica e i partiti che le danno vita. E’ evidente riportare tutto ad una sintesi che rispettando vocazioni e risorse può organicamente dare un’idea di ciò che sarà l’Irpinia del domani. Come pure bisogna evitare che queste nuove opportunità territoriali non creino gli spazi solo per fini elettorali. Questa insidia, in realtà, già è presente in alcune ambizioni che coniugano un’area vasta tra Irpinia e Sannio. Sarebbe auspicabile che le forze politiche, ciascuna con la propria responsabilità, avviassero questo confronto, senza attardarsi, come finora è purtroppo avvenuto, sulle mediocri lotte intestine che mortificano il pensiero e fanno emergere spesso la mediocrità. Misurarsi su una sfida dai contenuti alti è anche un modo per far risorgere la voglia di politica e avvicinare i giovani ai territori.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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