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A confrontarsi a “Le due culture” Galli Della Loggia e Aldo Schiavone

E’ una riflessione a tutto campo che parte dalle nuove sfide legate all’uguaglianza e al progresso quella che consegna la XII edizione del meeting “Le due culture” dedicata a “Il futuro interrotto: l’umanità dopo il Covid”, promosso da Biogem. E’ lo storico Ernesto Galli Della Loggia , incalzato dalle domande di Carmen Lasorella, sottolineare come “L’impatto di quest’epidemia sarà strettamente collegato alla sua durata e alla scoperta o meno del vaccino. Non sappiamo se il futuro sarà quello che immaginavamo prima del Covid. Quel che è certo è che sono cambiate le nostre concezioni legate a spazialità e territorialità. Il modo in cui abbiamo vissuto il lockdown è stato determinato anche dalle dimensioni delle nostre abitazioni. Ci siamo trovate di fronte ad una crisi profonda dell’urbanesimo, le grandi città sono oggi viste come un pericolo mentre le periferie, i territori che sembravano condannati alla marginalità hanno l’occasione di riacquistare una centralità culturale. Al tempo stesso stiamo assistendo ad una riscoperta della dimensione nazionale, ad una più forte coesione nazionale. E’ un bene, ad esempio, che in Italia ci siano fabbriche che producono mascherine”. Replica ai tanti che hanno accusato il governo “Non mi è sembrato giusto metterlo sotto accusa, l’impressione è che di fronte ad un evento inaspettato ce la siamo cavati abbastanza bene. Tante le critiche anche sulla scuola ma mai nessuno che proponesse un’alternativa”. E’, poi, Aldo Schiavone a spiegare come “nel giro di pochi mesi ci siamo trovati di fronte a tante novità ma sono convinto che le cose permanenti saranno di gran lunga inferiori a quelle effimere. Il dato principale è stato la medicalizzazione del fenomeno con un costante scambio di informazioni che ha avvolto il pianeta. Mai nella storia dell’umanità si era visto niente di simile. L’elemento nuovo non è stata l’epidemia ma la nostra risposta, la massa di informazioni che hanno accompagnato questo fenomeno. E’ evidente che la soglia di allarme sulla vita dell’umano è aumentato, in passato i morti si sono contati solo a posteriori, chi moriva in Asia o in India aveva poca importanza, la soglia di attenzione alle singole vite umane è aumentata profondamente”. Schiavone pone l’accento sulla globalizzazione delle vite oltre che delle merci. “Siamo sempre stati abituati a pensare alla globalizzazione come un fatto che riguardasse solo i mercati ma ci siamo resi conto in maniera fulminea che le nostre vite dipendono da connessioni globali che sono al di là del nostro controllo. Le nostre vite sono planetariamente connesse. E’ questa una grande lezione”. Chiarisce come “Cominciamo a sentire il bisogno che su singoli pezzi della nostra vita ci siano forme di governo mondiale, che la globalizzazione e il controllo non riguardi solo il mercato ma la consistenza delle nostre vite. Dobbiamo cominciare a lavorare in questa direzione, la profezia diventa storia, la speranza è che le contraddizioni aperte dalla pandemia possano disegnare nuovi scenari”. Galli Della Loggia sottolinea come “pur di sopravvivere l’umanità è disposta ad accettare qualsiasi limitazione ma, vivendo in una società democratica, vogliamo capire le ragioni di queste limitazioni”. Spiega come “non mi sembra che si avverta l’esigenza di un governo mondiale, mi sembra che la tendenza si piuttosto verso la frantumazione. I paesi che detengono il potere mondiale tendono ad agire per conto loro”. E’ infine Schiavone a spiegare come già esistano forme di governo mondiale nascoste “Penso alla finanza e all’economia, ai poteri sottratti alla democrazia, al controllo della tecnica che rischia di alimentare nuove forme di uguaglianza. Sarebbe importante trasferirle alla politica”. E quindi Della Loggia a chiarire come “diventa difficile tenere sotto controllo la tecnica in nome dell’etica. Pochi gli scienziati che si sono fermati davanti a scoperte che sembravano una negazione di diritti”. Ed è lo stesso presidente Biogem Ortensio Zecchino a porre l’accento sugli effetti negativo del depauparamento dei piccoli comuni.

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